Pitti Uomo 96: Givenchy, Marco De Vincenzo e la parata di volti noti
Ma cominciamo dalla fine. Perché l’evento clou del mercoledì appena vissuto in quel di Firenze, ma forse di tutta questa 96esima e ricchissima edizione di Pitti Immagine Uomo, è certamente stato quello firmato Givenchy, che ha chiuso la giornata, all’ora del tramonto fiesolano, negli incantevoli giardini all’italiana di Villa Palmieri, là dove Boccaccio ambientò alcune delle novelle del suo Decameron, aperta per la prima volta a un evento pubblico.
Clare Waight Keller, anima creativa della griffe francese guest designer di questo Pitti, ma a questo punto soprattutto stilista di riferimento dell’arcinota e arcielegante Meghan Markle, ha mandato in passerella (ma quale passerella, un percorso a ostacoli fatto di ghiaia sconnessa e ripide e scivolose salite per le carrozze) la sua idea di moda maschile per la primavera 2020.
Ha permesso ai modelli di non ruzzolare rovinosamente a terra l’esito della nuovissima collaborazione della maison svelata proprio in questa occasione, realizzata con Onitsuka Tiger: per la prima volta Givenchy lavora con un brand di sneaker (e per la prima volta il brand giapponese, viceversa, collabora con una luxury fashion house) per dare vita a scarpe all-white o black che faranno la gioia dei fashionisti più sportivi. O wannabe sportivi.
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La sfilata di Salvatore Ferragamo ma non solo: il meglio della prima giornata di Pitti Uomo 96La giornata, invece, si è aperta con un debutto in grandissimo stile: nel Tepidarium del Roster del Giardino dell’Orticultura (tepidarium mica tanto, che il termometro ha toccato vette di temperature equatoriali) ha dimostrato ancora una volta, l’ennesima, tutto il suo originale talento Marco De Vincenzo, in quella che, a tutti gli effetti (dopo qualche timida incursione qua e là) è la sua prima prova nel menswear.
Un esordio superato a pienissimi voti quello del protagonista dell’Italics Special Event: anche per i maschietti, lo stilista di origini siciliani non rinuncia alla contaminazione di sartorialità e dissacrazione, di eleganza e divertimento, in una serie di outfit ora arditi, ora leggeri, sempre liberi. Un primo passo più che riuscito, degna celebrazione dei primi 10 anni del brand. Una collezione che fa PUM!, proprio come il suo titolo, che scoppia fragorosamente per rimanere nei cuori e negli occhi di chi l’ha ammirata.
Non ha sfilato, ma è riuscita a far comunque parlare (e molto bene) di sé, la storica maison fiorentina Pucci: tutto merito del nuovissimo libro, presentato con un suggestivo evento a palazzo Pucci, dal titolo Unexpected Pucci, edito da Rizzoli New York e curato da Laudomia Pucci, e che riesce a raccontare il variegato (e sempre coloratissimo) universo della riconoscibilie griffe, oltre la moda, in tutti i più importanti progetti di interior design firmati Pucci, dalla fondazione a oggi.
I PERSONAGGI
Più nutrita che mai, in questa seconda giornata di manifestazione, la schiera di volti noti che hanno arricchito con la loro presenza, catalizzando l’attenzione dei fotografi, i vari stand. Tutti ben disposti a raccontarsi e a raccontarci la loro relazione con i social media (quale altro tema di indagine per questa edizione di Pitti consacrata a Instagram?). Tutti tranne Francesco Monte (che non rilascia dichiarazioni) e Giulia Salemi (che non parla della propria vita sentimentale). La loro recente rottura, insomma, al momento li ha, evidentemente, resi un tantino schivi.
STEFANO DE MARTINO DA GAZZARRINI
Come si trova in mezzo alla gente, in occasioni come questa?
«In un’era così social è bello poter interagire con le persone, ed è anche un motivo per cui ho scelto questo mestiere».
Come vive i social?
«Bene. Ho imparato negli anni a trovare la mia misura. Condivido il giusto, e passo più tempo a guardare tante cose diverse, come fotografi e artisti. Ho trovato il modo di cibarmi di ciò che di utile passa attraverso Instagram: è cibo per gli occhi che va selezionato bene».
É il vero Stefano De Martino quello che si vede su Instagram?
