Stash: «Pensare Male racconta che perdo anch’io»
Al telefono, la voce di Stash arriva quasi imbarazzata. «Detesto sentirmi un figo», ammette, cercando di spiegare come la fama ne abbia cambiato le relazioni. «Fama, per carità. Non sono mica Michael Jackson», dice, rivolto a se stesso più che alla persona seduta all’altro capo della cornetta. «Ho bisogno di stare con i piedi per terra», nonostante la «promozione» a professore di Amici, nonostante il tour nei club in partenza da Torino il 4 aprile. Nonostante una carriera musicale che, alla soglia dei trent’anni, è mutata.
Stash, insieme ai The Kolors ed Elodie, «una scelta mirata», ha voluto mettersi a nudo. E dall’urgenza di sincerità, avvertita in una notte come tante e guarita attraverso le corde di una chitarra, ha scritto Pensare Male. Il brano, «storia di un amore cui le malelingue impediscono di sbocciare», è in rotazione radiofonica da venerdì 15 marzo. Ed è uno spartiacque: un punto di demarcazione tra i The Kolors di ieri e i The Kolors di oggi. O tra i The Kolors di ieri e quelli di ieri l’altro. Ché, spiega Stash, «dal punto di vista musicale, abbiamo deciso di prendere una direzione che era la nostra prima di Amici, la nostra prima di affacciarci al pop».
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«È nato dalla voglia di raccontarmi completamente, di raccontare quel che una buona fetta di persone che vive l’underground percepisce. Io, che pur sto anche in tv, vivo molto la scena underground, questo ambiente in cui tra i 25 e i 35 anni si ha da fare i conti con i risultati ottenuti, buoni e meno buoni».
C’è solo Stash nel singolo?
«C’è soprattutto Stash. Certo, ho voluto considerare anche chi potesse ritrovarsi nella canzone. Ma, questa volta, non ho cercato la hit. Anche dal punto di vista musicale, ci siamo allontanati dal mainstream. Insieme ai Daddy’s Groove, che hanno prodotto il brano, abbiamo ritrovato le sonorità del French Touch».
Questa musica più autentica e introspettiva è parte di un disegno più ampio? Di un album o di un progetto preciso?
«Non saprei, Non c’è una strategia vera e propria, o, per lo meno, non c’è ancora (ride, ndr). Io non sono un grande fan delle strategie. Pensare Male, però, è l’inizio di un nuovo capitolo. Un capitolo necessario, perché si cresce, si va avanti. Si superano i trenta, quest’anno».
E la cosa le mette ansia?
«No, assolutamente, anzi. Mi fa piacere riuscire a crescere continuando a fare il mio lavoro. In questo momento, coltivo il sogno di poter vivere sempre di musica, non dovendo più portare curriculum porta a porta. Solo, sento forte la necessità di mettere più verità nei miei racconti, di tirare fuori le sensazioni che provo. Cosa, questa, che non vuol dire abbandonerò mai il pop».
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Stash dei The Kolors picchiato per aver difeso una ragazza: «Le donne non si toccano»Il pubblico underground, di solito, è molto esigente. Come si conciliano la sua anima pop e quella indie?
«Non trovo ci sia una conciliazione, perché non trovo ci sia una duplicità. Quel che vivo nell’underground è quel che cerco di portare ad Amici. A cambiare è stata la percezione altrui».
Cioè?
«Prima di Amici, quando bussavo alla porta di una casa discografica, mi sentivo rispondere che il brano proposto non era abbastanza pop. Sei mesi dopo lo show, quel brano era lo spot della Vodafone. È paradossale, sa, ma spesso si è figli di una moda nonostante si professi di non seguire alcuna moda».
Anche lei cade nel tranello?
«No, però mi accorgo di quanto sia diffuso. A Milano, frequenti il Rocket e allora non puoi ascoltare la hit del ragazzo uscito da un talent».
Tutti schiavi di una ideologia, insomma.
«Magari fosse un’ideologia. È moda. Ed io me ne frego. Non voglio categorizzare qualcosa che per me resta sempre arte».
A proposito di arte, su Instagram sta facendo lezioni formato stories a chi voglia fare una cover di Pensare Male. Si è trovato così bene a fare il professore?
«(ride, ndr) Il mio Instagram, da che ho fatto ritorno ad Amici, è molto frequentato. Così, ho deciso di dare una mano a chi volesse ricantare il mio brano, perché, pur essendo un’armonia abbastanza semplice, ha delle note molto ricercate nella parte bassa».
