Justine Mattera: «Mia sorella Jessica, sopravvissuta al linfoma e mio idolo di sempre»
Se esistesse una versione femminile di MacGyver avrebbe senz’altro il volto di Justine Mattera. Mentre parla con noi al telefono porta la figlia al catechismo, poi farà la spesa, preparerà la cena e andrà a nuotare. «Avrei bisogno di una bella vacanza ma, per il momento, tengo duro», spiega la showgirl, che ha deciso di comparire nel calendario 2020 di Linfoamici dal titolo #365abbracci – Bang! Bang!, che sarà presentato il prossimo 12 settembre a Roma e che vi presentiamo qui sopra in anteprima. Insieme a dodici personaggi dello spettacolo – fra loro anche Paolo Bonolis, Enrico Brignano e Laura Torrisi -, tutti fotografati per l’occasione da Gianluca Saragò (il backstage, invece, è firmato da Andrea Giusto), Justine presta il volto a un’iniziativa volta ad aiutare e sostenere i pazienti malati di linfoma. Malattia, questa, che ha colpito la sua famiglia nel profondo.
Quando aveva tredici anni, sua sorella Jessica, di due anni più giovane, si è ammalata del linfoma di Hodgkin, una delle forme più aggressive e terribili. «Erano gli anni Ottanta e, all’epoca, la percentuale di sopravvivenza era del 30%. Oggi è del 96», spiega Justine ricordando che il cancro non è contagioso, ma l’amore sì. Per il calendario di Linfoamici, sullo sfondo di un lontano Far West ricostruito al CinecittàWorld, Justine posa con una bellissima bambina, Annachiara, sopravvissuta al medesimo male. Le ricorda il dolore assopito di quegli anni che le sembra gli siano stati strappati, insieme alle lacrime e alla voglia di aggrapparsi a tutto pur di sopravvivere, di andare avanti e non darsi mai per vinti.
Un calendario che l’ha toccata nel profondo.
«Non so se quando mi hanno chiamato sapessero che in qualche modo questo calendario mi apparteneva. Quando ho posato con questa ragazza, Annachiara, è come se fossi tornata indietro nel tempo. Ho provato un forte senso di commozione e di nostalgia, rispolverando i ricordi più dolorosi della mia famiglia. La ricerca è importantissima, così come il sostengo a tutte le persone che possono portare la loro testimonianza».
Jessica, sua sorella, si è ammalata giovanissima ed è sopravvissuta grazie alla ricerca, oltre che alla sua forza.
«Aveva 11 anni e mia madre ha acconsentito a sottoporla a una cura sperimentale che, alla fine, le ha salvato la vita. La ricerca ha salvato mia sorella, anche se per lei e per tutti noi è sempre stata una lotta. Una via crucis».
Ha mai avuto paura di perderla?
«Non ho mai pensato che non ce l’avrebbe fatta. Ricordo le lacrime dei miei genitori in ospedale: la malattia ha lasciato nella nostra famiglia delle cicatrici per quella adolescenza interrotta. A quel tempo nessuno aveva tempo per me, io ero quella forte, quella che stava bene. Per molti anni mi sono sentita sola, ma questo mi ha dato anche la forza di affrontare qualsiasi cosa. Dal dolore sono scappata. Ho vinto borse di studio, sono andata a Stantford, mi sono laureata e mi sono trasferita in un altro continente. La malattia ha inciso sul mio destino e sul mio modo di affrontare le cose, ma non ho mai avuto paura di lottare».
Chi è oggi sua sorella per lei?
«Un idolo. È la persona più forte che conosca ed è per questo che tengo molto a campagne come quella di Linfoamici, proprio per fare qualcosa in più per lei. Da adolescente magari sparivo perché stavo crescendo, ma oggi sento di voler ripagare tutto il periodo in cui non ci sono stata: dieci, cento, mille volte più di quanto non lo sia stata prima».
Intanto si tiene in forma praticando sport a livello agonistico.
«Penso di aver ereditato un senso di grande lotta. Ho una routine ormai rodata: lunedì nuoto, martedì corro, mercoledì vado in bici, giovedì nuoto di nuovo e venerdì insisto con la bici. Se ti fermi è la fine e io sento di dover andare, andare e andare. C’è tante gente che dice di non avere tempo, ma chi è che ha tempo? Io, per esempio, vado a nuotare alle 21 perché prima devo cucinare e mettere a posto le cose in casa. Se hai veramente voglia di fare ce la fai. Lo sport, poi, mi aiuta a pensare».
A cosa pensa?
«A tante cose. Mi vengono tante idee, faccio le mie strategie e ragiono sulle foto da condividere sul mio profilo Instagram, un modo per raccontare la mia filosofia di vita, le mie passioni, quello in cui credo. Solo sui miei figli ci vado un po’ più cauta: mio marito dice “fai te stessa, e, poi, il resto lo tieni con noi a casa”».
A proposito di suo marito: è ancora geloso degli scatti che condivide sui social?
«Sì. Abbiamo una specie di accordo, anche se ogni tanto mi viene voglia di bloccarlo. Alla fine è meglio la trasparenza. Dopotutto si rende conto anche lui che, lavorando in ambienti soprattutto maschili, ho creato un business: da donna non mi sono mai sentita meno degli uomini».