Il messaggio di Libera: la cultura della legalità deve iniziare a scuola
MANTOVA. Sono 1.055 le vittime innocenti delle mafie dal 1996 ad oggi registrate nell’elenco dell’associazione Libera. Donne, uomini e bambini le cui vite si sono interrotte bruscamente perché entrate in contatto con la violenza spietata del crimine organizzato.
«Non sono state le vittime a trovarsi nel posto sbagliato – sottolinea Maria Regina Brun, rappresentante di Libera – ma è stata la mafia a trovarsi nel momento errato in luoghi frequentati da innocenti». Persone, ognuna con la propria storia e il proprio vissuto, ricordate con nome e cognome durante la 27esima Giornata nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, organizzata dal coordinamento provinciale di Libera con la collaborazione di Comune e Provincia di Mantova, dell’Osservatorio e della Consulta sulla legalità. Un appuntamento che quest’anno ha puntato l’attenzione sulla Terra, sulla coltura e la cultura delle coscienze caratterizzando l’evento con lo slogan “Terra mia. Coltura - Cultura”.
In sala studenti e insegnanti, perché la cultura della legalità è importante che venga affrontata anche sui banchi di scuola per sensibilizzare le nuove generazioni. «È compito della famiglia, della scuola e delle istituzioni proporre iniziative sulla legalità – sottolinea l’assessore Alessandra Riccadonna – per questo anche il Comune proporrà nel mese di maggio iniziative in tal senso. Alla biblioteca Baratta ci sono un angolo dedicato alla legalità e consigli di lettura sul tema».
Testimonianze scritte ma anche dirette, come quella di Alfio Curcio, gestore di terreni confiscati alla mafia nelle province di Catania e Siracusa e presidente della cooperativa sociale “Beppe Montana Libera Terra”. Lavoratori, ma anche i ragazzi possono fare un’esperienza su beni e terreni confiscati alla mafia, partecipando a campi di impegno e formazione. «Sui nostri agrumeti possono avvicinarsi al lavoro in cooperativa e dedicarsi anche alla formazione incontrando magistrati, avvocati, familiari di vittime innocenti di mafia e apprendere dalle loro esperienze».