Ma ad Amici come sta andando?
«Bene. È un lavoro immenso, ma ho capito che quel che io percepivo come un handicap, l’essere passato poco tempo fa dalla parte di allievo a quella di professionista, non era tale. I ragazzi si sono fidati e affidati tanto. Questa mia vicinanza temporale a loro si è rivelata il mio punto di forza, i consigli che ho dato sono stati accolti tanto bene perché sono stati ritenuti ponderati, autentici».
https://www.youtube.com/watch?v=w-S70mg7uoEPer la parte femminile di Pensare Male, ha voluto con sé un’altra ex di Amici, Elodie. Un caso?
«Elodie è stata una scelta mirata. Cercavamo una persona che potesse risultare credibile e abbiamo pensato che il nostro pubblico matchasse bene con quello di Elodie. Entrambi abbiamo fatto Amici ed entrambi abbiamo intrapreso un percorso che, però, non passasse solo da quel pubblico lì. In più, c’è tutto un aneddoto».
Quale?
«Non sto a farla lunga, ma Elodie non pensava granché bene di me. Quando ci siamo conosciuti davvero, invece, si è ricreduta. Mi ha detto: “Ma sai che ci stai dentro? Non pensavo fossi così”».
Come sono cambiate le sue relazioni con la notorietà?
«È cambiato che quando esco di casa mi faccio un sacco di foto, ma dal punto di vista umano ben poco. Gli amici veri si contano sulle dita di una mano, i conoscenti sono tanti, tantissimi, forse più di quanti ne avrebbe uno Stash idraulico».
In Pensare Male canta che «È sempre più facile allontanarsi, è sempre più facile dimenticarsi». Colpa dei social?
«Anche. In generale è più facile il primo approccio, oggi, ed è più facile l’abbandono. È tutto più veloce di prima, di quanto non esisteva la conversazione su Whatsapp, i like su Instagram. Non mi ritrovo tanto in queste modalità di comunicazione».
Perché ha deciso di cantare tutto questo solo adesso?
«Mi ha stimolato a farlo Mara Maionchi. Eravamo in studio con Davide Petrella, che ha collaborato al testo del brano, e la Maionchi mi ha fatto detto: “Ma cazzo, possibile che tu non perda mai, che nella vita ti vada sempre tutto a gonfie vele?”. E ho aperto gli occhi».
Si spieghi.
«La Maionchi, che è geniale, mi ha chiesto perché mai chi ascolta la mia musica non dovrebbe odiarmi se racconto solo quel che mi riesce. Sarà stato questo input, saranno stati i trent’anni, ma ho sentito il bisogno di cominciare a raccontare anche le cose negative».
Cosa sono queste «cose»?
«Nel caso di Pensare Male, c’è la difficoltà di trovare una persona, di vivere naturalmente un’esperienza di coppia senza nessun tipo di filtro. Non voglio che passi che sto cercando in maniera disperata qualcuno, ma questa esigenza c’è».
E poi?
«Io faccio fatica a fare i bilanci, nella vita, non solo in amore o nelle canzoni. Ho vissuto tante cose negative, non è stata solo rose e fiori, ma anche spine. Oggi ringrazio. Ringrazio di averle sentite nella carne. Senza quelle spine, forse, non avrei saputo godere al massimo il mio percorso».
C’è qualche momento che ricorda più istruttivo di altri?
«Tanti, che oggi non riesco a mettere a fuoco. Ricordo, però, il momento in cui siamo usciti da Amici. È stato un frullatore, allora. A stento, riuscivamo ad andare in bagno. Ed io ero una spugna emotiva. Tornavo a casa distrutto, non perché avessi fatto una qualche fatica fisica, ma perché avvertivo le emozioni assurde di tutti i ragazzi e le ragazze che si sorbivano code di ore anche solo per fare una foto con noi».
https://twitter.com/Stash_theKOLORS/status/1070664651166367746Il 4 aprile, a Torino, debutta un tour nei club che toccherà solo Milano, Napoli e Roma. Che spettacolo sarà?
«Un’esperienza unica per i nostri fan. Non ripeteremo mai lo show: tutto quel che si vedrà nei club, si vedrà solo nei club. Come i Soulwox, faremo delle night version delle nostre canzoni, ci sarà tanta elettronica in più. Il club è il nostro mondo. Per una band che viene dall’elettro-indie, dal beat pop suonato nei localini, stare in mezzo alle ragazze, su un palco tutto sudato, è quel che più ti fa venire voglia di continuare».