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ATP Madrid: Sinner domina, Zverev resta a guardare! Jannik è il primo a vincere cinque 1000 consecutivi

[1] J. Sinner b. [2] A. Zverev 6-1 6-2

Per il torneo era la finale migliore possibile. Jannik Sinner contro Alexander Zverev, n.1 e n.3 del mondo, primi due del seeding. Nei fatti, è stata l’ennesima, debordante prova di forza dell’azzurro. Che batte il tedesco 6-1 6-2 senza lasciarlo mai entrare davvero in partita, e scrivendo un’ennesima pagina di storia. Se ancora ce ne fosse bisogno. Sinner, battendo, o meglio cancellando dal campo Zverev (campione qui nel 2018 e nel 2021, contro Berrettini in quell’anno), è diventato il primo a vincere cinque Masters 1000 di fila. E soprattutto il più giovane a vincere almeno otto titoli di categoria differenti, nono in totale visti i due trionfi a Miami. All’appello manca solo Roma.

Ricordiamo: Djokovic è l’unico ad aver vinto tutti e nove i Masters 1000 almeno una volta, ma a 31 anni. Sinner sta bruciando le tappe, e Zverev è una delle vittime più scottate, avendo perso per la nona volta di fila, quinta negli ultimi cinque 1000, contro l’azzurro. Che domani infrangerà la barriera dei 14.000 punti in classifica ATP, come in passato riuscito solo ai Big Three. Ma, numeri a parte, stupisce l’abitudine, il dare quasi per scontato, di vedere il n.1 al mondo dominare in maniera così netta tutta la concorrenza. Dall’inizio alla fine, al servizio come in risposta, Zverev non è mai stato capace di tenere testa a Sinner, non arrivando mai neanche a 40 in risposta. E Vagnozzi sostiene che l’azzurro non sia ancora al massimo, che ancora possa migliorare. Beh, auguri agli avversari.

Primo set: Sinner domina Zverev

Il primo break arriva nel secondo game, a freddo, sul servizio di Zverev. Che quasi sembra non essere presente in campo. Quasi a soffrire il palcoscenico, nonostante abbia già giocato tredici finale 1000. Sinner da fondo è come sempre inesorabile, varia anche sul lungolinea quando può, non dando riferimenti e sfruttando a piene mani la diagonale di dritto, dove Zverev soffre di più. E soprattutto non permette mai al n.3 al mondo di avvicinarsi, servendo alla perfezione, spesso senza neanche far partire lo scambio.

I break presto diventano due, cortesia di uno Zverev fallosissimo, permettendo a Sinner di issarsi sul 5-0 dopo soli 17 minuti. Una finale che non è finale, con il pubblico che fa anche fatica ad applaudire, tale è la sorpresa di vedere un Sasha ridotto a condizioni così disarmanti. Ma non è un problema di Jannik che, lasciando andare giusto il sesto game, procede dritto sulla sua strada. Poco spettacolo, servizio incisivo, colpi precisi e profondi. Il primo parziale finisce 6-1, con tanto anche di palla corta per arrivare a set point e il quarto ace a mettere il punto esclamativo, dopo 25 minuti. Tra l’altro l’ultimo 6-1 in una finale di Madrid lo aveva subito proprio Zverev, per mano di Alcaraz nel 2022.

Secondo set: Sinner, orgoglio italiano e storia

Orgoglio italiano“, recita un cartello sugli spalti, a strizzare l’occhio a Jannik. Difficile dar torto, specie alla luce di come inizia anche il secondo set. Il tedesco gioca un buon primo game, prova ad andare avanti, prova a crederci. Ma dura fin troppo poco. Sinner mette pressione in risposta, anestetizzando il servizio di Zverev, e trova il break nel terzo game. Ancora una volta, un errore di Sasha è la condanna definitiva che manda avanti il n.1 del mondo. Da lì non c’è più partita.

Zverev prova a rimanere a galla, tra servizi e qualche accelerazione. Ma senza mai riuscire a dare neanche l’impressione di poter infastidire Sinner in risposta, che inizia a provare, con successo, anche qualche palla corta in più. Senza bisogno di strafare, conserva quasi in scioltezza il break. E così Jannik, grazie a tre errori, grossolani, e che ben fotografano un tedesco eccessivamente scoraggiato, va a trovare anche il doppio break. Che consolida con un super scambio chiuso con un dritto straripante. Chiudere il match è poi poco più che una formalità. Sinner è su una nuvoletta: l’ennesimo dritto largo di Zverev incorona l’azzurro campione di Madrid, cresciuto giorno dopo giorno. E vincitore della finale 1000 più netta, in termini di game persi (solo tre), dall’Open del Canada 2019, quando Medvedev perse 6-0 6-3 contro Nadal.

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