La sorella di Zippo in ospedale con lui: «Diceva di essersi bruciato con l’olio, gli ho detto di fidarsi della sua famiglia»
MAZZE’. «Gli facevo delle domande, cercavo di capire, di farmi dire una verità sensata». A parlare in aula il 9 aprile è Giulia Zippo, sorella di Giovanni Zippo, l’ex guardia giurata 40enne che nella notte tra il 29 e il 30 giugno del 2025 ha dato fuoco all’appartamento dell’amante Madalina Hagiu, in via Nizza 389 a Torino.
L’esplosione che ne sarebbe seguita avrebbe causato la morte del vicino di casa Jacopo Peretti, 33enne di Mazzè, il ferimento di diversi altri residenti, tra cui un bambino gravemente ustionato, e la perdita dell’abitazione per diverse famiglie, alcune delle quali rischiano ora di non rivedere alcun risarcimento.
Fu Giulia Zippo, nella mattina del 30 giugno, a portare il fratello all’ospedale per delle strane ustioni. Sempre lei la prima a cercare di convincerlo a costituirsi: «Diceva che si era bruciato con l’olio o che era caduto dalle scale durante il lavoro alla stazione di Grugliasco, ma io ho seguito dei corsi di primo soccorso e quell’ustione non sembrava bruciature da olio bollente». Così, dopo aver letto un articolo sull’accaduto, aveva insistito: «Teneva sempre gli occhi bassi - continua - Io gli dicevo che poteva fidarsi della sua famiglia, poteva dirci cos’era successo. Poi gli ho chiesto se c’entrasse qualcosa con via Nizza e se c’entrasse Madalina. Lui ha annuito con la testa». Lei Madalina l'aveva conosciuta, ma le era stata presentata come un’amica del fratello, con la quale la donna era anche uscita diverse volte. Poi, da un momento all’altro, Madalina era sparita. Ad essere sentito in aula, anche l’ex fidanzato di Madalina, con la quale quest'ultima era in vacanza all’isola d’Elba al momento dell’esplosione.
L’uomo aveva conosciuto Giovanni Zippo anni prima, in un momento di rottura con la fidanzata. Tra i due non ci sarebbero mai stati alterchi, ma un anno prima l’uomo aveva trovato squarciate le gomme della propria auto. Vi è poi la questione delle case: quando l’appartamento di via Nizza è esploso, il palazzo non era coperto dall’assicurazione, scaduta da più di un mese. Secondo quanto dichiarato dall’amministratore Vincenzo Ruvolo, la polizza è stata pagata solo la mattina stessa dell’esplosione, risultando quindi inefficace. Sempre secondo quanto dichiarato dall’amministratore, il condominio, composto da 23 appartamenti, versava in gravi difficoltà economiche a causa della morosità dei residenti, con un buco di 23mila euro che aveva costretto a privilegiare spese essenziali come acqua e luce: «Fino al 2022 il condominio aveva la polizza dolosa, che non è obbligatoria e il 70% dei palazzi di Torino non ha – sostiene l’amministratore -. Non essendoci soldi abbiamo deciso di concentrarci sulle spese essenziali. I condomini erano informati dei problemi economici, la Smat aveva più volte minacciato di sospendere la fornitura d’acqua per le morosità. Proprio per questo, magari sbagliando, da 10 anni la polizza è stata quasi sempre pagata in ritardo».
Ruvolo ha inoltre ammesso che la polizza veniva pagata spesso in ritardo e che non era stato autorizzato dall’assemblea a sospenderne il pagamento, né aveva informato formalmente i condomini: «Ho fatto un’assemblea a marzo per spiegare la situazione». Intanto, diverse sono le famiglie, tra le quali alcune ancora sfollate, che rischiano di non vedere nessun risarcimento: «Ho proposto di anticipare con il mio studio i 300mila euro per iniziare i lavori – afferma Ruvolo –. Aspetto la risposta dei condomini entro fine aprile». lorenzo zaccagnini