La voce grossa, le minacce, le provocazioni come quella della nave Aquarius, non pagano. Quando sul dossier immigrazione si passa dalla propaganda alle decisioni, l’Europa si indirizza nella direzione opposta a quella rumorosamente pretesa dal nuovo governo di Roma. Che si arrabbia, si riunisce d’emergenza, fa sapere di giudicare «inaccettabile» la bozza di documento che circola in vista del vertice informale di domenica. Ma all’atto pratico non può che gridare ancora, lanciare nuove minacce. In questo Salvini è maestro. È …
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