Francia, le mani di Bollorè (e della destra) sull’editoria: 170 scrittori lasciano edizioni Grasset dopo il licenziamento dell’ad
“Rifiutiamo di essere gli ostaggi di una guerra ideologica che punta a imporre l’autoritarismo nella cultura e nei media”: con una lettera aperta, proprio nei giorni in cui si apre il Salon du Livre di Parigi (fino al 19 aprile), più di 170 scrittori e scrittrici francesi hanno annunciato di lasciare il loro editore, Grasset, per protestare contro il licenziamento di Olivier Nora, amministratore delegato della storica casa editrice da più di vent’anni. “Le edizioni Grasset erano la nostra maison, particolare, poiché vi si mescolavano pacificamente autrici e autori che non andavano d’accordo su molte cose. Olivier Nora ne è stato il baluardo e il cemento per la sua eleganza morale, la sua disponibilità e il suo impegno. Il suo licenziamento è una violazione inaccettabile all’indipendenza editoriale e alla libertà di creazione”, si legge ancora nell’appello. Tra i firmatari figurano tra gli altri Virginie Despentes, Bernard Henri Levy, Jean-Paul Enthoven, Thierry Frémaux, Laurent Joffrin, Vanessa Springora, Sorj Chalandon. E la lista continua ad allungarsi.
Grasset – fondata nel 1907 da Bernard Grasset – fa parte di Hachette, uno dei maggiori gruppi editoriali francesi che dal 2023 è controllato da Vivendi, l’azienda di telecomunicazioni presieduta dal miliardario ultra conservatore Vincent Bolloré, già accusato di aver trasformato la tv CNews e il settimanale Le Journal du Dimanche in media di propaganda per le sue idee reazionarie di estrema destra. Accuse che lui ha sempre respinto. “Ancora una volta, Vincent Bolloré dice: Sono a casa mia e faccio quello che voglio, disprezzando tutti coloro che pubblicano, accompagnano, editano, correggono, fabbricano, diffondono, distribuiscono i nostri libri. E disprezzando chi ci legge. Non vogliamo che le nostre idee, il nostro lavoro, siano di sua proprietà”, scrivono gli autori.
Il sindacato dei librai ha espresso la sua “solidarietà” a Olivier Nora: il suo allontanamento, scrivono i librai in un comunicato, è “un’ulteriore, grave e senza dubbio decisiva tappa nel processo di trasformazione del gruppo Hachette da parte dell’azionista Vincent Bolloré”. Prima di Nora, la stessa sorte era toccata nel 2024 a Isabelle Saporta, ex patronne della casa editrice Fayard, controllata a sua volta da Balloré. Al suo posto era stata nominata l’editrice Lise Boëll che, come scriveva già Le Monde all’epoca, era stata “l’artefice della trasformazione” di Eric Zemmour da giornalista del Figaro a candidato per l’Eliseo del movimento di ultra destra Reconquête! Da allora Fayard ha pubblicato l’autobiografia di Jordan Bardella, il presidente del Rassemblement national (che ha venduto più di 230 mila copie), l’ultimo saggio-manifesto di Zemmour sulle “radici giudeo-cristiane dell’Europa”, e il “Giornale di un prigioniero” di Nicolas Sarkozy, che l’ex presidente ha scritto in carcere dopo la condanna (in prima istanza, ma con esecuzione immediata) nel caso dei finanziamenti libici della sua campagna elettorale del 2007.
Stando ad un’inchiesta di France Info, la maison di Bolloré avrebbe investito 100 mila euro solo per organizzare gli incontri di Bardella con i lettori per la promozione della sua biografia. Una fronda è del resto già emersa anche da Fayard. Una decina di autori, a cominciare dalla romanziera di successo Virginie Grimaldi, ha già detto addio alla casa editrice e ha iniziato una battaglia per recuperare la totalità dei diritti d’autore sulle proprie pubblicazioni. Ieri un collettivo di 17 docenti universitari ha pubblicato un appello su Le Monde a favore di una modifica della Legge sulla proprietà intellettuale e per l’introduzione di una “clausola di coscienza” nei contratti editoriali che garantisca agli autori – come già accade per i giornalisti – la libertà di lasciare la propria casa editrice per motivi etici. Gli autori frondisti di Fayard raggiungono ora la battaglia per i diritti d’autore: “Ho l’impressione che dai tempi di Beaumarchais e della creazione della Società degli autori e compositori drammatici, non ci sia stato un altro movimento di questa portata”, ha detto a Libération Vanessa Springora, autrice del bestseller Consent.
Ieri sera, durante un talk show televisivo, il giornalista e scrittore David Dufresne ha strappato il suo contratto con Grasset. Anche diverse personalità politiche si sono espresse contro le derive di Bolloré. In visita al Salone del Libro, stamattina, il presidente Emmanuel Macron ha difeso il “pluralismo editoriale”. Ieri l’ex premier gollista Dominique de Villepin denunciava la “crociata ideologica” di Bolloré, mentre il socialista Olivier Faure accusava l’imprenditore di voler “lobotomizzare l’editoria”. Da parte sua, Jean-Luc Mélenchon, leader della France Insoumise, ha chiesto di “smantellare questa sorta di conglomerato totalitario di editoria, giornali, televisione, radio”. Stando a Libération e a L’Obs, la crisi da Grasset è stata scatenata dal rifiuto di Olivier Nora di pubblicare un volume di Nicolas Diat, editore e scrittore definito dai due giornali “tutore letterario del giovane Bardella”.
Ma a creare imbarazzi all’interno della casa editrice sarebbe stata anche l’acquisizione dei diritti del prossimo libro di Boualem Sansal, lo scrittore franco-algerino detenuto per un anno in una prigione di Algeri e rientrato in Francia dopo un lungo sforzo diplomatico di Parigi e Berlino: a marzo, Sansal, noto per le sue idee critiche contro l’Islam radicale, ha lasciato Gallimard, il suo editore storico, parlando di “divergenze” sulle modalità con cui era stata organizzata la sua difesa e la sua liberazione.
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