Bando medici, 263 rispondono ma la Lomellina è in affanno
Vigevano. Medici di base e pediatri: in 263 hanno risposto al bando di Asst Pavia. Secondo l'ultima rilevazione, quella di dicembre 2025, dei 215 medici mancanti, 87 sono in Lomellina. Così, a febbraio, Asst aveva emesso i bandi per le graduatorie per l'assistenza primaria e la pediatria di libera scelta e ben 263 professionisti, cui si aggiungono i nomi inclusi nelle graduatorie regionali.
«Le assegnazioni saranno fatte velocemente – dice Alessandro Rubino, vicesegretario regionale della Federazione italiana medici di medicina generale –, penso per la fine di maggio, ma la complessità del problema rimarrà, soprattutto nelle aree carenti di medici di medicina generale, almeno per i prossimi tre anni, intendo fino al 2028/ 2029, quando andrà a scemare la curva dei pensionamenti di chi è entrato in professione 35 o 40 anni fa. Gli ambiti più problematici sono l'entroterra della Lomellina e la Comunità montana, caratterizzate da una popolazione dispersa, ovvero con una densità molto bassa e che quindi non agevola l'aggregazione dei medici. Sono aree nelle quali la popolazione è anche più anziana e con disturbi cronici».
L’attuale graduatoria di Asst comprende 81 disponibilità per l'attività a ciclo di scelta, ovvero medico di base, 301 per l'attività oraria (l’ex guardia medica) e 132 per la pediatria. I candidati hanno indicato le loro preferenze, ma ad oggi non è ancora possibile sapere in quanti hanno scelto la Lomellina,
In questo territorio gli ambiti vacanti, rispetto alla scorsa primavera, sono passati da 80 a 87, mentre a Vigevano da 25 a 26. Per quanto riguarda le carenze: nell’ambito di Mortara-Olevano mancano 9 medici, 4 in quello di Gambolò, 5 per ciascuno degli ambiti di Cassolnovo-Gravellona e Mede-Lomello, che a sua volta comprende altri cinque paesi dei dintorni, ovvero Dorno, Scaldasole, Pieve Albignola, Candia con altri sei Comuni limitrofi. Altri quattro posti vuoti risultano nell’ambito di Cilavegna, Gropello e Zinasco, e tre negli ambiti di Robbio, Sannazzaro, Tromello e Valle. Sono poi due i posti vuoti in quelli di Garlasco e Palestro.
«Esiste questa difficoltà ad aprire studi medici associati – prosegue Rubino - perché difficilmente in un comune di 800 o 1500 abitanti si potrà avere più di uno o due medici. Lì si è quasi obbligati ad aprire più di un ambulatorio, uno per ogni piccola realtà, ma questo significa che dedicherà a ogni singola realtà solo una, massimo due giornate». Cosa si può fare allora? «Sostanzialmente bisogna incentivare delle forme alternative – risponde il sindacalista -, creare degli incentivi per queste aree in modo che il medico abbia la possibilità di assumere, per esempio, l'infermiera di ambulatorio e il personale amministrativo. Così, per esempio, non ci sarà il problema del ritirare la ricetta, cosa che si può fare anche se non c'è il medico, oppure farsi misurare la pressione. Poi c’è anche il problema dell’attrezzatura: per ogni studio serviranno, per esempio, stampanti, toner e così via. È un investimento non da poco che, oggi come oggi, disincentiva a selezionare una di questa aree». E da chi dipende? « Regione Lombardia – conclude Rubino – dovrebbe pensare a una forma di contratto di incentivo affinché si aprano studi medici nelle aree periferiche».