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Reza Pahlavi: “Il popolo iraniano soffre ancora, il regime è lì. Sono pronto a fare da garante per la transizione”

Un appello all’Europa e all’Italia perché intervengano uniti a difesa del popolo iraniano. Che è ancora molto lontano dalla libertà dal regime. Indebolito ma non sconfitto definitivamente dall’intervento degli Usa. È il messaggio forte di  Reza Ciro Pahlavi, principe ereditario dello Scià di Persia, volto della speranza per milioni di iraniani ancora vittime della repressione degli ayatollah. “Gli iraniani non possono restare fuori dall’equazione che porterà l’Iran fuori dal regime nel prossimo futuro. Una transizione politica democratica che va supportata anche dall’esterno e di cui io potrei essere garante”. Così Reza Pahlavi in questi giorni in Italia in un lungo colloquio con il Tempo.

Reza Pahlavi: l’Europa deve fare di più per il popolo iraniano, il regime non è sconfitto

Il racconto occidentale è troppo distratto. “Si parla molto dello schema dei negoziati e di un possibile cessate il fuoco. Una tregua che però non vale per il popolo dell’Iran. Nel Paese – avverte l’erede dello Scià di Persia – continua la repressione, proseguono gli arresti e le uccisioni. Una situazione drammatica che mi pare essere del tutto assente dalle discussioni, e questo è sbagliato”. I governi europei – questo il focus – possono e devono fare molto di più per i cittadini iraniani. “Loro sono pronti a sacrificare la vita – sottolinea Reza Pahlavi – ma la storia ci insegna che la caduta di un regime non può avvenire senza l’aiuto del mondo libero. Come dimostrato ad esempio dal Sud Africa di Mandela. I governi europei devono sostenere la popolazione adesso. E togliersi dalla mente l’idea di poter trattare con terroristi che ricattano, opprimono e reprimono”.

Cercare un accordo con i guardiani della rivoluzione non è la strada

Nessuna illusione che il regime sia sconfitto. “È stato colpito gravemente. Ma, per quanto indeboliti, ci sono gangli del potere che ancora funzionano. E  Khamenei figlio non è affatto diverso dal padre. Ecco perché ribadisco che cercare un accordo con loro sia la strada sbagliata da percorrere”. E ancora una strigliata alle divergenze politiche tra le nazioni occidentali. Che non devono ricadere sulla pelle del popolo di Teheran. “Ciò che serve fare è unirsi nel sostenere la liberazione di una popolazione oppressa. Un principio che dovrebbe essere bipartisan. Perché credo che la libertà e la giustizia non abbiano un colore, né una collocazione. Da una parte c’è il regime iraniano, che è un nemico del mondo libero tutto. Dall’altra ci sono milioni di cittadini che anelano a quella libertà e a quei diritti di cui voi godete. Cosa serve più di questo per superare divisioni politiche interne in nome di qualcosa di molto più grande?”.

Un reset politico totale in Iran gioverebbe a tutti

“Voglio essere chiaro – aggiunge  –  noi non speriamo che qualcun altro faccia il lavoro “sporco” al nostro posto, tutt’altro. Ciò che chiediamo è di sfruttare l’opportunità che si è aperta oggi grazie anche al vostro appoggio. Peraltro, un reset politico totale in Iran andrebbe a vantaggio di tutti. Dopo la caduta del regime avremo un Paese che gestirà con responsabilità il dossier sul nucleare, che eliminerà i legami col terrorismo e che svolgerà un ruolo fondamentale nella stabilizzazione della regione”.

“Posso essere leader della transizione politica, me lo chiedono da anni”

Nella complessa transizione politica per traghettare l’Iran verso la democrazia Pahlavi si candida apertamente a un ruolo da protagonista. “Penso di poterne essere il leader, ma solo per il tempo necessario affinché essa si compia e il popolo scelga il proprio futuro. Non sarò certo io a decidere quale dovrà essere la forma del Paese di domani. Quello solo i cittadini, una volta liberati dal regime, potranno dirlo. Però potrò fare da garante durante il processo che trasformerà l’Iran. Milioni di iraniani me lo chiedono da anni. Avrò il loro sostegno nella guida di un governo transitorio che predisponga un’assemblea costituente. Per poi arrivare ad un referendum popolare attraverso il quale verrà deciso il nuovo assetto”.

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