Barbara Alberti a «Verissimo»: «Per essere buoni, bisogna essere geniali»
Barbara Alberti ha abbandonato il Grande Fratello Vip, ma delle ragioni che l’hanno portata a prendere una tale decisione non ha fatto un gran parlare. Ospite a Verissimo di Silvia Toffanin, si è limitata a poche, e semplici, considerazioni. «Credevo che la nomination non sarebbe mai stata un problema. C’è stata gente talmente ignobile nello show che credevo sarebbe stato un piacere sparare nel mucchio. Invece, quest’anno, hanno messo in piedi un cast incantevole. È un meccanismo perverso: prima si diventa amici, ci si racconta le storie. Poi, sul finire della settimana, ci si deve sparare addosso», ha spiegato la scrittrice, cui la Toffanin ha chiesto di distogliere lo sguardo dalle dinamiche del reality per abbracciare, ancora una volta, la propria vita straordinaria.
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«Gf Vip 4»: Barbara Alberti abbandona: «Non reggo emotivamente questo gioco»Barbara Alberti si è lanciata nel racconto degli anni che sono stati, incantando il pubblico con parole e pensieri. «Si dice che le donne si innamorino dei mascalzoni, ma è una leggenda. Il mascalzone fa tre cose: tradisce, mente, tradisce. Nella cultura, il buono pare scemo, ma il buono è geniale. Il buono, per essere buono, deve essere molto forte: si inventa la vita ogni giorno», ha detto la scrittrice, raccontando il proprio amore per Amedeo Pagani.
https://twitter.com/giadacristina/status/1228730472420827136«La coppia era finita, ci siamo separati. Oggi, però, viviamo ancora insieme. Non abbiamo quella complicità appiccicaticcia che c’è tra gli ex, costretti a dirsi tutto, manteniamo le distanze», ha spiegato la scrittrice, per poi chiarire la propria posizione sulla chirurgia estetica. «Non sono mica una talebana: io stessa mi sono tolta un complesso, perché un complesso è occupazione abusiva del suolo mentale ed è giusto liberarsene. Solo, non trovo giusto l’esistenza di un ricatto, in nome del quale sembra che alle donne non sia concesso invecchiare», ha detto, «Io, fosse per me, vorrei essere liscia come una padella, vorrei avere sedici anni. Non è che sia contenta di essere vecchia, ma queste soluzioni sono temporanee: passano due anni e fai schifo più di prima». Arriverà un giorno, però, in cui le cellule staminali saranno cosa reale. «Allora sarà giovane il fegato, sarà giovane il pancreas. Saremo tutti giovani, ma per davvero», ha riso la Alberti, che delle proprie rughe, dei capelli brizzolati ha fatto un segno identitario.