Добавить новость


World News


Новости сегодня

Новости от TheMoneytizer

Astutillo Malgioglio, il portiere che aiutava gli ultimi

No, per chi il calcio lo vede ancora come roba da Colosseo uno così è da tenere alla larga, da odiare come sanno odiare quei tifosi che si fanno forza con la logica del branco e dello squadrismo, un po’ fascisti e un po’ cretini. Uno così non può piacere agli allenatori ancorati al motto dell’«omo ha da puzzà», del calciatore che non si può distrarre con le cose del mondo, che deve sempre e solo occuparsi di pallone o al massimo di gnocca ma solo d’estate o di nascosto quando scappa dal ritiro.

Uno così a un certo punto deve fare uno slalom disperato in un ambiente triviale pieno di pregiudizi e coglionerie. E per fortuna che ogni tanto, soprattutto alla fine, trova il meglio, qualche abbraccio e un pizzico di solidarietà che fa breccia nell’indifferenza di questo mondo a due facce, dove quella feroce spesso ha la meglio.

L’INCONTRO SPECIALE
Uno così ha un nome che non si può dimenticare, Astutillo Malgioglio, e fa il portiere. Prima in una squadra minore della sua Piacenza, poi nel settore giovanile del Bologna, quindi a Brescia, Pistoia, sulle due sponde del Tevere, all’Inter e all’Atalanta. Astutillo è bravo, il ct della Nazionale Under 21 Azeglio Vicini, fra il 1979 e il 1980, lo convoca come riserva di Giovanni Galli e anche se non giocherà mai quel soffio di azzurro resta una carezza in una carriera più che dignitosa che conosce il periodo migliore negli anni Ottanta. La storia di Astutillo, che gli amici chiamano Tito, ha una svolta la sera della vigilia di Natale del 1977. Sta giocando a Brescia in Serie B e il pubblico gli vuole bene, i compagni pure, in allenamento si impegna e in campo non tentenna, mai una sbavatura. È un portiere che dà sicurezza ma è soprattutto un ragazzo già grande, ben oltre quei 19 anni che per molti sono quelli della beata spensieratezza. Astutillo è un uomo vero e quella sera alcuni amici lo invitano a far visita a un centro per bambini cerebrolesi. Ci va con la fidanzata Raffaella e quel giorno diventa il giorno dei giorni, quello dopo il quale nulla sarà come prima. «Mi impressionò la loro emarginazione, – ha raccontato di recente – l’abbandono, il menefreghismo della gente. Fu un’emozione fortissima, un pugno nello stomaco».

Astutillo e Raffaella hanno appena avuto una bambina, Elena, ma non riescono a smettere di pensare a quelle ragazze e ragazzi meno fortunati. Così si mettono a studiare, acquistano i macchinari che servono per aiutarli. Astutillo prenderà la laurea in medicina, la moglie il diploma all’Isef, l’Istituto superiore di educazione fisica. I due aprono una palestra e la chiamano con le iniziali di famiglia: Era per Elena, Raffaella, Astutillo e aggiungono ’77, l’anno della “folgorazione”.

IL PRIMO “SCHIAFFO”
Intanto in campo le cose vanno bene. Malgioglio dà un contributo decisivo alla promozione del Brescia in A nella stagione 1979-’80, poi l’anno successivo al ritorno in B cambia l’allenatore e al posto di Alfredo Magni arriva Marino Perani, uno di vedute strette. Primo atto, subito fuori il portiere che tutta Brescia ama così tanto che qualche tempo dopo sarà nominatoportiere bresciano del secolo”. Perani non ci gira intorno: «Quello pensa agli handicappati anziché parare». Ovviamente non è vero: Malgioglio è sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene dal campo di allenamento. Il Brescia finisce in C, Malgioglio va a Pistoia ancora in B per una stagione prima di riaffacciarsi in A, nella Roma giallorossa.

Qui trova un’altra pasta di uomini. Prima Niels Liedholm e poi Sven Goran Eriksson gli permettono, insieme con il presidente Dino Viola, di usare la palestra del centro sportivo di Trigoria per la rieducazione dei disabili. E il capitano Agostino Di Bartolomei spesso gli dà una mano. Gioca poco perché nelle gerarchie finisce dietro a Franco Tancredi e così dopo due stagioni decide di passare alla Lazio, che è in Serie B. Le cose però non vanno bene. Niente palestra per la rieducazione dei ragazzi, grande ostilità della società e gli ultrà gli spaccano l’auto a suon di colpi di mazza. Naturalmente nessuno ha visto niente, quando arriva la polizia tutti cadono dalle nuvole. Cominciano i cori beceri: «Bastardo romanista, sei il primo della lista». Gli ultrà rilasciano dichiarazioni del tipo «Se stai sempre con gli handicappati quando ce pensi ar pallone?». Poi passano a colpirlo anche negli affetti più cari, con il consueto coraggio del fascistello idiota affrontano in quattro o cinque la moglie al supermercato: «Sei la moglie del portiere Malgioglio, vero? Brutta zoccola, spiegalo a tuo marito che è una testa di cazzo». Poi se la prendono anche con la figlia davanti a scuola: «Sei una mongoloide come tuo padre».

