La scuola di Jacopo Gassman
«Maestri da adulto ne ho avuti diversi, ma se devo indicare chi è stato il Maestro della mia vita, non posso che citare quel signore là che si chiamava Vittorio».
Dopo anni di allestimenti contemporanei, lavori in Italia e a Londra, per la prima volta Jacopo Gassmann arriva al Piccolo Teatro. Jacopo ha 38 anni ed è il più giovane dei quattro figli di «quel signore là», Vittorio Gassman. Contrariamente al padre, lui in scena non sale, preferisce dedicarsi alla regia. Quella che presenta al Piccolo Teatro Studio (dal 21 marzo al 18 aprile) è la messinscena del Ragazzo dell’ultimo banco, opera dello spagnolo Juan Mayorga. Da questo testo François Ozon trasse nel 2013 Nella casa. Ma, come dice Gassman, se il film virava più verso il «thriller erotico», lo spettacolo è invece «un gioco di scatole cinesi».
Tanti i livelli di lettura, che alla presentazione lo stesso autore ama ricordare. Partendo da un aneddoto, che non si sa se reale o immaginario: «Un tempo», dice Mayorga, «insegnavo matematica e diedi ai ragazzi un compito sulle frazioni. Uno di loro mi restituì il foglio in bianco, aggiungendo però un commento: “Non ho potuto studiare perché mi sto applicando nel tennis e diventerò un campione, anche Marca (l’equivalente spagnolo della Gazzetta dello sport, ndr) ha parlato di me”». A casa Mayorga dicono che lui se l’è inventato («d’altra parte, a tutti noi succede di ricreare un passato che non corrisponde a ciò che è successo»), in ogni caso da lì nasce la prima idea del testo. Dove si racconta il rapporto fra un insegnante – German, scrittore mancato – e un suo studente che a sua volta scrive: «C’è chi dice che è una pièce sulla scuola e i suoi conflitti, chi pensa che tratti della nascita di uno scrittore e della solitudine che deve affrontare», interpreta l’autore, che naturalmente preferisce lasciare la lettura aperta. Tirando invece in ballo una serie di riferimenti alti, da Pirandello a Calderon – «che si pongono entrambi la grande domanda: chi ci scrive? di chi noi uomini siamo i personaggi» – da Borges a Cervantes. Con un grazie speciale al Piccolo, «cattedrale del teatro mondiale».
Su questi intrecci di rapporti e sguardi fra il professore e il giovane Claudio, anche Jacopo Gassmann si è posto una serie di domande: a legare i due protagonisti (interpretati da Danilo Nigrelli e Fabrizio Falco) è la gratitudine o l’ingratitudine? c’è tradimento da parte del ragazzo oppure liberazione e crescita? «Oggi», sottolinea il regista, «i grandi padri stanno venendo meno, è difficile per un giovane trovare una bussola, un orientamento, che lo guidi nel diventare adulto». Ed è per questo il ricordo del Vittorio delle origini. Del padre che «quando avevo quattro anni invece che farmi giocare con i pupazzetti allestiva in giardino un teatrino e con pezzetti raccolti di mela e legnetti metteva su per me una bella tragedia greca. Mi ricordo ancora la volta che preparammo I sette a Tebe fatti con semi di zucca».
Per chi voglia saperne di più su questo testo e il suo autore, il Piccolo Teatro ha un incontro il 22 marzo alle 17.30, alla filiale della Intesa Sanpaolo di via Verdi 8 di Milano. Pateciperanno Mayorga, Gassmann e il giornalista Massimo Bernardini.