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Dal 1945 al governo Meloni, tutti i nomi dei ministri eletti in regione: dopo 33 anni è il turno di Luca Ciriani

Il Friuli torna ad avere un proprio rappresentante al Governo a distanza di 33 anni dall’ultima volta. Era il 1989, infatti, quando Giorgio Santuz varcò i cancelli di palazzo Chigi per vestire i panni del ministro dei Trasporti nel Governo De Mita e diventare noto, poco dopo, per una polemica con il suo collega, il socialdemocratico Enrico Ferri, sul limite di velocità in autostrada.

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Questa volta, invece, sarà il senatore Luca Ciriani, dopo il giuramento al Quirinale, a entrare ufficialmente al Governo al fianco di Giorgia Meloni. La neo presidente del Consiglio lo ha infatti scelto come nuovo ministro dei Rapporti con il Parlamento beffando in extremis il “moderato” Maurizio Lupi.

Un nome, quello di Ciriani, che permette, come accennato, al Friuli di cancellare oltre un trentennio di assenza dalle stanze governative e alla provincia di Pordenone – di cui il senatore è espressione diretta – di dimenticare un’astinenza che durava addirittura dal 1947 con il sacilese (di nascita) Luigi Gasparotto.

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La carriera e la scelta

La conferma di Ciriani nel ruolo di capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, a inizio settimana, aveva portato a un calo, teorico a questo punto, delle chance di entrare al Governo. Perchè mai prima di ieri era accaduto che un presidente di gruppo appena eletto venisse promosso nell’esecutivo dovendo, quindi, lasciare il proprio incarico in Aula. Meloni, prima presidente del Consiglio donna della storia d’Italia, ha invece modificato anche questa consuetudine. Due volte, peraltro, considerato come anche il secondo capogruppo del partito, Francesco Lollobrigida alla Camera, sia stato promosso nelle vesti di ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare.

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Con l’ingresso al Governo, in ogni caso, Ciriani corona una carriera politica di prim’ordine, tutta all’insegna della destra e di un cursus honorum classico e lineare. 55 anni, iscritto fin da giovane all’Msi, passa poi in Alleanza Nazionale e nel 1995 diventa consigliere comunale di Fiume Veneto.

Tre anni dopo, quindi, entra, da consigliere regionale eletto, nella giunta di Roberto Antonione a piazza Oberdan. Confermato nel 2003 e nel 2008 – questa volta con il Popolo della libertà –, con Renzo Tondo è il nuovo vicepresidente della Regione e viene rieletto anche nel 2013. Segue Meloni nella nuova avventura di Fratelli d’Italia e nel 2018 stravince il collegio di Udine e Pordenone entrando al Senato dove è scelto come capogruppo. Il resto è storia recente.

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Ciriani diventa uno dei bracci desti della neo presidente del Consiglio, vince senza patemi l’uninominale unico per palazzo Madama alle elezioni del 25 settembre, torna a ottenere il ruolo di capogruppo al Senato e da questa mattina alle 10 (con il giuramento) quello di ministro.
 

Uscente e sottosegretari

Per un Ciriani che festeggia l’ingresso al Governo c’è uno Stefano Patuanelli che – dopo aver guidato il dicastero dello Sviluppo economico nel secondo esecutivo di Giuseppe Conte e quello delle Politiche agricole con Mario Draghi – da questa mattina cessa ufficialmente il suo incarico e torna senatore semplice non essendo stato nemmeno eletto alla vicepresidenza di palazzo Madama. Chiusa la partita sui ministri, adesso si apre quella per i posti di sottogoverno. Il primo a sperarci all’Istruzione – dopo il come previsto nulla di fatto per la guida del ministero – è il leghista Mario Pittoni, responsabile cultura del Carroccio.

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Non paiono essere basse, quindi, nemmeno le chance di Vannia Gava, deputata e sottosegretaria all’Ambiente nel primo Governo Conte e alla Transizione ecologica in quello Draghi, mentre vanno valutate, adesso, le possibilità di Walter Rizzetto che potrebbe anche finire alla guida della Commissione Lavoro di Montecitorio. Attenzione, infine, a Forza Italia. Silvio Berlusconi e Antonio Tajani hanno promesso, da tempo, a Sandra Savino un posto da sottosegretaria come forma di compensazione per non aver ottenuto in regione, per Forza Italia, nemmeno un collegio uninominale alle ultime Politiche. Resta da vedere se il leader azzurro e il neo ministro degli Esteri manterranno la parola data nelle prossime settimane.

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