La birra chiamata John Lemon è un successo ma Yoko Ono la fa ritirare dal mercato: il paradosso? Le bottiglie rimaste sono richiestissime
Si chiama John Lemon, gioca apertamente con il nome di John Lennon ed è diventata un piccolo caso internazionale. La birra artigianale creata dal bretone Aurelien Picard stava vivendo un momento d’oro, tra curiosità e vendite in crescita, quando è arrivata la diffida degli avvocati di Yoko Ono. La vedova dell’ex Beatle ha infatti chiesto di fermarne la commercializzazione, ritenendo il nome troppo vicino a quello del marito.
Picard, che produce birra a Bannalec, in Bretagna, ha raccontato la vicenda all’Afp spiegando che i giochi di parole fanno parte dell’identità del suo birrificio da anni. Nel catalogo compaiono infatti etichette come “Jean-Gol Potier”, riferimento ironico allo stilista Jean-Paul Gaultier, oppure “Mireille Mafieux”, che richiama la cantante Mireille Mathieu. Nessun problema legale per quelle birre. Diversa invece la sorte della John Lemon.
Secondo quanto riferito dal produttore, il trust che gestisce i diritti legati a Lennon avrebbe imposto lo stop alla vendita del prodotto, con una penale fino a 1.000 euro al giorno in caso di mancato rispetto. Il birraio francese ha ottenuto soltanto di poter vendere le circa 5 mila bottiglie già prodotte entro il primo luglio.
E paradossalmente proprio il caso giudiziario ha trasformato la John Lemon in un successo ancora maggiore. “È incredibile, me ne restano meno di mille”, ha raccontato Picard, che ora sta cercando un nuovo nome per la birra. Aveva pensato a “Jaune Lemon”, ma anche quella soluzione sarebbe stata respinta dai legali di Yoko Ono perché troppo simile all’originale. “Mi hanno detto che qualsiasi allusione a John Lennon, anche visiva, resta vietata”, ha spiegato.
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