L’arzigogolo del no in un fluviale romanzo epistolare
Affamato di silenzio e arroccato sulla difensiva, in tante delle sue lettere Alessandro Manzoni si schermisce, rifiuta, depista, mette in pratica eccessi di cortesia che sfociano in gelo e complicatissime cautele. È l’uomo abitato da quello che Mario Pomilio ha chiamato «il mistero stesso d’una sensibilità che non sa estrinsecarsi e rimane compressa in una specie di maldestro pudore». Un Manzoni avverso al calamaio, autore, in quasi ottant’anni, di poco meno di millenovecento lettere (un solo confronto, parlante: di Flaubert, … Continua
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