Caroline Ciavaldini, vi racconto cosa vuol dire essere una mamma climber
Quando sei una climber professionista e tuo marito fa il tuo stesso mestiere, il momento giusto per «concedersi» un figlio sembra non arrivare mai. Non è stato così per Caroline Ciavaldini e James Pearson, entrambi atleti del team The North Face, che con il loro figlio Arthur di due anni e mezzo continuano la loro vita di prima, a metà tra rischio e responsabilità.
Come si fa a conciliare una passione che mette costantemente a repentaglio la tua vita con il dovere di crescere un bimbo che ti guarda dalle pendici di una falesia verticale? La risposta sta nella prospettiva con cui si attraversa il viaggio chiamato vita. Se il tuo senso del rischio è naturalmente spostato un po’ più in là rispetto a quello percepito dalla media, e se essere felice ti permette di essere la migliore mamma del mondo, allora tutto è possibile e riempie di significato i tuoi occhi e quelli di tuo figlio che ti osserva.
«Quando ho conosciuto James, una delle prime cose che ci siamo chiesti è se volevamo avere dei figli. Per entrambi la risposta è stata subito sì ma non nell’immediato, ovviamente per me il limite era rappresentato dal tempo e dalla biologia. Ci siamo domandati se l’arrivo di un bambino avrebbe influenzato la nostra carriera professionale, ma adesso con Arthur posso dire che siamo più forti di prima. Per molti atleti può essere un problema, perché con la gravidanza perdi la tua migliore forma fisica e recuperarla del tutto è difficile, ma la mia passione per l’arrampicata non è determinata solo dal livello e non volevo rinunciare alla possibilità di avere un figlio per ancora solo quattro e cinque anni di carriera», racconta Caroline.
COM’È ESSERE UNA MAMMA CLIMBER
«Arthur lo portiamo ovunque, ci assicuriamo che lui stia bene e che la situazione non sia pericolosa. I bambini si adattano facilmente, basta educarli a questo. Prima abbiamo provato ad addormentarlo nella tenda appena fuori da casa e una volta pronto lo abbiamo portato nelle nostre esplorazioni. Ammetto di avere avuto la tentazione di mollare tutto, volevo essere perfetta per lui smettendo di essere me stessa, ma poi mi sono accorta che così non potevo essere una brava mamma. Dopo la gravidanza, avevo degli impegni di lavoro e questo mi ha spinta a ricominciare quasi subito. Alla fine ne ero felice e sentivo di trasmetterlo a mio figlio. I bambini percepiscono lo stato emotivo della mamma e chi lo ha provato lo sa. Molte neomamme si sacrificano e lasciano l’arrampicata, ma credo che sul lungo periodo questo non sia positivo per se stessi, bisogna mantenere intatta la propria identità».
New Life è il video documentario girato da The North Face in cui Caroline e James raccontano la loro esperienza di genitori, le difficili decisioni che hanno dovuto prendere, e le reazioni che hanno suscitato. Essere genitori è la sfida più impegnativa della vita per moltissime persone ma spesso, nel mondo outdoor, viene vista come un ostacolo, soprattutto per le madri. La testimonianza di Caroline e James è il primo passo per cambiare questa mentalità. Del resto a un alpinista uomo non si sconsiglierebbe di intraprendere imprese impossibili solo perché è padre.
NUOVA VITA
«È stata una battaglia, c’è voluta pazienza, ma sono tornata alla vita di prima. Arthur ovviamente ci ha cambiato, siamo molto più pazienti e apprezziamo le cose semplici attraverso i suoi occhi. Ci ha fatto indossare delle lenti rosa per guardare il mondo, ricordandoci la sostanza della meraviglia e dello stupore. Oggi arrampicare per noi significa un differente punto di vista con cui esplorare la bellezza della natura».
Nel 2020 Caroline, James e Arhur sono partiti alla volta del Tigray in Africa per scalare l’Excalibur. Un’esperienza adrenalinica che li ha anche messi in contatto con la popolazione locale, perché se c’è una cosa che il sorriso di un bambino riesce a fare è unire.
«La società moderna tende a minimizzare il rischio. Ma in realtà esiste anche quando guidi una macchina per andare in ufficio. Solo che questa è la normalità e quindi non viene percepita come pericolosa. Il rischio incluso nell’arrampicata, invece, non è normalizzato. Per me si tratta di un rischio calcolato alla perfezione, in cui esiste solo la variabile dell’errore. Credo fermamente che se ti prendi più rischi di quelli che la società ti impone, puoi vivere una vita a un livello più alto. Spesso le persone si autolimitano, ma prima di una vita lunga c’è una vita felice. Devi fidarti di te stesso così come di tuo figlio, lasciarlo fare e sperimentare per permettergli di costruire la sua consapevolezza sul mondo».
Caroline non si sente una mamma spericolata, tutto quello che fa è pensato e controllato «ma quando senti il bisogno di provare sensazioni forti nella vita, ci sono chiamate cui non puoi dire di no».