Il metodo Report fa cilecca: Ranucci “si cosparge il capo di cenere” ma difende le notizie non verificate
Stavolta il metodo Report ha toccato il fondo. E si è trasformato nel più clamoroso dei boomerang. Il presunto scoop sul caso Minetti con la tirata in ballo del ministro Carlo Nordio per ora è costato a Ranucci una querela da parte del Guardasigilli e una figuraccia epica. È lo stesso giornalista nella puntata di ieri a tornare sul fattaccio ammettendo di avere un po’ esagerato in preda al sacro furore da inchiesta (fasulla).
Il metodo Report e le mezze scuse a Nordio
Ospite di È sempre Cartabianca, lo scorso 28 aprile, Ranucci aveva sparato, con tanto di suspense, la notizia (“da verificare”, si era giustificato) di una ipotetica presenza del ministro Nordio nel ranch di Cipriani, compagno di Nicole Minetti, i primi di marzo in Uruguay. Una fake news smentita in diretta dal Guardasigilli, che ha categoricamente negato la circostanza sgonfiando lo spot antigoverno lanciato come un siluro dal salotto di Bianca Berlinguer. “Siamo sulle tracce di una testimonianza raccolta in queste ore. Dove una fonte ci ha detto di aver visto Nordio i primi giorni di marzo in Uruguay e di averlo visto nel ranch di Cipriani. Stiamo verificando una pista e quindi la prendiamo con il beneficio dell’inventario”. Queste le parole di Ranucci a È sempre Cartabianca ripetute ieri a Report. Una formula bislacca, quella della pista ‘da verificare’, che la dice lunga sul metodo Report, visto che le inchieste serie si basano su notizie già verificate. E finché non lo sono non si danno. Ieri, insieme all’ostinazione, arrivano anche le mezze scuse condite con imbarazzante ironia.
Ranucci: “Sono caduto in un eccesso, mi copro il capo di cenere”
“Sicuramente sono caduto in un eccesso, mi copro il capo di cenere”, dice il giornalista che insiste. “Tuttavia non ho dato una notizia non verificata, ma ho detto stiamo verificando una notizia che è una cosa un po’ diversa”. Il metodo è chiaro: si infanga, si ipotizza, si lascia intendere, si ammicca. E se le cose vanno male e l’impalcatura della maxi inchiesta giornalistica si sbriciola come neve al sole si fanno spallucce. “Abbiamo limitato il “danno reputazionale”, scrive provocatorio sul suo profilo Facebook a proposito delle scuse a mezzo schermo.
Affronterò il giudizio a mie spese…
Sulle probabili carte bollate con il Ministero, poi, Ranucci gioca a fare l’eroe dichiarando di volersi difendere a proprie spese. “Sento il dovere di informarvi, che davanti all’eventuale denuncia del ministro della Giustizia Nordio, rinuncio già da ora ad esporre l’azienda, che gestisce soldi pubblici, a eventuali rischi. Affronterò il giudizio a mie spese”. Un beau geste obbligato, visto che Viale Mazzini, che ha inviato a Ranucci una lettera di richiamo, ha fatto sapere che non darà copertura al giornalista per affermazioni non verificate. Giampaolo Rossi, intervistato dal Sole 24Ore, ha ribadito che il servizio pubblico “tutela un giornalismo fondato su fatti verificati, rigorosi. Non può tollerare che un’accusa a un ministro, o a qualsiasi cittadino, si basi su una fonte che si dichiara non verificata”. Inoltre – precisa la Rai in una nota – Ranucci è stato autorizzato a andare su Rete4 solo per presentare il suo libro. “E non a partecipare a discussioni di attualità in una trasmissione concorrente“.
Il danno alla reputazione e all’immagine del Guardasigilli
Nell’istanza di risarcimento avanzata da Nordio – di cui da notizia il Foglio – si farebbe riferimento al «danno alla reputazione e all’immagine del Guardasigilli prodotto dalla diffusione di notizie non ancora verificate, in violazione del Codice deontologico dei giornalisti italiani, che prevede l’obbligo per i giornalisti di verificare l’attendibilità delle informazioni raccolte prima di diffonderle». Eventuali somme ottenute andrebbero in beneficenza.
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