Piombino, corteo contro il rigassificatore: “Smentite le rassicurazioni del governo. Ora con la guerra la città è un obiettivo sensibile”
Cori, cartelli e striscioni per rompere “il silenzio che incombe sulla città”. Per far sì che a Roma, dove è stato deciso il destino di Piombino, non possano ignorare la protesta della popolazione, scesa di nuovo in strada contro la permanenza del rigassificatore nel porto, il transito di armi e il degrado ambientale. “Piombino non può continuare a essere il luogo dove si smantellano ospedali, si incrementano discariche e si aggirano le tutele sanitarie per il profitto di pochi”, recita il discorso iniziale degli organizzatori che ha dato il via alla manifestazione. Il corteo – circa un migliaio di persone – è partito sabato pomeriggio da Piazza Gramsci, per poi attraversare il centro cittadino e ritrovarsi unito in Piazza Bovio, uno dei più grandi affacci sul mare d’Europa. A pochi chilometri di distanza, nascosta dal promontorio, è installata la Italis Lng (ex Golar Tundra), la nave rigassificatrice lunga 300 metri e larga 40 che a fine luglio avrebbe dovuto lasciare il porto. Ma l’esecutivo ha tradito la promessa fatta tre anni fa alla popolazione della cittadina del Livornese, e più in generale alla Toscana.
“Il governo ha approvato una proroga senza un termine preciso, accogliendo le richieste di Snam e smentendo clamorosamente le rassicurazioni che ci aveva fatto in passato. Ci è stato detto solo che il rigassificatore deve rimanere qui, a meno di 500 metri dalle case. Uno scenario che non ci garantisce di vivere in sicurezza. A maggior ragione ora in questo contesto di guerra”. A parlare a ilfattoquotidiano.it è Aldo Balzano, presidente del Comitato salute pubblica di Piombino. Sono loro ad aver indetto la manifestazione – alla quale hanno aderito altri comitati cittadini, associazioni e il sindacato Usb – per cercare di fermare la misura voluta dal governo. “È inaccettabile che i piombinesi siano sottoposti a questi potenziali rischi. Con i conflitti mondiali, nel nostro porto è aumentato incredibilmente il traffico di armi ed esplosivi. Questo ci preoccupa non solo per motivi etici, ma perché trasforma la città in un obiettivo sensibile e in un potenziale bersaglio”, commenta Balzano.
La proroga della permanenza del rigassificatore è arrivata con il decreto legge dell’11 marzo, motivata dall’esecutivo dalla necessità di garantire gli approvvigionamenti energetici, anche alla luce delle tensioni internazionali. Il progetto era stato autorizzato in emergenza nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. La nave sarebbe dovuta rimanere a Piombino per soli tre anni. Una prospettiva ora rigettata dal ministro Gilberto Pichetto Fratin, secondo cui al momento non è disponibile alcuna alternativa per spostarla. Con buona pace del sindaco, Francesco Ferrari, di Fratelli d’Italia, che in questi anni ha sempre affiancato la cittadinanza nella battaglia contro l’impianto. Sullo sfondo, inoltre, resta il tema del mancato rispetto da parte dell’esecutivo degli impegni collaterali: delle opere di compensazione promesse tre anni fa, come il potenziamento del porto e lo sviluppo di un polo per le rinnovabili, non se ne sa ancora nulla.
“Rinneghiamo in ogni caso l’idea per la quale la sicurezza della popolazione si possa compensare”, commenta a ilfattoquotidiano.it Marco Rizzo, di Usb Piombino. “Infrastrutture, sviluppo economico e servizi pubblici non sono una concessione, una compensazione rispetto a qualcosa di negativo che ci dobbiamo sorbire”, prosegue. Anche per Rizzo una delle criticità principali è la sicurezza di questo impianto, vicinissimo alla città e situato in un porto dove il traffico passeggeri con l’Elba è pressoché continuo. “Rispetto a tre anni fa sono sorte altre inquietudini – spiega -. Abbiamo visto come questa nuova guerra scatenata dall’intervento Usa in Iran non stia risparmiando gli impianti energetici. La mobilitazione contro il rigassificatore e quella contro il riarmo sono figlie della stessa battaglia. Il fatto che importiamo il Gnl soprattutto dagli Stati Uniti, a prezzi elevati, fa capire facilmente quali siano le dinamiche geopolitiche dietro le scelte del governo, che sicuramente non fanno gli interessi dell’Italia e soprattutto delle sue classi popolari”.
La presenza dell’impianto, denuncia Usb, non ha avuto alcun impatto sull’occupazione in città, né altre ricadute positive da un punto di vista economico per il territorio. “Anzi, la presenza della nave limita molto le possibilità di sviluppo commerciale del porto. Tranne per quanto riguarda la movimentazione di armi, che ultimamente è molto cresciuta, aumentando il rischio di incidenti”. Anche il referendum ha mostrato l’insofferenza della popolazione piombinese rispetto alle scelte del governo. In città il No ha vinto con il 64%, ben sopra la media toscana, comunque alta, del 58%. “Abbiamo espresso una chiara sfiducia dal basso per l’operato dell’esecutivo, e anche per il suo servilismo nei confronti degli Stati Uniti, di cui il rigassificatore di Piombino è un pezzo essenziale”, prosegue Rizzo.
Rispetto al tema dell’emergenza energetica, dietro alla quale si trincera il governo, tutti concordano sul fatto che l’allarme non sussiste. Anche Italia Nostra, che ha partecipato al corteo. “Non si trattava di emergenza tre anni fa e così è anche adesso. Lo dimostra il fatto che l’impianto è stato sottoutilizzato, nonostante ci avessero detto che avrebbe salvato l’Italia dalla crisi. Quella nave non ha alcun motivo per essere lì”, commenta a ilfattoquotidiano.it Leonardo Preziosi, presidente della sezione Arcipelago Toscano di Italia Nostra. “La verità è che in questi anni non è stato intrapreso alcun percorso verso una transizione energetica vera. Siamo sempre qui a parlare di fossile, in linea con l’idea di seguire sempre la via del profitto”. Sulla stessa linea anche il Wwf, presente alla manifestazione. “Il rigassificatore non è necessario per il fabbisogno energetico nazionale ed è dannoso per ambiente, economia e sicurezza della comunità locale”, sottolinea l’associazione. Se si vuole garantire davvero la sicurezza energetica del Paese, bisogna investire con decisione sulle rinnovabili: “Mai come oggi queste si confermano ‘energie per la pace’, in totale contrapposizione con le fonti fossili che, oltre a essere nemiche del clima, creano dipendenza economica e politica”, concludono.
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