«Sì, assolutamente. Condivido più il mio punto di vista rispetto alle mie foto».
Lei e Belen siete entrambi molto esposti.
«Abbiamo capito che bisogna fare tutto in maniera spontanea, per non sbagliare. Non bisogna cercare di lavorarci troppo su. Siamo una coppia come tante, e come tale ci capita anche di condividere qualche momento sui social».
Quale caratteristica di una persona le fa scattare quel click che suscita la voglia di approfondire una conoscenza?
«Amo le persone originali e con delle passioni. E creative».
Ma quindi, la sua famiglia si sta per allargare?
«Le famiglie si allargano sempre. Speriamo…».
LAURA CHIATTI DA F**K
Recentemente è stata proprio sulla cover di Vanity Fair. Cosa è successo dopo l’intervista?
«È stata apprezzata la mia genuinità, una mia caratteristica che ritengo un pregio. Spesso i giornalisti non riportano esattamente quello che pensi, ma questa volta sì. E ne sono molto felice perché credo sia importante che chi mi segue possa apprezzare la persona oltre lo schermo».
Qui a Pitti si parla molto di social. Lei che lotta contro gli hater qui hai modo di vedere l’amore del pubblico. Che effetto le fa essere qua in mezzo a così tanta gente?
«È un po’ destabilizzante, ma sono un tipo da bosco e da riviera: sto bene con i bambini a fare la mamma, ma anche in mezzo a tutto questo caos. Ogni tanto ci vuole».
Sembra che il pubblico le voglia bene.
«Ma sì! Dicono che sia la più odiata dei social, quando invece sono solo la più schietta. Sono una persona molto dolce e sensibile, ma non sopporto la maleducazione e chi ti offende nascondendosi dietro uno smartphone. Quando sembro una cafona è perché scendo ai livelli di chi mi scrive certi commenti».
La sua schiettezza ha origini umbre?
«Sì, deriva dal fatto di essere un po’ bucolici, diciamo. Ma alla fine credo anche sia una componente caratteriale: mio marito (Marco Bocci ndr) non è come me, eppure è umbro anche lui. Io sono sempre così, senza filtri. A casa mia o sui social per me non cambia nulla. Chi mi ama mi segue. E se no… ciao!».
GIULIA SALEMI DA GAËLLE PARIS
Da nativa digitale, come si vive con i social network a disposizione praticamente da sempre?
«A me viene tutto molto naturale. Non sono solo uno strumento lavorativo, ma un modo di comunicare, di interagire con i miei follower, di veicolare i miei messaggi. Siamo una community».
Come gestisce tutta questa energia che arriva dal suo pubblico?
«Io prendo e do. Chi mi segue dice che trasmetto solarità. Il loro amore mi carica e mi sprona ad andare avanti».
I social tanto danno e tanto tolgono…
«Mi sto impegnando per combattere le forme di cyberbullismo. I social sono un’opportunità: per quale motivo usarli per attaccare gratuitamente persone vere come me? Dietro le apparenze c’è una ragazza normale di 26 anni che a volte è felice e a volte è triste. Ho una vita normalissima e vorrei essere trattata come tale».
Cosa deve avere una persona per catturare la tua attenzione. Cosa fa scattare il click?
«Penso che tutti quanti abbiano qualcosa da insegnarci. Adoro le persone che hanno un approccio positivo alla vita e che sanno travolgermi in questa ondata di energia».
Come si vede tra venti anni?
«Tra vent’anni non lo so, ma mi piacerebbe arrivare a condurre un programma tutto mio utilizzando la mia comunicazione molto immediata e diretta. Ecco, questo è il mio sogno».
GUÈ PEQUENO DA PYREX
Che rapporto ha con i social?
«Di questi tempi quello con Instagram è un rapporto obbligatorio. È uno strumento col quale, nel bene e nel male, che fa il mio mestiere si deve misurare».
Quello che si vede nelle stories è il vero Cosimo?
«Io sono uno dei pochi personaggi pubblici che usa i social in modo davvero ultrasincero. Sono così, non ho mai costruito nulla per i social. Quello che si vede è tutto spontaneo. Vengo da un’altra scuola, da un tempo in cui i social non c’erano. Ora il leitmotiv è mostrare quello che non si è, mentre io cerco di essere ironico: sembro ostentare, ma in realtà la prendo sul ridere».
