Zero morti e zero contagi nel Veneziano:non accadeva dall’inizio della pandemia
VENEZIA. Zero contagi e zero decessi. A tre mesi esatti dal primo caso di coronavirus del Veneziano, ieri la provincia si è svegliata e addormentata con zero casi positivi e nessun veneziano morto. In pieno Carnevale lo scorso 22 febbraio, dopo il sospetto del giorno prima, l’esito del tampone di Mario Veronese, autista di scuolabus e residente a Oriago di Mira, risulta positivo. Il 23 mattina anche all’ospedale Civile di Venezia si scopre che tre pazienti risultano positivi. Il primo veneziano al quale viene effettuato il tampone è il ballerino Ferruccio Berolo che sarà anche l’ultimo paziente del reparto a morire, lo scorso 8 maggio.
Domenica sera, dopo il Volo dell’Aquila, la Regione decide di sospendere gli ultimi giorni di Carnevale. Da quel momento in poi, anche Venezia, come Codogno e come Vo’, viene risucchiata in un incubo che si realizza giorno dopo giorno, quando crescono i casi di persone intubate, arrivando a oltre 50 in tutta la provincia, Uno dopo l’altro iniziano a chiudere i musei, le serrande dei negozi vengono abbassate e un surreale silenzio cala su tutto il Veneziano. Ieri, una buona notizia che però non fa ancora cantare vittoria. Nonostante il calo dei contagi il direttore generale Giuseppe Dal Ben è prudente e attende di vedere lo sviluppo del virus, almeno fino al primo di giugno, quando si vedranno gli effetti della Fase 2. Intanto i dati di ieri sono incoraggianti: dall’inizio della crisi i positivi sono 2644, attualmente ci sono 239 contagiati. I decessi sono a oggi 276. Le persone in isolamento 462. I ricoveri scendono a 56 e cala di un’unità il numero di pazienti in Terapia Intensiva che è attualmente di 4.
Il direttore generale ha più volte detto che, proprio perché i dati sono incoraggianti, non bisogna mandare all’aria i sacrifici fatti fino ad adesso. Dal Ben ha ribadito che l’ospedale sta cambiando perché il coronavirus ha segnato un prima e un dopo. «Stiamo studiando un sistema di ingresso molto simile a quello degli aeroporti, quindi con il termoscanner e un documento di riconoscimento - ha spiegato ieri - prima entrava chiunque, spesso nell’ingresso venivano a dormire anche dei barboni che non trovavano altri luoghi, ma adesso dobbiamo cambiare perché l’ospedale deve diventare un luogo da usare con rispetto e solo quando serve». Non c’è una scadenza per la presentazione del progetto, ma questa è la direzione verso cui si sta andando. Rimane l’interrogativo di come saranno le prossime due settimane perché, se è vero che ci si vuole lasciare alle spalle il tempo della chiusura e dei ricoveri, bisogna tenere sempre a mente che la situazione può precipitare da un momento all’altro se non si utilizzano le mascherine e non si applica il distanziamento sociale.