Mantova, maxi rissa nel condominio: tre denunciati
La notizia secca racconta di una maxi rissa condominiale, innescata dall’insofferenza e divampata in una larga tempesta di pugni e schiaffi. Così il 20 agosto, in una domenica di caldo eccezionale e di conflittualità ordinaria tra le scale delle Torri, come vengono identificati i due palazzi nella geografia di Lunetta, in viale Marche. Chi ci abita dice di ruggini, incomprensioni e scintille, del nervosismo che spesso serpeggia tra i vicini. Un condominio mondo – quello delle Torri – come tanti altri a Lunetta, dove accenti e culture si mescolano e sovrappongono in un amalgama d’intenzioni e posture spesso disallineate.
L’innesco domenicale? Il gioco di due fratelli, due bambini che entrano ed escono dall’ascensore tenendolo occupato. Troppo a lungo, secondo un residente che di affrontare le scale non ha proprio voglia. Individuati i responsabili del blocco, l’uomo rimprovera i bambini in modo ruvido. Tanto che uno dei due fratelli si attacca al citofono e, forse impaurito, riferisce al padre del rimbrotto brusco. A questo punto la vicenda accelera, scivolando sul piano inclinato di una lite che finisce col gonfiarsi in rissa.
I genitori dei bambini raggiungono i figli e si scagliano a muso duro contro l’inquilino che ha osato spaventarli. Mamma e papà sono brasiliani, l’altro litigante è tunisino: le nazionalità potrebbero essere pure a parti invertite, oppure rimandare ad altre latitudini, il punto è che coagulano subito in due fazioni opposte. Al primo spintone segue un pugno, poi giù schiaffi, calci, urla. È la rissa ad alimentare sé stessa, all’ascensore non pensa più nessuno.
Ad avvertire la polizia sono altri vicini, abituati alle intemperanze del palazzo ma preoccupati dalla furia che soffia sotto i loro occhi, alle nove e mezza di sera. Per come viene descritta la situazione, l’allarme è esteso anche a carabinieri, polizia locale e guardia di finanza.
Nel giro di pochi minuti in viale Marche è tutto uno stridio di gomme e un fischio di sirene. Tanto trambusto disperde la folla. Resta il nucleo dei tre litiganti attorno a cui si è ingigantita la contesa. Il tunisino e la coppia brasiliana vengono denunciati a piede libero – per il reato di rissa, appunto – e non è escluso che nella rete dell’indagine finiscano pure altri rivali, inchiodati dalle immagini delle telecamere puntate su viale Marche.
Insieme alle forze dell’ordine arriva anche un’ambulanza, ma fortunatamente non ci sarà bisogno di alcun ricovero, graffi, contusioni e ferite vengono medicati sul posto. Gli animi si raffreddano in fretta, però c’è il timore che l’episodio allarghi un’altra crepa nella comunità delle Torri. Non un palazzo di alloggi popolari, per quanto la circostanza sposti poco l’asse delle relazioni.
Di «rissosità diffusa» parla Lidia Bertellini di “Vivere la città”, che partendo dall’episodio allarga l’analisi all’intero quartiere. Così vicino e così lontano dal centro storico, con i ciottoli e i suoi palazzi color biscotto. Una porzione di Mantova pensata male e governata peggio, sempre in bilico tra orgoglio e pregiudizio.
IL COMMENTO: «ORA ALER VENDA I SUOI ALLOGGI»
La maxi rissa condominiale alle Torri di viale Marche? Il sintomo di una rissosità diffusa, che da Lunetta minaccia di propagarsi al resto della città, assediata dal carovita e smagliata nella sua trama sociale. Così secondo Lidia Bertellini, impegnata da anni nella promozione del quartiere, anche attraverso l’associazione “Vivere la città”.
Quartiere sfaccettato, Lunetta, nato male e gestito peggio: «Nato male per l’altissima concentrazione di alloggi popolari, che ha ostacolato l’insediamento di una comunità diversificata, di operai e professionisti, borghesia e fasce basse – argomenta Bertellini – Sia chiaro, mi spiace tantissimo dell’episodio delle Torri, e sono orgogliosa di vivere a Lunetta, per cui mi sono sempre spesa, ma la situazione del quartiere non è stata gestita, e adesso i nodi arrivano al pettine».
A segnare l’identità di Lunetta, anche la teoria di etichette e stereotipi che hanno via via allargato la distanza tra il quartiere iperpopolare e il resto della città, scavando un confine sempre più profondo tra “noi” e “loro”, e scoraggiando quella diversificazione sociale a cui si riferisce Bertellini. Nonostante gli spazi verdi e la dimensione di comunità. Dimensione faticosa, sempre in bilico tra inclusione e implosione, ma vivace, una giostra di accenti e culture.
«Come se ne esce? Il guaio è che la toppa rischia di allargare il buco se non si agisce adeguatamente – risponde Bertellini – La prima cosa da fare dovrebbe essere alienare gli appartamenti Aler, venderli assegnando la priorità a chi già ci abita, magari attraverso una formula di affitto con riscatto. Così si responsabilizzerebbero gli inquilini». È preoccupata, Bertellini, anche per i duecento alloggio popolari attualmente sfitti, teme che possano essere occupati abusivamente.
Che poi il microcosmo di Lunetta incrocia e amplifica dinamiche generali, riverberando inciampi e affanni diffusi: «La verità è che la gente ha sempre meno soldi in tasca, i bonus governativi non possono tradursi in elemosina, occorre aumentare stipendi e pensioni». Occorre ridare fiato e prospettiva.