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Sgarbi e il ‘ricordo’ di Borrelli: «Pensava di essere il capo di Stato di un Paese non democratico»

Francesco Saverio Borrelli è stato un personaggio divisivo in vita, ma anche dopo la sua morte. Il suo ruolo di primo piano, in qualità di magistrato, nelle indagini su Mani Pulite (e non solo) l’hanno sempre portato a essere una figura di spicco anche delle strumentalizzazioni politiche. Ma questo è un onere che tocca a tutti coloro i quali riescono a scoperchiare i vasi di Pandora della politica: da destra a sinistra, l’accusa finisce sempre per accusarli di ideali dietro indagini, processi e sentenze. E non solo, come ha scritto Vittorio Sgarbi nel suo ‘ricordo’ pubblicato su Il Giornale di domenica 21 luglio.

«Francesco Saverio Borrelli, un uomo sensibile, raffinato, colto, capace di capire la storia e, conseguentemente, di assumere le sue posizioni e responsabilità, a un certo punto ha pensato di essere il capo di Stato di un Paese non democratico – scrive Vittorio Sgarbi su Il Giornale -. Di assumere un ruolo arbitrale e di non vedere, fare la storia». Cosa voleva dire lo spiega qualche riga dopo: «Non ha resistito, oltre i precisi limiti della sua funzione, al delirio di onnipotenza che è in grado di condizionare il proprio tempo».

Sgarbi ‘ricorda’ Borrelli

Il riferimento è al pre-durante-post Mani Pulite, con le inchieste sulla politica e le tangenti che stravolsero l’Italia nella prima metà degli anni Novanta. Secondo Vittorio Sgarbi, tutti i magistrati protagonisti delle indagini e dei processi (compreso, dunque, anche Francesco Saverio Borrelli), «hanno assunto, fuori da  ogni dimensione lecita, il ruolo di salvatori della Patria, ma la Patria non è stata salvata». E qui l’accusa diretta: «Nonostante infinite qualità, lui è stato responsabile della fine della democrazia rappresentativa dei partiti».

Assecondare Di Pietro

Poi il riferimento ad Antonio Di Pietro: «Borrelli lo assecondò e non patì, forse per il timore di restare indietro, l’impulso di quel giovane sostituto che esibì un metodo, fuori da ogni regola, e capace di impressionare la stampa, prima di tutto, e la politica». Facendo così, secondo Sgarbi, Borrelli «si trasformò in un politico, presidente di un governo ombra il cui consenso era misurabile anche con le elezioni».

(foto di copertina: ANSA/STEFANO PORTA + ANSA/ ETTORE FERRARI)

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