In 300 alla fiaccolata per Don Mario Viano: «Nulla può cancellare quanto ha fatto di buono»
SAN BENIGNO CANAVESE. Circa 300 cittadini di San Benigno e Bosconero domenica sera si sono trovati in via Belloc per la fiaccolata in sostegno morale a Don Mario, anzi a Mario Viano. Nelle intenzioni degli organizzatori, un gruppo di cittadini dei due comuni, lo scopo della manifestazione è portare la vicinanza al sacerdote ma anche all'uomo. «Siamo convinti che ci sia stata una eccessiva gogna mediatica nei confronti di don Mario - sostengono molti -. Non entriamo nel merito delle indagini ma crediamo che ci sia una spiegazione a quello che è accaduto».
Per qualcuno «potrebbe avere sbagliato ma questo non cancella il bene che ha fatto alle nostre comunità, alle parrocchie, alle associazioni, alle persone». «Abbiamo voluto unire tutte queste anime- aggiungono - perché per noi ha fatto molto, sia dal punto di vista religioso ma anche umano».
Lungo la strada che porta alla piazza di Bosconero dove si è chiusa la fiaccolata (e dove un altro centinaio di persone li ha attesi), si sono uniti altri gruppi di fedeli e cittadini: tra i partecipanti molti si dichiarano non credenti e non praticanti. «Siamo qua per la nostra amicizia con don Mario - spiegano -: ha saputo coinvolgere la comunità partecipando alla vita dei nostri paesi; era un uomo in mezzo alla gente che ha sempre fatto molto, che ha sempre dato un grande contributo per aiutare le persone».
Per questo motivo, alcuni cittadini stanno iniziando a preparare un Libro della comunità, dove raccogliere i momenti di vita condivisa con Don Mario, le testimonianze del suo impegno per i fedeli e i cittadini.
Intanto i fedeli di Bosconero e San Benigno Canavese hanno iniziato una raccolta firme da inviare al vescovo Daniele Salera, che aveva accolto le dimissioni di Don Mario da parroco di Bosconero e abate di Fruttuaria, rassegnate subito dopo le perquisizioni di metà marzo. Lo scopo della lettera è testimoniare «quanto l’opera e la presenza di Don Mario siano diventate, nel tempo, un punto di riferimento essenziale per le nostre vite» e chiedere di riconsiderare, per quanto possibile, la posizione del sacerdote. «In particolare – scrivono -, desideriamo sottolineare come il suo operato sia stato un esempio di fede e carità operosa: la sua non è stata solo assistenza religiosa, ma una vicinanza umana che non ha mai fatto sentire nessuno escluso o dimenticato. Don Mario ha saputo lavorare con dedizione, costruendo ponti e riavvicinando molti cuori alla fede, creando quel clima di unità necessario per la crescita del nostro cammino cristiano. Per noi non è solo un amministratore, ma un vero padre: lo abbiamo trovato sempre disponibile, pronto a condividere le gioie e i dolori di ognuno con una semplicità che ci ha riportato al cuore del Vangelo, testimoniando una speranza che oggi temiamo di veder svanire».silvia alberto