“Lobby nera”, la procura di Milano chiede la proroga per indagare ancora: tra nuovi iscritti anche i leghisti Ciocca e Bastoni
MILANO. Erano comparsi nelle puntate delle videoinchiesta giornalistaca di Fanpage sulla presunta esistenza di una «Lobby nera» ma non si sapeva se fossero indagati dalla procura di Milano. Almeno fino a oggi. L’eurodeputato della Lega Angelo Ciocca, il collega di partito e consigliere regionale Max Bastoni, la consigliera comunale a Milano di Fratelli d’Italia Chiara Valcepina e l’esponente di Lealtà Azione Riccardo Colato compaiono nella richiesta di proroga delle indagini formulata dal pm Giovanni Polizzi al gip di Milano. Insieme a loro sono presenti, come emerso fin dalle prime battute delle indagini condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Gdf, l’europarlamentare di Fdi Carlo Fidanza (auto sospeso da tutti gli incarichi di partito), l’esponente della destra radicale, il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini, la sua collaboratrice Lali Panchulidze e il commercialista Mauro Rotunno. Tutti sono indagati, a vario titolo, con le ipotesi di reato di finanziamento illecito al partito e riciclaggio.
Il pm Polizzi con il collega Piero Basilone (oggi procuratore di Sondrio) ha aperto l'inchiesta lo scorso ottobre e ha chiesto al giudice altri sei mesi per indagare, anche perché si tratta di una «vicenda complessa» nell'ambito della quale «si ritiene necessario acquisire ulteriori elementi utili a corroborare gli elementi probatori sinora rilevati». E anche con «l'esame della copiosa documentazione già acquisita» con le perquisizione eseguite dai finanzieri a carico di Jonghi Lavarini, il commercialista Rotunno e la presidente dell’Associazione culturale Italia - Georgia - Eurasia (AcIGEa) Panchulidze.
Dal lavoro di un giornalista “infiltrato” era venuto a galla un presunto sistema di "lavanderia", di cui ha parlato Jonghi Lavarini, per pulire soldi versati in nero destinati alla campagna elettorale delle ultime amministrative milanesi e usati anche per altre elezioni. Era stato il “barone nero”, come è emerso dalla prima puntata della videoinchiesta, a presentare Carlo Fidanza al giornalista e l'eurodeputato gli avrebbe spiegato, come è risultato dal video, che poteva contribuire alla campagna elettorale versando sul conto corrente o «se è più comodo fare del black», del «nero», tanto, come ha detto Jonghi Lavarini, ci sono una «serie di lavatrici» per il finanziamento. Nella seconda puntata era stata tirata in ballo anche la Lega e i suoi legami con la galassia dell’ultradestra. Al centro sempre la figura di Jonghi Lavarini, questa volta impegnato, a organizzare incontri con Bastoni e Ciocca, vicini a Lealtà Azione, appuntamenti per raccogliere finanziamenti per la campagna elettorale e per presentare i candidati.
Dall’atto di richiesta di proroga delle indagini, notificato a tutti gli indagati, si evidenzia poi che i reati contestati sarebbero stati «commessi in data anteriore e prossima al 30 settembre 2021». Il giorno in cui era avvenuta la consegna della valigia che doveva contenere i fondi neri per finanziare la campagna elettorale di alcuni candidati di Fratelli d’Italia. «Rosso come il sangue, rosso come il fuoco», era stata la parola d’ordine pronunciata dal cronista “infiltrato”. Poi, come si è visto nel filmato, Panchulidze ha prelevato fisicamente il bagaglio. All’interno, però, al posto dei soldi c’erano solo libri contro l’Olocausto e sulla Costituzione italiana.