Pakistan, una legge per impedire i matrimoni con le bambine
La proposta di legge era stata presentata tre mesi fa, ma solo lunedì è stata approvata dal Senato: in Pakistan l’età a cui le ragazze possono sposarsi è stata innalzata a 18 anni. Finora la legge di riferimento era il Child Marriage (Restraint) Act, che stabiliva la soglia legale di 16 anni per le ragazze e di 18 per i ragazzi.
Secondo i dati Onu, almeno una ragazza su tre, in Pakistan, si sposa prima dei 18 anni. Un rapporto Unicef mostra che il Paese ha il numero massimo di spose bambine al mondo: quasi due milioni. Come altri territori in via di sviluppo, il Pakistan continua a pagare un prezzo pesante per il matrimonio infantile, come l’elevata mortalità materna. La legge finora in vigore contravveniva alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (UNCRC), di cui il Paese è firmatario, e che considera ogni essere umano di età inferiore ai 18 anni un bambino.
La riforma per innalzare l’età legale era stata proposta dalla senatrice Sherry Rehman, già attaccata, in passato, dai fondamentalisti per le sue posizioni critiche verso la legge antiblasfemia (nel 2011 fu costretta a lasciare il Paese). Il suo obiettivo era quello di ridurre «rischio del matrimonio infantile prevalente nel Paese e salvare la donna dallo sfruttamento». Le pene per i trasgressori prevedono fino a tre anni di prigione e un’ammenda di almeno 100mila rupie (630 euro).
In Senato, solo in cinque (su 104) hanno votato contro la legge. Ma si è astenuto il partito di Governo, il Pakistan Tehreek-e-Insaf. Il provvedimento dovrà passare all’Assemblea nazionale per l’approvazione definitiva, e l’opposizione islamista ha l’obiettivo di rendere più difficile la sua ratifica: gli elementi più conservatori del paese hanno definito il disegno di legge anti-islamico, perché le sacre scritture permettono il matrimonio con le donne che abbiano raggiunto l’età della pubertà. I sostenitori della riforma, invece, hanno sottolineato il fatto che altri paesi musulmani come la Giordania, l’Oman e gli Emirati Arabi Uniti hanno promulgato leggi simili, più moderne.
Secondo un rapporto dell’Onu, una serie di fattori fa sì che il matrimonio infantile sia così diffuso in Pakistan. Le ragazze che vivono nelle aree rurali sono più vulnerabili: per le famiglie che vivono quasi al di sotto della soglia di povertà, fare sposare al più presto le figlie è una possibile soluzione al problema delle difficoltà economiche. Altri fattori svolgono un ruolo cruciale: ad esempio, il rituale di Vani o Swara consente a una famiglia di dare in sposa una ragazza per risolvere debiti o controversie, o come forma di punizione. Un sistema di baratto, in definitiva.
«L’approvazione della legge è molto positiva, tuttavia la sua attuazione sarà altrettanto importante e se il governo mancherà di renderla efficace come stato in passato per altre leggi, pochi ne beneficeranno», spiega Nasir Saeed, a capo del Centre for Legal Aid, Assistance and Settlement (Claas), organizzazione impegnata nella difesa dei cristiani perseguitati in Pakistan. «In particolare tra le minoranze, dove è radicata la paura che le loro figlie vengano rapite, costrette alla conversione e a sposare contro la propria volontà i sequestratori».