Gaffe comprese? Come quella dell’estate scorsa? Ci hai insegnato che bisogna fare molta attenzione su Instagram quando si è in bagno…
«Eh, quello… tutti si fanno le pippe su Instagram. Alla fine sono stato un maestro, c’è stato anche il risvolto educativo, no?».
Nelle relazioni, di qualsiasi tipo, quando sente che qualcuno le fa scattare il click?
«Sono cresciuto con un sacco di persone differenti, mi trovo a mio agio con tutti. Preferisco, però, le persone più autentiche, come me».
Sembra esserci una bella alchimia con Gigi D’Alessio…
«Gigi D’Alessio è Dio!».
DREFGOLD DA PYREX
A quanti anni ha preso il primo smartphone in mano?
«Io non sono nativo digitale, sono digitalissimo! Le prime canzoni me le registravo da solo: bastava scaricare un programma e comprarsi un microfono. Sui social mi piace essere divertente, è un momento in cui stacchi. Mi piace interagire anche per spingere la mia musica. Ma spesso mi piace anche postare qualcosa per mostrare anche me come personaggio. Magari alcuni diventano tuoi fan non solo per la musica, ma anche per questo lato scanzonato. E, comunque, sono sempre io, faccio sempre quello che mi pare».
Che rapporto ha con i suoi follower?
«Mi danno una carica continua, mi aiutano a non farmi prendere dalle correnti del momento e fare quello che voglio fare meglio degli altri».
Chiarisca per i più anziani: fa rap o trap?
«È una differenza che non esiste. Io faccio rap, la trap in sé non esiste ma è una declinazione del rap, cambiano solo dei suoni… Questa è un’etichetta che viene messa solo in Italia».
Cosa la incuriosisce di una persona?
«È semplice: mi piace ritrovarmici. Quando mi accorgo che qualcuno ha riflettuto su qualcosa sui cui ho pensato anch’io, capisco che mi piace, ed è fatta per me. Amici o fidanzata che siano».
BOBO VIERI DA Y-E-S Your Everyday Superhero
Su Instagram è un vero campione.
«Io mi diverto molto. Per me è tutto un gioco, anche quando è lavoro. Il mondo sta andando in questa direzione. Chi lo capisce bene, chi non lo fa rimane indietro».
Si diverte… ma fa anche molto divertire.
«Io sono sempre stato così, anche quando giocavo ma non avevamo questi mezzi. Mi dicevano che non sorridevo mai solo che non mi conoscevano. Adesso lo sanno tutti, perché sono sempre lì col telefonino a fare stories».
La gente ha capito come è davvero?
«Direi di sì, anche se poi mi interessa che lo sappiano i miei amici. Sono come sono, ho un carattere particolare come tutti, ma mi piace stare bene».
C’è la fila di fan che vogliono fare una foto con lei. Come si sente? Per loro è una sorta di monumento.
«Ho fatto il calciatore e in Italia è lo sport più amato ed è per questo che tanti mi vogliono bene. Gente della mia generazione, ma anche tanti ragazzi giovani che mi hanno conosciuto attraverso i social».
Cosa vuole comunicare a questi ragazzi?
«Che bisogna essere felici. Lo so che non è facile, perché ognuno ha i suoi problemi. Bisogna sempre guardare il lato positivo. Io l’ho fatto fin da bambino: quando sei positivo le cose arrivano. Credo molto in questa energia».
E questo nuovo Vieri papà com’è?
«Essere genitore è la cosa più bella del mondo. Quando l’infermiera in sala parto mi ha detto «ecco la tua bambina», lì tra pianti e lacrime ho capito cosa vuol dire avere tra le mani la gioia più grande della mia vita. Tutto quello che avevo fatto fino a quel momento non era niente rispetto a questo. Io sono pazzo, sono follemente innamorato di lei. È una grande responsabilità, non è facile. L’importante è dare tutto l’amore che serve. Nella mia vita ho fatto tutto quello che dovevo fare: mi sono divertito, ho fatto tutto passo per passo, ho messo su famiglia, mi sono sposato, con Costanza sto bene. Continuiamo così, a vivere tutto in maniera positiva».
(Le interviste sono a cura di Giorgia Olivieri)