Grandine come pugni: a Marmirolo e Porto scia di tegole e vetri rotti
Questa volta la grandinata si è accanita a nord del capoluogo, bersagliando Porto Mantovano e Marmirolo. Stesso copione di mercoledì sera: chicchi grossi come mele, arance, pugni, palline da tennis, scagliati giù dal cielo a più di cento chilometri orari. Un bombardamento. A differenza di mercoledì, quando la burrasca non era prevista, della tempesta tra giovedì e venerdì (21 luglio) si aveva il sospetto, ma alle quattro di notte (quasi a scavalco col mattino) ha strappato tutti bruscamente dal sonno.
Così anche i sindaci di Marmirolo e Porto, Paolo Galeotti e Massimo Salvarani, ancora impegnati a mappare i danni e raccogliere segnalazioni. Appena la furia di ghiaccio si è placata un po’, entrambi si sono avventurati per le strade per accertarsi che non ci fossero alberi, pali e cartelloni abbattuti a ostacolare la viabilità. Per fortuna hanno incontrato solo foglie e rami. Tante foglie e tanti rami. I danni a tetti, finestre, e auto sono affiorati alla luce piena del giorno. E ci si è subito rimboccati le maniche.
A Marmirolo il sindaco ha attivato il centro operativo comunale e il gruppo di protezione civile per evento “a rilevante impatto locale”, come recita la burocrazia. L’impatto è leggibile nella scia di vetri infranti, tegole soffiate via e carrozzerie ammaccate. «Fortunatamente non risultano danni a persone – rassicura Galeotti – Gli immobili comunali? Qualche lucernario rotto al palazzetto dello sport, al palatennis, alla scuola materna e in municipio. Per il resto una strage di auto e diversi pannelli fotovoltaici».
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Situazione analoga a Porto Mantovano. «Abbiamo riscontrato qualche infiltrazione in un magazzino di Asep, dei danni alle coperture, vetri rotte e tegole cadute in alcune palazzine dove ci sono degli appartamenti comunali – riferisce Salvarani – e continuano a segnalarci ammaccature e vetri rotti per tante auto private, così come per i pannelli fotovoltaici».
Abbastanza perché i due sindaci rilancino la richiesta formulata a nome di tutti gli amministratori interessati da Pietro Chiaventi (Goito): «La Provincia deve intercedere con la Regione per lo stato di calamità». Sperando che il cielo non abbia in serbo altre sassate.