Un anno senza Lorenzo
Gli occhi di Lorenzo Parelli si sono chiusi per sempre un anno fa. Un dolore infinito, uno strazio per i suoi familiari, per la scuola dove stava imparando un mestiere, per la sua comunità, per tutti. Una barra d’acciaio ha interrotto la sua esistenza mentre stava partecipando a uno stage.
Ricordate le cronache e i lunghi dibattiti? Tante le domande che animarono il confronto sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e in particolare – come in questo caso - i rapporti tra la scuola e il mondo produttivo.
Poche le risposte. Come spesso accade ci si parla addosso per giorni e poi tutto si trasferisce nel dimenticatoio.
La carta di Lorenzo
I genitori di Lorenzo non hanno voluto l’oblìo e, sfidando la retorica lacrimosa, hanno chiesto con forza di riportare l’attenzione sui ragazzi, sul loro futuro e sono riusciti a far convergere il loro proposito in un documento: la Carta di Lorenzo, presentata e sottoscritta durante un incontro pubblico. Regione, rappresentanti di aziende, sindacati, studenti, scuole hanno aderito al protocollo portando ciascuno il proprio punto di vista e le proprie reali esigenze.
La morte di Lorenzo non deve rimanere solo un simbolo. Deve invece trasformarsi nella principale ragione affinché si modifichi il sistema e si moltiplichi l’attenzione su questi argomenti che vengono dati troppo spesso per scontati. La sicurezza nei luoghi di lavoro è un dovere inderogabile, una responsabilità collettiva.
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Un obbligo verso i lavoratori che tutti i giorni devono essere messi nelle condizioni di operare in serenità. Ed è una condizione ancor più necessaria e urgente per proteggere i ragazzi che si preparano a diventare adulti in un mondo che ancora non conoscono. Come lo era Lorenzo: e questo glielo dobbiamo.
Chi era Lorenzo: il ricordo dei suoi genitori
Lorenzo aveva 18 anni, viveva a Morsano, frazione di Castions di Strada, era al suo ultimo giorno di stage in azienda e si apprestava a seguire in classe la didattica teorica.
Ma nello stabilimento della Burimec di Lauzacco (Pavia di Udine) una barra di acciaio ha interrotto la sua vita. L’addio a quel ragazzo dallo sguardo profondo e dal sorriso gentile è diventato un caso nazionale.
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Un anno dopo i genitori, Maria Elena Dentesano e Dino Parelli, con la figlia Valentina, rivivono quei drammatici momenti con dolore e amarezza, avrebbero preferito non consolare altri genitori straziati dalla perdita dei figli in contesti analoghi e per questo hanno deciso di avviare un percorso, che prenderà il via venerdì, a Udine, per promuovere la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro.
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«Viviamo questi giorni con sensazioni ed emozioni contrastanti, con tanto dolore e amarezza, anche con paura, perché la memoria di quei giorni si ripresenta in tutti i suoi aspetti. L’anniversario – raccontano la mamma e il papà di Lorenzo – per tutte le famiglie che hanno perso una persona cara è un momento di forte impatto».
L’aspetto che fa più male è «la mancanza di Lorenzo che sentiamo ogni giorno e in ogni momento. La mente non si adatta a questa nuova realtà, la subisce: 18 anni non sono una vita, sono un abbozzo di vita, un affacciarsi ad essa».
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L’inchiesta
L’inchiesta per omicidio colposo avviata dalla Procura di Udine sul caso è a un passo dalla chiusura delle indagini preliminari. Sul registro degli indagati, dopo i primi accertamenti, sono stati iscritti il legale rappresentante della Burimec, Pietro Schneider, 71 anni, insieme alla stessa azienda, per l’ipotesi della cosiddetta responsabilità amministrativa dell’ente, e l’operaio incaricato di sostituire il tutor e che fu il primo a soccorrere il ragazzo, Claudio Morandini, 58 anni, di Rive d’Arcano.
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Gli indagati sono difesi rispettivamente dall’avvocato Stefano Buonocore e dai colleghi Daniele Pezzetta e Alessandro Ventura. La perizia disposta dal pm Lucia Terzariol, titolare del fascicolo, per chiarire la dinamica dell’incidente è stata depositata alla fine dell’estate e ora non resta che tirare le fila sulle rispettive, presunte, responsabilità penali. La famiglia Parelli è assistita dall’avvocato Stefano Fruttarolo.