Israele, Giorgia Meloni si è svegliata: ma non vale il meglio tardi che mai
Breaking News: Giorgia Meloni si è svegliata. C’è voluto il genocidio di Gaza, la guerra in Libano, i ventimila bambini uccisi nella Striscia, le migliaia in Libano. C’è voluta la guerra in Iran orchestrata assieme al gangster della Casa Bianca. No, non si dica meglio tardi che mai. Perché quel “tardi” ha significato complicità nei confronti del governo genocidiale di Netanyahu. Quel tardi ha significato essere vassalli genuflessi del tycoon sanguinario che la presidente del Consiglio avrebbe insignito del Nobel per la Pace.
A far tracimare il tutto è stato il forsennato, scomposto, reiterato attacco a Leone XIV da parte di Trump e del suo vice “orbanista” JD Vance. Giorgia ha capito che doveva dare un segno di discontinuità. Perché il suo sbracamento su Trump, il suo non fare contro il governo fascista di Tel Aviv, ha pesato e tanto sulla mazzata subìto nel referendum del 22-23 marzo. In quel No c’era anche il No alla guerra, al genocidio di Gaza, al mondo in ostaggio di Trump e Netanyahu, due incalliti criminali di guerra. Non c’è rinsavimento morale, in Giorgia Meloni. C’è un calcolo politico e, in prospettiva, elettorale.
Da qui l’annuncio: ”In considerazione della situazione attuale, il governo ha deciso di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele“. Poche parole dal Vinitaly di Verona che segnano un cambio di passo del governo italiano. Dopo anni di sostegnoa Tel Aviv e a Benjamin Netanyahu, per la prima volta Giorgia Meloni mette un freno al memorandum d’intesa sulla cooperazione nel settore della difesa tra Italia e Israele. Fino a oggi la premier si era limitata a condannare gli attacchi israeliani alle chiese o ai militari italiani della missione Unifil in Libano, ma il memorandum era stato sempre difeso dal governo.
Ieri l’ambasciatore italiano a Tel Aviv, Luca Ferrari, è stato convocato per protesta dal ministero degli Esteri di Gerusalemme, dopo il post del vicepremier Antonio Tajani, che in visita a Beirut ha condannato i raid dell’Idf che dal 2 marzo scorso hanno causato migliaia di vittime nel Paese dei Cedri. Pochi giorni fa, l’8 aprile, era avvenuto lo stesso a parti invertite, quando era stato Tajani a convocare l’ambasciatore israeliano dopo l’episodio avvenuto nel sud del Libano, dove i soldati dell’Idf avevano esploso colpi di avvertimento contro i caschi blu italiani: un proiettile era finito a un metro da uno di loro.
Ma noi di Globalist non ci accontentiamo. La presidente del Consiglio faccia quello che avrebbe dovuto fare da tempo: riconosca lo Stato palestinese. Se non ora, quando?
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