Clinica San Clemente di Mantova, si riparte. Mille interventi arretrati
MANTOVA. A metà marzo hanno chiuso le sale operatorie e gli ambulatori per la specialistica, tenendo aperti il punto prelievi e la radiologia per le urgenze.
Erano i giorni in cui il Poma e gli altri ospedali che fanno capo all’Asst di Mantova bussavano insistentemente al portone di viale Pompilio per chiedere la disponibilità di letti per ospitare i pazienti che dovevano lasciare il posto ai Covid. La clinica privata convenzionata San Clemente ha risposto all’appello e prima ha accolto alcuni pazienti del Poma tra quelli meno gravi e poi ha aperto altri sedici posti letto per malati Covid.
«Noi siamo una fondazione composta da tre ospedali – fa il punto il punto il dottor Pier Vincenzo Storti, direttore sanitario della San Clemente ed ex direttore sanitario dell’azienda ospedaliera di Mantova – la San Clemente e altri due ospedali di riabilitazione di Cremona e Brescia e tutti e tre hanno dato il loro contributo alla lotta a Covid-19. A Mantova abbiamo tenuto aperti i reparti di Medicina e Riabilitazione dove abbiamo accolto i pazienti tradizionali del Poma. Al terzo piano nei giorni del picco abbiamo chiuso le degenze della Chirurgia e dell’Ortopedia perché in quei giorni le operazioni erano sospese e abbiamo creato un vero e proprio reparto Covid con sedici letti in cui abbiamo ricoverato e assistito i pazienti che ogni giorno ci inviava l’Asst».
A gestire questi pazienti ci hanno pensato i chirurghi e gli ortopedici, con relativo personale infermieristico, che come successo negli altri ospedali italiani hanno dovuto apprendere in fretta nozioni medico scientifiche su una patologia sconosciuta e per di più estranea alla loro specializzazione. E tutto questo sino a fine maggio, quando sono stati dimessi gli ultimi pazienti Covid. Il 25 maggio la San Clemente ha riattivato le sale operatorie e all’inizio di quel mese l’attività ambulatoriale in modo graduale, prima con radiologia e cardiologia e poi con tutte le altre specialità.
«Certo oggi – sottolinea il direttore sanitario – abbiamo un bel po’ di arretrato, sia per gli interventi che per l’ambulatoriale. Le sale operatorie non viaggiano ai ritmi di prima perché tra un intervento e l’altro c’è tutta la procedura di sanificazione. In Oculistica, tanto per fare un esempio, abbiamo indietro qualcosa come 700 cataratte. In Chirurgia e Ortopedia un centinaio di interventi per ognuna delle due specialità. Per l’ambulatoriale abbiamo un accordo con il Poma per le visite cardiologiche e quindi ci arrivano anche pazienti dall’Asst e anche qui c’è una lista d’attesa importante».
Il dottor Storti tiene a sottolineare il forte impegno del personale della clinica di viale Pompilio: «Nei giorni più difficili abbiamo prestato alcuni nostri infermieri alle sale operatorie del Poma e fortunatamente nessuno dei nostri dipendenti che ha gestito i 16 letti Covid si è ammalato. Abbiamo avuto tre-quattro casi positivi ma non legati all’assistenza di quel reparto. Ringrazio tutti i nostri operatori che hanno dato un contributo importante alla lotta di questi tre mesi».
Il sostegno della clinica San Clemente è arrivato ai primi di marzo quando al Poma è stata allestita una nuova area dedicata ai contagiati. Il reparto era stato ricavato in una delle due sezioni della Medicina e tutti i pazienti ordinari ricoverati erano stati trasferiti all’ospedale di Suzzara e alla clinica di viale Pompilio. —