Fare il prossimo vaccino per l’influenza potrebbe proteggere dal Covid-19
C’è una recente scoperta in campo scientifico che può rappresentare un’interessante novità in termini di prevenzione da Covid-19. Diversamente da quanto sostenuto dagli esperti agli esordi dell’epidemia da Coronavirus in Italia, e cioè che l’aver fatto il vaccino antinfluenzale non avrebbe rappresentato un’arma protettiva in più contro l’infezione da Coronavirus, un nuovo studio pubblicato in questi giorni sulla rivista scientifica The Lancet sembrerebbe al contrario dimostrare un’azione positiva del vaccino antinfluenzale nella difesa da SARS-CoV-2.
In un esperimento condotto in vitro, i ricercatori hanno infettato alcuni tessuti umani con i virus della SARS e della MERS, con il virus influenzale aviario ad alta patogenicità H5N1 e con quello influenzale pandemico del 2009 – H1N1pdm-2009, osservando in seguito – in particolare dopo l’infezione con i virus dell’influenza – un accrescimento all’interno delle cellule epiteliali alveolari dei recettori ACE2, ovvero quelli che permettono alla Proteina Spike del coronavirus (rappresentata da quella sorta di “chiodi” che si notano nelle illustrazioni) di penetrare all’interno delle cellule umane.
COSA NE HANNO DEDOTTO I RICERCATORI
Se ne deduce che livelli elevati di proteine ACE2 nelle vie aeree, generati da alcuni ceppi di influenza, possono rendere più semplice l’accesso al virus e lo sviluppo dell’infezione da Covid-19. L’articolo del Lancet spiega che questi risultati forniscono importanti spunti sulla trasmissibilità e sulla patogenesi dell’infezione da SARS-CoV-2 e sulle differenze con altri patogeni respiratori. Lo studio compiuto, inoltre, è un primo passo verso un ulteriore approfondimento del ruolo e dell’espressione della proteina ACE2 durante l’infezione influenzale e delle sue implicazioni riguardo allo sviluppo e alla gravità dell’infezione da SARS-CoV-2.
COSA SIGNIFICA IN TERMINI DI PREVENZIONE
Effettuare la vaccinazione contro l’influenza stagionale per il prossimo autunno-inverno potrebbe pertanto rivelarsi molto importante, anche nell’ottica di una convivenza con il Covid-19. Ciò permetterà non soltanto di distinguere tra le due infezioni virali, ma anche di evitare che – a fronte della conferma derivante da ulteriori studi – i virus influenzali possano agevolare l’accesso polmonare al Coronavirus.