«Simulation Theory»: ecco il concerto sci-fi dei Muse a Milano
Un concerto psichedelico, un trionfo di luci LED, grafiche 3D, un palco colossale ispirato, forse, alla nave Klingon di Star Trek. E poi tanti ballerini «spaziali», occhialoni luminescenti e laser, con tanto di gigantesco scheletro robot che irrompe a un certo punto sulla scena, ricordando l’«Eddie on stage» degli Iron Maiden.
È stato un concerto bello, molto bello da vedere, quello dei Muse a Milano, a San Siro per la prima data italiana del loro Simulation Theory World Tour. Dopo le prime tappe in Europa e nel Regno Unito, la band inglese capitanata da Matthew Bellamy, 41 anni appena compiuti (ed ex di Kate Hudson) è approdata – o per meglio dire «atterrata» – in Italia per tre attesissimi eventi dal vivo: il 12 e 13 luglio allo stadio San Siro di Milano, e sabato 20 allo stadio Olimpico di Roma.
Il concerto è stato bello, molto bello da vedere, un po’ meno da «sentire», però. La voce del cantante Bellamy, infatti, venerdì sera è rimasta schiacciata per quasi tutto il tempo da batteria e strumenti, a causa dello scarso volume del microfono. Senza esplodere mai. O meglio: è esplosa, ma solo alla fine, sulle note di Knights of Cydonia; il volume si è rialzato e il brano è stato travolgente. Peccato solo che fosse l’ultimo.
Nonostante il limite tecnico, però, notevoli sono state la carica e l’energia per tutta la durata del live, nello stadio e sul palco. Il frontman, sebbene di poche parole, si è comunque concesso molto al (suo) pubblico, comunicando e interagendo di cuore: ha raccolto tutti i bigliettini che gli arrivavano sul palco (leggendoli anche), è sceso a stringere mani e a farsi abbracciare dai fan.
Del resto, si sa, i Muse dal vivo sono una bomba, e questo loro lo definiscono addirittura «il nostro migliore concerto fatto finora», in oltre vent’anni di carriera. L’impianto scenico è maestoso, la scaletta ricca e varia, i suoni di chitarra pieni di effetti e distorsioni tanto cari a Bellamy, che li crea con i fedelissimi kaoss pad e fuzz factory. Il ritmo insomma c’è, il divertimento pure: dalla prima traccia Algorithm all’ultima Knights of Cydonia, appunto, e passando per le celebri (e amatissime) Uprising, Madness, Times Is Running Out. E anche per la più recente Propaganda, riproposta sullo schermo con le grafiche giapponesi.
Preludio dell’attesa sulle note del theme di Stranger Things: cosa volere di più? Ah, sì, un po’ di volume. Basterebbe poco.