Predatori (come lupi e cani) fanno parte della biodiversità. Ci servono cittadini più consapevoli
Ho suggerito al senatore Alberto Maritati, che ne fu primo firmatario, una proposta di modifica dell’Articolo 9 della Costituzione. Gli feci notare che il Paesaggio non è la natura e che tra i nostri valori fondanti ci dovrebbero essere anche la biodiversità e gli ecosistemi. La proposta fu pubblicata ma ci volle tempo, a seguito di una proposta-fotocopia, perché fosse accettata.
Il paesaggio è una percezione estetica della natura, vista dal nostro “punto di vista”, una visione antropocentrica non necessariamente pro-natura. La natura può essere un bel panorama, ma può anche essere altro. Purtroppo, la cultura non cambia per decreto, non basta inserire un concetto o due in Costituzione. Per noi la natura continua ad essere un bel panorama. Se l’abbandono delle zone appenniniche e alpine le fa tornare in uno stato “naturale”, è normale che torni la fauna che la nostra presenza assidua aveva sterminato. Ora, nei nostri boschi, ci sono istrici, tassi, cinghiali, caprioli, daini, volpi, faine, donnole, gatti selvatici, sciacalli, lupi, orsi. Si riforma una rete alimentare costituita da vertebrati anche di grosse dimensioni. Cinghiali, lupi e orsi possono essere pericolosi per la nostra incolumità e quella dei nostri animali. L’abbondanza dei cinghiali è stata una buona opportunità per i lupi che, assieme alla peste suina, hanno molto ridimensionato la consistenza di questi maiali selvatici. Cinghiali e maiali appartengono alla stessa specie: Sus scrofa, ma ai maiali abbiamo dato un nome supplementare: Sus scrofa domesticus. Anche cane e lupo sono la stessa specie: Canis lupus, e abbiamo dato un nome supplementare al cane: Canis lupus familiaris. Abbiamo addomesticato specie che permangono anche allo stato selvatico.
Ora che i grossi vertebrati stanno ridiventando abbastanza comuni, ci accorgiamo che non sono “panorama”, sono biodiversità ed ecosistemi. E un predatore è un predatore. Anche i cani lo sono, e possono essere letali. Dal 2009 al 2025, solo in Italia, hanno ucciso una cinquantina di persone, di solito appartenenti al nucleo familiare che li “possedeva”. I cani sono cani. Se vi morde un barboncino ve ne liberate con un calcio, ma se a farlo è un rottweiler…
Il problema, quasi sempre, nasce dal nostro modo di gestire il rapporto con loro. Ora stanno tornando gli squali. C’è chi dice che “non fanno niente” e chi dice che sono mostri da sterminare. Se vi capita di incontrare uno squalo elefante di sei metri potete tranquillamente buttarvi in mare e nuotare accanto a lui (se ha gli pterigopodi) o lei (se non li ha). Ma se incontrate uno squalo bianco… desistete dal nuotargli/le accanto. Se non sapete distinguere uno squalo elefante da uno squalo bianco… state sulla barca. Non è che lo squalo elefante è buono perché mangia plancton, e uno squalo bianco è cattivo perché mangia foche e tonni e potrebbe mangiare anche noi: è la loro natura. La natura non è lì per noi, a far paesaggio, come intendeva l’articolo 9 della Costituzione. I predatori fanno parte della biodiversità e contribuiscono al funzionamento degli ecosistemi.
Le visioni estreme in senso positivo (buona: madre) o negativo (cattiva: matrigna) misurano la natura con il nostro metro, la nostra percezione. Se si ha una cultura che comprende anche i fenomeni naturali, si capisce e ci si comporta di conseguenza, se invece la natura manca dalla nostra cultura, allora si finisce ai due estremi dello spettro di percezione. Entrambi sintomo di ignoranza di cose di natura. Chi ama la natura si sente “buono”, e spesso rifiuta di vedere che la selezione naturale, la lotta per l’esistenza, la predazione, sono letali per qualcuno. E quel qualcuno può anche essere il nostro cane, o noi. Chi mette gli umani avanti a tutto, vede ogni minaccia come qualcosa da eradicare, con cui non vale la pena convivere.
Molta gente che va al mare si spaventa se, nuotando, vede un animale marino. Il mare deve essere come una piscina. E chi va nel bosco vuole solo sentire gli uccellini. I serpenti? Sono da uccidere. Queste polarizzazioni si basano più su stati emotivi che su razionalità consapevole. Forse sarebbe il caso di insegnare un po’ di etologia a scuola. Non tanto per i lupi quanto per i cani, in modo da avere cittadini consapevoli di rischi ed opportunità. Spesso si dice che chi non ama gli animali non ama neppure gli umani, ma gli si potrebbe rispondere che chi ama troppo gli animali potrebbe non avere un buon rapporto con le persone.
Torniamo a lupi e orsi. Nel nostro paese gli spazi privi di umani non hanno grandi estensioni. Altra cosa avviene in Usa, dove gli spazi selvaggi sono immensi. Qui da noi, ci sono buone probabilità di entrare in contatto con lupi e orsi. Se vi è capitato di incontrare questi animali in natura, penso che abbiate provato una forte emozione. C’è gente che va in Africa per l’emozione di vedere grossi vertebrati allo stato libero, dai leoni ai rinoceronti, e nessuno si sogna di dire che vadano sterminati. Anche se ogni tanto qualche imprudente ci lascia la pelle. Comunque è molto più facile che vi faccia male un cane (o una medusa) che un lupo (o uno squalo). Il ritorno dei predatori non è soltanto un fenomeno biologico, è anche un fenomeno culturale. Per decenni abbiamo immaginato la natura come un giardino antropizzato o un paesaggio turistico. Ora scopriamo che la biodiversità vera include anche animali che possono farci paura. E non siamo preparati a gestirla, modificando comportamenti e atteggiamenti.
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