Fisici di tutto il mondo riuniti a Trieste: «Fermare l’escalation delle armi nucleari»
TRIESTE «Il mondo è in una situazione molto difficile, con un’escalation di guerre che coinvolgono Paesi che possiedono armi nucleari. Il possesso e la minaccia di queste armi sono estremamente pericolosi e possono portare a danni gravi o addirittura alla distruzione dell’umanità e dell’ambiente».
A parlare è Karen Hallberg, direttrice di ricerca al Centro atomico Bariloche, in Argentina, e presidente del Consiglio di Pugwash, organizzazione fondata oltre 65 anni fa da un gruppo di scienziati e intellettuali tra cui Albert Einstein, Bertrand Russell e Joseph Rotblat con l'obiettivo di realizzare la pace attraverso la scienza. Insignito del Nobel per la pace nel 1995, il Consiglio si è riunito questo fine settimana, per la prima volta, al Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam (Ictp) di Trieste, che da domenica al 25 ottobre ospiterà - con la partecipazione di fisici di tutto il mondo - il workshop “Increasing danger of nuclear weapons” (il “Pericolo crescente di armi nucleari" appunto): si discuterà sulle possibilità, per gli scienziati, di ridurre la minaccia del ricorso alle armi nucleari.
«C’è una nuova corsa agli armamenti e gli accordi sul loro controllo stanno crollando - commenta Stewart Prager, cofondatore della Coalizione dei fisici per la riduzione delle minacce nucleari, docente di Fisica alla Princeton University (Usa) e direttore del workshop -: è tempo che i fisici si ravvicinino al problema».
Gli fa eco Sandro Scandolo, vice direttore dell’Ictp: «Ci eravamo illusi che con i trattati firmati dagli anni Sessanta del secolo scorso la situazione stesse migliorando, ma a quanto pare non è così. E i fisici continuano a vivere in un senso di colpa infinito per lo sviluppo delle armi nucleari, come mostrato anche dal film “Oppenheimer”.
Eppure l’Aiea, il Cern, l’Ictp stesso sono nati dalle ceneri del secondo conflitto mondiale e della bomba atomica per far capire che è necessario un controllo su queste tecnologie e che le scoperte fatte nel periodo della bomba atomica possono essere impiegate per usi pacifici: abbiamo visto i frutti della fisica nucleare usata a beneficio della società».
Con questo workshop, dice Scandolo, l’Ictp si propone di riunire la comunità di fisici che si oppone all’impiego di armi nucleari per aumentare la loro consapevolezza degli attuali rischi e fornire gli strumenti che permettano una discussione con i policy maker dei diversi Stati. Al workshop, oltre a una partecipazione preminente di scienziati giunti da Usa, Europa (in particolare Germania), Giappone, ci saranno fisici da Cina, Iran, India, Indonesia, Quatar, Kuwait, Nigeria. «Portando qui i fisici da tutto il mondo a parlare degli aspetti tecnici delle armi nucleari stiamo facendo diplomazia scientifica. E torno a Oppenheimer, che avrebbe fortemente voluto un contatto coi sovietici, convinto che l’unica possibilità di costruire ponti fosse il dialogo intorno a un tavolo: qui l’idea è la stessa».
Quanto alla discussione meramente tecnica, che riguarda le nuove tecnologie sviluppate in quest’ambito, sono almeno due gli aspetti da tenere in considerazione: «Da un lato - dice Scandolo - le tecnologie a disposizione hanno ampliato notevolmente la tavolozza di armi a disposizione per quanto riguarda resa, raggio d’azione, indirizzamento verso il bersaglio. Dall’altro va considerato che ci sono anche altre tecnologie che possono rendere più rischioso il nucleare. Una per tutte è l’intelligenza artificiale, che può contribuire a diffondere informazioni fallaci che possono a loro volta indurre all’uso di armi nucleari anche senza fondato motivo. Il potere decisionale - prosegue il vice direttore Ictp - è in mano a pochissime persone. Basti pensare alle immagini diffuse sulla visita di Putin in Cina, con valigetta nucleare a seguito: una manipolazione delle informazioni tramite l’Ai potrebbe alterare il processo decisionale».
Sono ormai nove gli Stati dotati di armi nucleari e, oltre all’intelligenza artificiale, ci sono nuove tecnologie destabilizzanti, come il cyberhacking, minaccia ai sistemi di comando e controllo delle armi nucleari, i sistemi di difesa missilistica che provocano escalation offensive, gli effetti dei nuovi sensori sulla stabilità strategica.