I 4 momenti più potenti di Kamala Harris nel confronto con Mike Pence
A tre metri di distanza, e forse qualcosina in più, una di fronte all’altro la senatrice Kamala Harris e il vicepresidente Mike Pence si sono confrontati/scontrati (in toni più civili rispetto a Trump e Biden, lo diciamo) alla Kingsbury Hall di Salt Lake City durante il primo dibattito tra candidati alla prossima vicepresidenza. Se Joe Biden batterà il tycoon alle elezioni del 3 novembre, la Harris sarà la prima donna a entrare nell’ufficio di presidenza degli Stati Uniti. Facendo voli pindarici, se si dimostrerà di talento e saprà costruire consenso attorno a lei, potrebbe profondamente segnare la politica americana per diversi anni, arrivando, magari, alla presidenza nel 2024 se quella del già anziano Biden (77 anni) sarà di un solo mandato. Diciamocelo, per la storia delle donne e dell’umanità intera al tempo del Black Lives Matter, sarebbe un gran colpo a segno.
Sorriso, tailleur pantalone d’ordinanza, filo di perle scure e messa in piega impeccabile. La Harris è senza dubbio la donna del momento che piace anche alle minoranze perché nera con origini giamaicane e radici asiatiche da parte di mamma indiana (che ha omaggiato e ringraziato per il suo esempio durante il discorso di accettazione della candidatura alla vicepresidenza). Ma la cinquantacinquenne anni senatrice della California ha il favore anche di noi donne perché capace di emozionare e dare brio all’agée Biden. Kamala Harris unisce in sé gli ideali di Obama e il Dna womenpower di Hillary Clinton: è una tigre pronta ad azzannare la criniera disordinata del leone platinato, ovvero Donald Trump che, durante il dibattito con Pence, non ha fatto altro che twittare, riferendosi a lei: «È una macchina per gaffe».
A quali abbagli il presidente ancora in carica si riferisse, però, non è dato sapere, in quanto non specificati. Al contrario la senatrice è sembrata ferma, forte, grintosa e per nulla intimorita dall’avversario che, anzi, a più riprese e senza successo, ha cercato di prevaricarla verbalmente. La sua carica girl power si manifesta, infatti, non solo attraverso il suo stile (con i suoi outfit rigorosi ma rassicuranti, usa la tecnica del powerdressing utilizzata anche da Michelle Obama, che include non solo tailleur ma anche jeans, sneaker e magliette girocollo durante le manifestazioni pubbliche e pacifiche che lei caldeggia), ma anche con le sue azioni. Come si è ben potuto vedere durante il confronto con Mike Pence.
Nella gallery abbiamo raccolto i quattro momenti più forti del dibattito che hanno messo in luce la grinta e la determinazione della candidata democratica nell’affrontare diverse questioni, dalla gestione del Cornavirus al caso di Breonna Taylor, alla poca trasparenza dell’amministrazione Trump. Di donne così al potere ce ne sarebbe davvero bisogno.