Trombadori, piazze e rovine dietro gli occhiali fumé
Ammirato dal lume lenticolare di una natura morta che assemblava da destra a sinistra un bricco da caffè, un ventaglio, un violino e un piatto in ceramica a striature bluettes (la piccola tela che poteva rammentare persino un Baschenis era esposta alla «Terza Biennale Romana», Palazzo delle Esposizioni, primavera del 1925), pare che Roberto Longhi annotasse sul taccuino una firma del tutto onoraria, Rachel van Trombadorhuysum. Il suo era un atto di riconoscimento e, insieme, di affezione per un’arte di perizia … Continua
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