Wärtsilä, in duemila in piazza per Trieste: «Una risposta all’arroganza di chi sfrutta e se ne va»
TRIESTE. Lo striscione del Consiglio di Fabbrica della Grandi Motori era lì, srotolato sotto la Prefettura, a testimoniare la storia di quello stabilimento. È in difesa di quella storia, di quei posti di lavoro che il gruppo Wärtsilä intende cancellare, ma anche di tutto il tessuto industriale cittadino, che questo giovedì quasi duemila persone si sono riunite in piazza Unità d’Italia. Hanno risposto all’appello lanciato dai sindacati a unirsi in presidio. «Vedere tanta partecipazione ci ha commosso, ora servono risposte e se non arriveranno siamo pronti allo sciopero generale», hanno anticipato Cgil, Cisl e Uil.
In quella piazza, sotto un sole cocente che certamente non ha agevolato la partecipazione, accanto ai lavoratori - anche quelli di Principe e Flex - c’erano il vescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi e il vicario don Ettore Malnati, il sindaco Roberto Dipiazza, l’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen e diversi consiglieri comunali e regionali in rappresentanza di tutti gli schieramenti politici. «Sono molto vicino al mondo del lavoro, e davanti a questa crisi incomprensibile e ingiustificabile ho avvertito il dovere di essere in piazza accanto a questi lavoratori», ha spiegato Crepaldi.
Una rappresentanza dei sindacati confederali intorno alle 15.40 è stata ricevuta dal prefetto Annunziato Vardè. Al rappresentante del Governo, Cgil Cisl e Uil hanno consegnato un documento che comprende un’analisi della situazione triestina e formula alcune proposte. Vardè si è impegnato a trasmetterlo alle istituzioni locali e nazionali. Di seguito il prefetto ha ricevuto anche i rappresentanti delle Usb.
Il segretario generale della Cgil provinciale Michele Piga - che aprendo il suo discorso in piazza ha espresso vicinanza ai lavoratori e ai volontari impegnati nella gestione dell’emergenza scaturita dall’incendio - ha ricordato come parlando di realtà come Wärtsilä «stiamo parlando di fabbriche impegnate in settori strategici, già coinvolte da investimenti pubblici. Se ci sono imprese farabutte che tradiscono il territorio, vogliamo ci sia un piano B, che punti a nazionalizzare e difendere le produzioni strategiche dell’Italia».
I sindacati dunque, se Wärtsilä non dovesse fare marcia indietro, chiedono un intervento diretto dello Stato. «Per un piano B servono però progettualità, idee, - ha sottolineato Piga - e non esistono idee vecchie o nuove come le ha definite qualcuno, ma idee buone su cui costruire un progetto condiviso dalle forze sociali, dalle forze politiche e dalle istituzioni locali. Servono l’impegno, la costanza, il sacrificio e la competenza, quei valori che i lavoratori di Wärtsilä, Flex e Principe hanno sempre dimostrato. Noi non escludiamo - ha concluso il segretario Cgil -, se non dovessero arrivare delle risposte, uno sciopero generale del territorio».
Prendendo la parola, il segretario generale della Uilm Trieste Antonio Rodà ha invece evidenziato come serva «dare una risposta forte all’arroganza delle multinazionali che vengono qui, sfruttano, chiudono e se ne vanno senza pagare il conto per gli aiuti che hanno ricevuto, per un territorio che è sempre stato a supporto e per il sacrificio dei lavoratori».
Rodà si è appellato alla cittadinanza, a «una risposta forte e corale, perché la desertificazione industriale significa impoverire tutto il territorio e togliere prospettive ai nostri figli. Non possiamo cullarci solo nell’arrivo delle navi da crociera, serve lavoro quotidiano nelle fabbriche e le fabbriche sono dei lavoratori, sono patrimonio del nostro territorio e non della multinazionale di turno che le amministra».
I sindacati hanno dato testimonianza dei segnali di solidarietà e di vicinanza che i triestini, ogni giorno, consegnano ai lavoratori diretti e indiretti impegnati nel presidio permanete davanti ai cancelli dello stabilimento di Bagnoli della Rosanadra. «Il primo giorno di presidio - ha raccontato Fabio Kanidisek della Fim Cisl - si è presentato un ex collega 85enne, in pensione dal 1985. Con la sua vespa ci ha tenuto a venire fin lì, sotto il sole, a dimostrare la sua solidarietà, perché la Grandi Motori ha fatto la storia industriale di questa città».
E ancora Kanidisek: «Per il saccheggio dei cantieri negli anni Sessanta le bandiere triestine erano listate a lutto, ma questa volta, dopo quello che ha fatto Wärtsilä Corporation, dovremmo riempire piazza Unità di tricolori listati a lutto, perché il colpo inferto a Trieste è un colpo anche alla dignità dell’Italia e del nostro Governo».
Al presidio in piazza c’erano, tra gli altri, anche dipendenti di Fincantieri, di Leonardo, lavoratori impegnati nel Porto di Trieste e nell’amministrazione pubblica. Duro il segretario dell’Usb Sasha Colautti, tra l’altro ex dipendente proprio di Wärtsilä. «Non possiamo subire la sconfitta e il ricatto - ha urlato alla piazza -: la fabbrica deve essere costantemente presidiata. Loro aspettano che i lavoratori si stanchino, invece non bisogna mollare e, se necessario, bisogna occupare. Questa azienda deve capire che oltre i lavoratori c’è la città. Dobbiamo passare alla lotta: l’industria non si tocca».