MANTOVA. La convocazione è arrivata via mail. Destinatari: i medici mantovani di medicina generale. Mittente: il coordinamento delle Coccarde Gialle, il movimento spontaneo nato alcuni mesi fa in piena pandemia che raccoglie il malcontento dei medici di famiglia – alcuni dei quali ex appartenenti a diversi sindacati – che vogliono attirare l’attenzione sulla loro condizione e proporre accorgimenti alle istituzioni. Contro la carenza di medici di famiglia anche in territorio mantovano e contro la burocrazia che ingessa l’assistenza ai pazienti scendono in piazza anche i camici bianchi.
La protesta è fissata per sabato 26 marzo a Milano davanti a Palazzo della Regione. Francesco Briatico, con ambulatorio a Mantova, spiega chi sono le Coccarde gialle: «È un movimento nato a gennaio con il passa parola tra i medici per segnalare il disinteresse della politica per la medicina del territorio. Sabato a Milano la rappresentanza mantovana sarà composta da una decina di medici».
Nella lettera inviata ai colleghi si parla di «notizie distorte che circolano sui media per screditare la categoria. Alcuni assessori hanno bollato come nullafacente l’intera categoria. Noi, al contrario, abbiamo sempre lavorato con grande impegno. Durante la pandemia i medici di medicina generale hanno pagato un prezzo altissimo in termini di morti e malati». Ma nel mirino ci sono soprattutto la burocrazia e «i compiti impropri che stanno sottraendo sempre più tempo alle necessità assistenziali. Molti colleghi stanno abbandonando la professione a causa di queste difficoltà. La medicina del territorio rischia una crisi senza precedenti». Secondo le Coccarde Gialle[…] di questo passo entro cinque anni il 40% dei cittadini sarà senza medico di fiducia e sarà costretto a ricorrere a prestazioni private pagando di tasca propria. A scatenare il malumore anche l’audizione, il 23 febbraio scorso al Pirellone, dei rappresentanti delle Coccarde Gialle lombarde in commissione sanità regionale. Erano presenti cinque medici provenienti da Bergamo, Brescia, Milano, Mantova e Cremona. I sanitari hanno esposto alcune delle problematiche che affliggono da anni la professione. Tra queste, l’inefficienza dei sistemi informativi della Regione, il non aver progettato per tempo il ricambio generazionale, la perdita di ruolo del medico di medicina generale con frequente abbandono della professione e la difficoltà per i giovani laureati di considerarla ancora appetibile.
Infine una critica all’assessore regionale al welfare Letizia Moratti: «Recentemente ha detto che i medici di base mancano per una questione di organizzazione, non di numeri. Lavorano per un numero di ore profondamente diverso rispetto a chi lavora all’interno delle strutture ospedaliere e sanitarie. Questo ovviamente è quello che crea la percezione di carenza».