Sotto Palazzo Costanzi a Trieste avanzi portuali romani
TRIESTE. Palazzo Costanzi, elegante edificio neoclassico ospite di alcuni servizi comunali e di una sala espositiva, tributa il definitivo adieu al bar, che, dopo alcuni anni di chiusura, vedrà i suoi 65 metri quadrati trasformati in ufficio. Ma attenzione: i lavori, necessari per cambiare aspetto e vocazione a quel pianterreno, saranno seguiti con molto interesse dalla Soprintendenza, che ritiene, avendo buone possibilità di prenderci, probabile la presenza di tracce portuali romane sotto lo stabile ottocentesco.
Torneremo su questo suggestivo tema, non appena avremo ricordato che le finanze municipali armeranno 255.000 euro per cancellare ogni ricordo dell’antico bar, punto di ritrovo dei comunali in rapida trasferta dall’attiguo “palazzo di vetro”. La delibera di Elisa Lodi, assessore ai Lavori pubblici, racconta di uno spazio totalmente da recuperare, segnato dagli anni di chiusura e dall’umidità di risalita. Il cattivo stato di conservazione obbliga a rifare gli intonaci, i serramenti, gli impianti elettrico-idrici, il pavimento. Avanti con pareti in cartongesso, con il controsoffitto, con la nuova illuminazione. Il tutto per ottenere tre uffici. Il recupero - secondo la relazione del progettista Alessandro Mosetti accreditata dal dirigente dell’Edilizia pubblica Barbara Gentilini - richiederà un semestre.Poichè siamo alla fase di fattibilità tecnico-economica, si attenderà quella definitivo-esecutiva per poi andare in gara.
Il palazzo prospetta i fronti, oltre che su passo Costanzi, su via della Muda vecchia e su via del Teatro romano. Le prime notizie su questo edificio risalgono al 1815, quando la famiglia Costanzi affidò il progetto a Pietro Nobile: durante i lavori - la testimonianza è autorevole perchè proviene da Domenico Rossetti - emersero le vestigia portuali romane prima richiamate, gradinate d’approdo e colonnine d’attracco quando la linea di costa toccava il colle di San Giusto. Banchine che però vennero risucchiate dalle fondamenta del costruendo palazzo. Dai Costanzi la proprietà passò Daniele Caroli, che chiamò un altro architetto di punta, Valentino Valle, ad ampliare la struttura. Per il primo utilizzo pubblico bisogna attendere il 1901, quando il palazzo accolse la civica ragioneria. Ma l’ingresso nel patrimonio immobiliare municipale avverrà nel 1955, mediante la vendita effettuata dall’ultimo proprietario privato, l’ingegner Umberto Fonda.