In queste condizioni diventa dura andare avanti. Un giorno in curva compare uno striscione che rappresenta la goccia che fa traboccare il vaso. La Lazio sta perdendo in casa 4-3 contro il Vicenza, lui non è tranquillo, ha appena fatto una papera. Lo striscione recita così: «Torna dai tuoi mostri». Sbrocca e, a fine partita, si toglie la maglia, la calpesta, ci sputa dentro e la lancia in curva. In pratica decide di smettere con il pallone ma la dirigenza coglie la palla al balzo per la solita vigliacca strizzata d’occhio all’imbecille da curva. Così chiede addirittura la radiazione di Malgioglio, i giornali romani escono con titoli vergognosi tipo “Quella maglia non l’offenderà più”. I compagni si girano dall’altra parte, lui fa le valigie e torna a Piacenza, rassegnato a restare fuori da quel mondo dove stanno vincendo quelli del Ku Klux Klan. Fino a quando non gli arriva una telefonata da Giovanni Trapattoni, che sta allenando l’Inter che poi vincerà, con Astutillo vice di Walter Zenga, lo scudetto dei record: «Ho letto che abbandoni, è un peccato. Ripensaci. Se lo desideri, per uno come te all’Inter c’è sempre spazio. Il calcio ha bisogno di figure come la tua».

LA CHIAMATA DEL TRAP
Quasi stenta a crederci ma non ha dubbi. Accetta e ogni giorno va ad allenarsi duramente ad Appiano Gentile, si impegna come non mai. Ma alla sera torna sempre nella palestra dei ragazzi. Un giorno lo ferma uno dei tedeschi dell’Inter, Jurgen Klinsmann, e gli chiede dove vada ogni volta a fine allenamento. La risposta è una proposta: «Vuoi venire con me?». Klinsmann sale sul Maggiolone di Malgioglio e si trova a Piacenza nella palestra dove si respira la sofferenza ma anche tanto amore. Alla fine, quando Malgioglio fa per riaccompagnarlo scorge due occhi lucidi, lacrime che rigano il volto sotto quei capelli biondi e una mano tesa con un assegno da settanta milioni di lire (circa 36 mila euro ma con la rivalutazione oggi sarebbero più di 150 mila). «Jurgen veniva anche due volte a settimana – ha ricordato Malgioglio –. Veniva nelle case dei ragazzi, mangiava con loro, parlava coi genitori. Grande persona».

La solidarietà concreta di Jurgen fa da contraltare al diffuso (non nel Trap e fra i nerazzurri) menefreghismo dell’italico pallone. L’Associazione Calciatori fa una pessima figura quando apre una sottoscrizione tra tutti gli iscritti (oltre mille) per raccogliere fondi a favore dell’attività di Tito. Arrivano 700 mila lire (361 euro), che con notevole imbarazzo vengono girati a Malgioglio.

E arriva anche il giorno di ritrovare la Lazio sul campo. Le altre volte è in panchina, quasi non se lo filano. Stavolta no, stavolta Zenga non sta bene. È il 4 marzo 1990, si gioca al Flaminio perché all’Olimpico ci sono i lavori di adeguamento per i Mondiali. Su consiglio del presidente Ernesto Pellegrini e di Trapattoni, alla vigilia Malgioglio chiederà scusa per quello sputo nella maglia e lo farà con estrema sincerità: «Anche se provocato pesantemente, non avrei dovuto farlo». Porta un mazzo di fiori sotto la curva laziale ma piove di tutto: offese, radioline, bottiglie. Viene colpito al volto, sanguina, si fa medicare e gioca. L’Inter perde ma lui vince e quando il Trap lascia l’Inter fa ancora un anno all’Atalanta ma poi si ritira a Piacenza per assistere i suoi ragazzi. Solo che servirebbero soldi, che non ci sono più. L’associazione nel 2001 chiude, Malgioglio vende i macchinari, per un po’ continua a seguire i ragazzi a domicilio. Poi si arrende anche perché si ammala e per fortuna si riprende. Oggi organizza ancora iniziative benefiche per ragazzi come quelli che ha seguito. A Brescia gli vogliono un bene dell’anima, nel 1995 riceve il premio “Sportivo più”, nel 2018 il riconoscimento “Isupp”, acronimo di “Io sono una persona perbene”. Nel 2019 l’Inter lo chiama a San Siro: il vicepresidente Javier Zanetti gli consegna il premio Buu, altro acronimo, stavolta vuol dire “Brothers Universally United”, destinato a chi si distingue nella lotta al razzismo e alle discriminazioni. E questo è lo scudetto di Astutillo, il portiere che aiutava gli ultimi, un uomo buono. Un trofeo che si porta nel cuore ancor prima che sul petto. —

twitter: @s_tamburini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Читайте на сайте


Smi24.net — ежеминутные новости с ежедневным архивом. Только у нас — все главные новости дня без политической цензуры. Абсолютно все точки зрения, трезвая аналитика, цивилизованные споры и обсуждения без взаимных обвинений и оскорблений. Помните, что не у всех точка зрения совпадает с Вашей. Уважайте мнение других, даже если Вы отстаиваете свой взгляд и свою позицию. Мы не навязываем Вам своё видение, мы даём Вам срез событий дня без цензуры и без купюр. Новости, какие они есть —онлайн с поминутным архивом по всем городам и регионам России, Украины, Белоруссии и Абхазии. Smi24.net — живые новости в живом эфире! Быстрый поиск от Smi24.net — это не только возможность первым узнать, но и преимущество сообщить срочные новости мгновенно на любом языке мира и быть услышанным тут же. В любую минуту Вы можете добавить свою новость - здесь.




Новости от наших партнёров в Вашем городе

Ria.city
Музыкальные новости
Новости России
Экология в России и мире
Спорт в России и мире
Moscow.media










Топ новостей на этот час

Rss.plus