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Il silenzio spettrale di Jamiano, case vuote e campi bruciati: il paese abbandonato da quasi tutti i suoi 200 abitanti

DOBERDO’. È passato da poco mezzogiorno quando il silenzio quasi spettrale in cui è immerso il paese, rotto solo dal rumore degli elicotteri e dei Canadair, ancora pieno di fumo, viene interrotto da un tuono. Una granata della Prima guerra mondiale è esplosa a 300-500 metri dalla strada, nel campo bruciato a valle delle case. Per fortuna non si sono sentite sibilare le schegge, le case e i muretti hanno fatto da protezione.

Incendi sul Carso isontino, la testimonianza: "Scappato con mia moglie, mia mamma e il cane" foto da Quotidiani localiQuotidiani locali

È Jamiano il giorno dopo, un panorama desolante di case abbandonate, sfollate, e campi secchi misti ad aree bruciate dove solo il canto asfissiante delle cicale e il caldo torrido riportano un barlume di normalità. Passano pochi minuti e in lontananza si sente esplodere un’altra granata, per fortuna è lontana. Il caldo è soffocante ma non c’è sole pieno, il fumo ha creato una coltre di nebbia.

Incendio sul Carso, la testimonianza di un coltivatore: "Ho perso tutto, era come in guerra"foto da Quotidiani localiQuotidiani locali

Fa impressione vedere aggirarsi per il paese con aria persa alcuni degli abitanti che mercoledì sono stati sfollati perchè le fiamme stavano minacciando le case e che ieri sono tornati per vedere come vanno le cose e per riprendere oggetti o altro. Sembra di vivere in diretta un film di fantascienza in un paese fantasma. A Jamiano vivono circa 200 anime, mercoledì se ne sono andati via quasi tutti, sono rimasti solo alcuni giovani a combattere il fuoco con i volontari. In 19 sono quelli che hanno chiesto assistenza, 8 sono stati ospitati a Gradina, 11 sono stati sistemati a Fogliano al vecchio hotel Al Commercio.

Incendi sul Carso goriziano, la volontaria: “Il fumo qui è molto pericoloso"foto da Quotidiani localiQuotidiani locali

Tutti gli altri sono andati da parenti, genitori o amici in altre zone. Come Erik Peric, che questo giovedì mattina è tornato a casa. È nell’orto, sta raccogliendo quel che è rimasto risparmiato dal caldo e dal fuoco. «Quattro zucchine, due pomodori - racconta da dietro la rete che divide la strada dal campo - ieri non sono riuscito a prendere tutto. Sono uno sfollato anch’io, ma sono andato a dormire dai miei genitori a San Giovanni di Duino. Oggi la situazione è migliore. Lavoro in una ditta alla Cartiera Burgo, una delle poche rimaste aperte. Dopo pranzo inizio il turno».

Anche Fabio Leghissa, 43 anni, che abita poco distante nella casa più in su coltiva zucchine e patate. Ma il suo campo, più a valle, è andato bruciato. «Ho perso tutto il raccolto di zucchine e patate, non ho più niente - racconta - sono rimasto qui a difendere la casa di mia mamma che ha 72 anni e della nonna che ne ha 92. Loro le abbiamo portate via io sono rimasto con un amico a vigilare».

Fabio è anche componente dell’associazione culturale locale, vive da qualche tempo a Lubiana ma torna sempre nella casa di origine. «Ieri ho fatto i turni di notte con un amico - aggiunge - e quando vedevamo il fuoco che riprendeva avvisavamo i Vigili del fuoco. Qui a 20 metri dalla strada forestale che da Jamiano porta a Medeazza ieri è scoppiata una granata e si sono sentiti scoppi continui. Oggi va meglio. Ho dato una mano anche a un vicino di casa che ha sistemato una pompa in strada e ha salvato la sua casa».

C’è una salita che porta nella parte alta del paese, verso via Gregorcic, quella zona è tutta bruciata, sono annerite anche le insegne con i nomi della via e i paletti in plastica con i catarifrangenti sono piegati a terra, squagliati dal fuoco. Dal balcone della casa di Igor Croselli, 53 anni, ex artigiano e ora distributore di stampa la vista del bosco bruciato è impressionante. «Questa è la valle di Brestovica - indica Croselli - e il panorama dopo il fuoco è spettrale. Sembrava andasse bene ieri sera, ma appena sono andati via elicotteri e Canadair è tornato l’inferno. Io ero scappato con la mamma, mia moglie e il cane. Ho lasciato qui solo le galline». Tre le galline, Igor le ha ritrovate tutte vive ieri mattina nonostante le fiamme in giardino : «Si sono rifugiate sotto il contenitore dell’acqua, e per fortuna che c’era il vicino che è rimasto qui salvando la sua casa e la mia».

La strada continua fino al cimitero, e la visione diventa desolante. Il fuoco ha attaccato l’interno del campo santo, le tombe sono state lambite dalle fiamme. Le lapidi sono annerite, un cipresso è andato bruciato, di un altro è rimasto solo un moncone. Tutto coperto dalla cenere nera, un senso di lutto ancora più profondo

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