Letteratura, il Nobel 2020 alla poetessa americana Louise Glück
L’Accademia di Svezia per la quarta volta quest’anno premia una donna. Il premio Nobel per la letteratura 2020 è andato a Louise Glück, poetessa e saggista americana. Questa la motivazione. «per la sua inconfondibile voce poetica, che con austera bellezza rende l’esistenza individuale esperienza universale».
https://twitter.com/NobelPrize/status/1314158757711171584È nata a New York nel 1943 in una famiglia di origine ebraica ungherese ed è cresciuta a Long Island. Vive ora a Cambridge, in Massachusetts, e insegna all’Università di Yale.
È la sedicesima donna premiata con il Nobel dal 1901, l’ultima poetessa era stata la polacca Wislawa Szymborska nel 1996. Si è detta «sorpresa e contenta» nel ricevere la chiamata da Stoccolma. Non è particolarmente nota all’estero, ma è stata molto premiata negli Usa. Ha vinto il Pulitzer e il National Book Award. Nel 2003 è stata insignita del titolo di Us Poet laureate.
Come spesso è accaduto negli anni l’Accademia svedese non ha premiato uno dei favoriti della vigilia. Si pensava quest’anno a un’altra poetessa, la canadese Anne Carson, e a due scrittrici con origini caraibiche Jamaica Kincaid e Maryse Condé. Certamente non solleverà le polemiche del doppio premio dello scorso anno a Olga Tokarczuk e Peter Handke, vicino all’ex presidente serbo Milosevic.
Centrale nella sua biografia è stata la malattia: ha sofferto di anoressia durante l’adolescenza e nei primi anni della sua vita adulta. Per superarla ha fatto un lungo percorso in analisi e ha lasciato l’Università.
La sua prima raccolta di poesie, del 1968, si intitola Firstborn, negli anni Settanta The House on Marshland e nei primi Ottanta, The Triumph of Achilles, in cui ha riportato la perdita dei suoi oggetti personali in un incendio. In Ararat, del 1990, racconta la morte del padre. Con L’iris selvaggio, in cui dà la parola alle piante e ai fiori coltivati nel giardino di casa nel Vermont, vince il Pulitzer. Dopo l’11 settembre scrive il poema October, dedicato al trauma dell’evento. C’è sempre il mito classico che si riporta al presente e ai temi familiari, ma c’è anche la lirica classica.
Scrisse il New York Times del suo stile che la Glück «eccelle nel fare ciò che solo la poesia lirica può fare: imitare la musica peculiare del pensiero stesso». Le stessa dice che la poesia non sopravvive nei contenuti, ma attraverso la voce. «Per voce intendo lo stile del pensiero, che lo stile del discorso non può sostituire mai in modo convincente». Anders Olsson, il presidente del comitato ha parlato della «voce minimalista», «schietta e intransigente, piena di umorismo e di arguzia pungente».