Allarme sicurezza sul posto di lavoro e il rebus dei controlli, i sindacati denunciano: «Ci sono pochi ispettori»
UDINE. Anche in Friuli Venezia Giulia mancano ispettori e, di conseguenza, i controlli sul rispetto delle norme di sicurezza nei posti di lavoro. Se sollecitati a intervenire dai lavoratori possono passare mesi prima che l’iter si chiuda, nella stragrande maggioranza dei casi, con il pagamento di una sanzione. «A cosa serve un istituto del genere che porta a casa i soldi e noi sulla sicurezza siamo peggio di prima».
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Venerdì 21 ottobre, a Udine, il segretario territoriale di Udine della Uil, Luigi Oddo, l’ha sottolineato assieme ai colleghi Emiliano Giareghi della Cgil, Renata Della Ricca della Cisl e i rappresentanti aziendali per la sicurezza, che oggi sfilano in piazza Santi Apostoli, a Roma.
La mancanza di ispettori va di pari passo con l’aumento degli infortuni sul lavoro: nell’ultimo anno in regione sono passati da 10.094 a 11.488 unità. Cinque i mortali contro i 16 dello scorso anno.
La denuncia
La scarsa vigilanza è uno dei temi indicati nel dossier che Cgil, Cisl e Uil presenterà al nascente Governo Meloni. «Volutamente il problema non viene risolto dalla politica e da chi governa, non ce l’ho con gli ispettori delle Asl perché anche loro subiscono gli ordini».
Oddo l’ha precisato prima di indicare cosa succede quando i lavoratori inviano le segnalazioni: «Se in un’azienda ci sono cinque anomalie, due leggere e tre pericolose, che si fa?, si è chiesto il segretario territoriale di Udine della Uil prima di aggiungere: «L’azienda si impegna a sanarle, ma non lo fa. A quel punto i lavoratori presentano la denuncia e arriva l’ispettore che ribadisce la correttezza della segnalazione. Non succede nulla, torna l’ispettore e sanziona l’azienda, la quale paga ma il pericolo rimane».
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Descritto l’iter, Oddo, rivolgendosi alla platea, si è chiesto: «A cosa serve un istituto del genere che porta a casa i soldi e noi sulla sicurezza siamo peggio di prima?». Da qui la proposta: «È più efficiente uno sciopero indetto dai lavoratori nella giornata in cui fanno la segnalazione. Piuttosto di aspettare mesi, il blocco del reparto è un risultato immediato». Nell’invocare una sterzata sui controlli, Cgil, Cisl e Uil concordano sulla necessità di promuovere la cultura della sicurezza sul lavoro. Nelle conclusioni Oddo ha raccolto le richieste dei rappresentanti per la sicurezza (Ris e Rist) nelle aziende regionali che hanno sollecitato una maggiore cultura della sicurezza e quindi dei rischi.
Le richieste
«Dietro ai numeri ci sono persone, in questo momento calano gli infortuni mortali ma per pochi che siano sono sempre troppi».
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Il segretario territoriale della Cgil ha detto chiaramente che l’impegno del sindacato non basta, per risolvere i problemi devono intervenire le istituzioni: «Devono fare di più – ha ripetuto Giareghi – a partire dall’aumento degli organici degli enti di controllo e degli organi ispettivi. «Per anni si è pensato a tagliare i finanziamenti nelle pubbliche amministrazioni che hanno prodotto la riduzione progressiva del personale degli enti preposti ai controlli della sicurezza nei luoghi di lavoro» recita il documento comune dove viene evidenziato che, a livello nazionale, «l’organico Inail, dal 2010, è diminuito di 2 mila unità: gli ispettori sono ormai ridotti a poco più di 200».
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Anche i dipartimenti di prevenzione delle Aziende sanitarie , dal 2009 al 2020, hanno perso 3 mila addetti. E le aziende, parimenti a quanto accade sul versante fiscale, spesso eludono l’applicazione delle norme. Peccato che a pagare dazio siano i dipendenti». Giareghi riconosce che l’attenzione per la sicurezza e quindi il rispetto delle regole spetta anche ai lavoratori i quali, alle volte, per stanchezza o per sottovalutazione del pericolo non lo fanno». Senza contare che «il lavoratore è ricattabile».
La patente a punti
Tra le proposte avanzate dalla sede della Cgil, a Udine, c’è anche l’istituzione della patente a punti per le aziende. A illustrarla è stata la segretaria territoriale della Cisl, nel far notare che l’assegnazione dei punti corrisponde all’assenza di infortuni. E se la stessa azienda diventa teatro di un infortunio perde il punto guadagnato in precedenza.
In questo gioco del dare e avere, l’azienda non virtuosa non ha diritto ai contributi statali che, invece, «vengono concessi alle aziende virtuose, quelle che nel biennio 2020-2021 non hanno registrato infortuni sul lavoro, sotto forma di sconto al premio Inail pari al 5,68 per cento». Della Ricca cita i rifermenti normativi, nel ricordare che Udine è la provincia più colpita dagli infortuni mortali. Quattro su cinque si sono verificati in Friuli. Allo stesso modo la Cisl chiede «più formazione per tutti ei lavoratori perché questo è l’unico modo di promuovere la cultura della sicurezza».
Non a caso la segretaria Della Ricca ritiene indispensabile che nelle scuole, a partire dai primi anni, venga introdotta al materia salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. «Partendo dai corsi di formazione e dall’addestramento dei giovani si può fare prevenzione. I lavoratori devono essere formati», ribadisce la segretaria territoriale della Cisl nel ricordare che il maggior numero degli infortuni si registra nel manifatturiero e nelle costruzioni.