Francesco Guccini. Non solo genio della musica, ma faro della letteratura
La prima volta che Francesco Guccini decide di cimentarsi come scrittore è stata nel 1989, ventidue anni dopo la pubblicazione del suo primo album. Il libro era Cròniche epafàniche, un romanzo che, pur non essendo un’autobiografia, riesce a mettere il lettore in contatto con uno dei luoghi più cari della vita del cantautore modenese, cuore pulsante di molte delle canzoni più famose della sua carriera: l’Appennino Pavanese. In uno stile che i critici dell’epoca definiscono molto simile a quello di Gadda, una lingua impregnata di termini dialettali che si avvicina quanto più possibile alla forma parlata, Guccini, da «burattinaio delle parole», diventa best-sellerista affermato, narratore bramoso di indagare tutte le forme comunicative in grado di descrivere i sapori, le sensazioni e i profumi di una vita vissuta tra il mistero e l’angoscia, tra l’ombra della morte e la protezione della provincia.
Non è un caso, dopotutto, che Guccini abbia scelto di inaugurare la sua prolifica carriera di scrittore parlando di sé stesso e della sua vita, partendo dall’infanzia in Pàvana, luogo ameno che rappresenta il nido perfetto, caldo e accogliente, fino ad arrivare all’adolescenza che dirompe in tutta la sua brutalità in Vacca d’un cane, il secondo romanzo nel quale racconta del trasferimento a Modena e dell’approccio con un microcosmo molto lontano da quello in cui era cresciuto da bambino. A Modena, infatti, i compagni parlano un dialetto diverso, i padri indossano il cappotto e la nebbia si posa sui tetti come una lama contundente: scenario opprimente e per certi versi angosciante che svanirà come per magia grazie dall’esplosione di vitalità bolognese al centro di Cittanòva Blues, il libro che chiude la trilogia dall’eco autobiografica di Guccini permettendogli di indagare nuovi generi pur restando fedele a molte costanti del suo immaginario, dalle osterie ai boschi imperscrutabili, dai borghi antichi alle tradizioni da onorare.
LEGGI ANCHE
Cesare Cremonini è il direttore artistico del nuovo numero di Vanity FairOltre alla parentesi nella saggistica, grazie alla complicità di Loriano Macchiavelli, Francesco Guccini crea uno dei personaggi più riusciti del noir italiano: il maresciallo Benedetto Santovito, protagonista di diversi romanzi più che riusciti, da Macaroni a Un disco dei Platters, da Lo spirito e altri briganti a Tango e gli altri. Tutti gialli con più di un mistero da risolvere, tutte storie che curano i dettagli non solo dell’intreccio, ma anche della cornice, la cornice che per Guccini continua a rappresentare la Natura padrona e la Natura sacra, la forza rassicurante e l’ombra di quello che non si conosce mai fino in fondo. Sempre con Macchiavelli, Guccini mette a punto un altro personaggio che anima la sua produzione letteraria, quello dell’ispettore della Forestale Marco Gherardini, detto Poiana, protagonista di tre gialli, Malastagione, La pioggia fa sul serio e Tempo da Elfi, l’ultimo libro firmato dal cantautore e datato 2017. Con la speranza che l’ispirazione del Maestro ci porti per mano verso nuove storie e nuove avventure.