Migranti, Meloni in Armenia scuote l’Europa: flussi incontrollati minacciano la democrazia. Stop ai trafficanti: ecco il piano per il Mediterraneo
Summit Cpe Armenia, Giorgia Meloni sui migranti tiene la barra e dritta e ribadisce con fermezza: sono una minaccia ibrida, serve cooperazione contro i trafficanti. L’agenda è fissata e gli incontri organizzati sulla base di una certezza non suscettibile di aggiornamenti e cambi in corso d’opera: Giorgia Meloni arriva al summit della Comunità Politica Europea (Cpe) a Yerevan con la determinazione di chi non intende più inseguire le emergenze, ma governarle. Non per niente, accolta dal primo ministro armeno Nikol Pashinyan, la premier italiana ha centrato il suo intervento sulla gestione dei flussi migratori, inserendoli nel quadro di quella che definisce una “policrisi” globale che mette a rischio la tenuta stessa dell’Occidente.
Migranti, Meloni: «I flussi incontrollati incidono sulla qualità della democrazia»
Il presupposto di partenza della premier è uno e uno soprattutto: il nesso tra immigrazione di massa e stabilità democratica: un rapporto “diretto”. «Sappiamo che flussi migratori incontrollati mettono sotto pressione la sicurezza dei cittadini. E, quando vengono sfruttati come minaccia ibrida, anche la stabilità degli Stati», ha avvertito Meloni durante il panel sull’unità europea. Ma non è solo una questione di ordine pubblico: bensì di tenuta del sistema-nazione. Tanto che aggiunge: «Incidono anche sull’economia, mettendo sotto pressione le risorse pubbliche, e influenzando il mercato del lavoro».
Migranti, Meloni in Armenia. La sicurezza non è negoziabile
E ancora. «Indeboliscono la competitività, aumentando l’incertezza e le tensioni sociali. Sono anche legati all’energia, perché molti flussi provengono da regioni instabili che sono cruciali per i nostri approvvigionamenti energetici. In definitiva, tutto questo incide sulla qualità delle nostre democrazie», ha sottolineato la premier Giorgia Meloni intervenendo – a margine del summit Cpe a Yerevan – durante il panel dal titolo “Maintaining European unity and coherence in times of polycrisis”.
Tutte le sfide interconnesse ai flussi migratori
Di più. Perché enucleando e sviscerando un altro aspetto della vexata quaestio, il presidente del Consiglio in Armenia ha anche spiegato: «Quando i cittadini percepiscono che sfide importanti non sono governate, perdono fiducia nelle istituzioni. E quando la fiducia si erode, le persone diventano più vulnerabili alla manipolazione. Incluso l’uso malevolo dell’intelligenza artificiale. Quindi non è solo migrazione: è migrazione, economia, democrazia, competitività, energia, sicurezza. Se prendiamo uno qualsiasi di questi temi, possiamo collegarli tutti allo stesso modo», ha messo in guardia Meloni.
Migranti, il modello italiano e la cooperazione. Meloni: «Combattere i trafficanti ed evitare crisi come quella del 2015»
Ma non è ancora tutto, Perché davanti a leader come Macron e Starmer, Giorgia Meloni ha rivendicato i passi avanti fatti grazie all’impulso italiano, dal nuovo Patto sull’asilo, alle “soluzioni innovative” sui rimpatri. La strategia è chiara: «Dobbiamo combattere i trafficanti, evitare il ripetersi di una crisi come quella del 2015 e cooperare con i Paesi di origine e di transito». Un asse, quello con il Regno Unito, che ha già prodotto una dichiarazione d’intenti firmata da 31 nazioni.
Più specificatamente. «Negli ultimi anni abbiamo fatto passi importanti a livello dell’Unione europea: abbiamo un nuovo patto sull’asilo, una nuova definizione di Paesi terzi sicuri, e stiamo lavorando a un nuovo regolamento sui rimpatri che ci aiuterà anche con soluzioni innovative, come quelle che l’Italia sta cercando di proporre. Abbiamo fatto progressi anche a livello del Consiglio d’Europa, dove lavoriamo per aggiornare l’interpretazione delle convenzioni, scritte molti anni fa. E a livello della Comunità politica europea, con Keir Starmer, abbiamo promosso una dichiarazione che ha già raccolto 31 firme. Nella proposta presentata con Starmer, la posizione è chiara: dobbiamo combattere i trafficanti, evitare il ripetersi di una crisi come quella del 2015 e cooperare con i Paesi di origine e di transito”, ha rimarcato Meloni.
Migranti, Meloni in Armenia traccia la rotta e ribadisce la linea: «Lavorare di più sul Mediterraneo»
Ma la sfida, per Palazzo Chigi, è ancora più ampia, complessa e articolata. «Quello che stiamo facendo con la Cpe è molto importante, e sono lieta che Mark Carney sia qui. Ma dobbiamo concentrarci di più, per esempio, sul Mediterraneo. Dovremmo lavorare anche su un formato come la Cpe focalizzato sullo spazio del Mediterraneo allargato. In passato, con Ursula von der Leyen e altri Stati membri, abbiamo cercato di affrontare la migrazione prestando maggiore attenzione ai Paesi del Mediterraneo. Ora la sfida è ampliare questo approccio, unendo sicurezza, sviluppo ed energia nella cooperazione con i Paesi vicini», ha detto Meloni.
«Questo è il modo migliore per rispondere a una crisi che non è una sola crisi, ma molte crisi insieme»
Sottolineando in calce nel suo intervento durante il panel dal titolo “Maintaining European unity and coherence in times of polycrisis”, a margine dei lavori del summit Cpe a Yerevan: «Questo è il modo migliore per rispondere a una crisi che non è una sola crisi, ma molte crisi insieme, che fanno però parte della stessa realtà e devono essere affrontate tutte».
Dunque, il focus e l’attenzione strategica spostano ancor di più l’attenzione sul “Mediterraneo allargato”. La premier ha proposto di mutuare il formato Cpe per concentrarsi sul vicinato sud, unendo sicurezza, sviluppo ed energia. «A livello dell’Unione europea abbiamo dimostrato capacità di risposta alle emergenze», ha concluso la Meloni. «Ma ora dobbiamo fare un salto di qualità: passare dalla capacità di reagire alla capacità di anticipare». Una visione strategica che rimette l’Italia al centro del destino europeo.
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