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L’Opera Pia Moreno getta la spugna da settembre chiude la scuola dell’infanzia

Ivrea

La scuola dell’infanzia paritaria Opera Pia Moreno chiude dopo oltre 180 anni di storia. Da settembre si interrompe una delle esperienze educative più longeve della città, un punto di riferimento che nel 2009 era stata anche la prima a Ivrea ad attivare la sezione primavera, dedicata ai bambini tra i 24 e i 36 mesi, pensata come ponte tra nido e scuola dell’infanzia. Le ragioni della chiusura sono, nelle parole del nuovo consiglio di amministrazione, strettamente legate alla sostenibilità economica: pochi iscritti, una natalità in costante calo e conti che non tornano. Una situazione destinata, secondo le analisi, a peggiorare nei prossimi anni se si proseguisse su questa strada senza correzioni di rotta.

Il nuovo cda

La decisione è stata assunta dal nuovo cda insediatosi a inizio febbraio, che ha preso il posto di quello presieduto per anni da Ettore Morezzi. A comunicarla alle famiglie è stato il neo presidente Maurizio Rossi, mercoledì della scorsa settimana. Attualmente i bambini iscritti sono 19. Il personale – tutto laico – è composto da tre insegnanti, un’ausiliaria, una cuoca e una segretaria amministrativa e didattica: tutti, a fine giugno, resteranno senza lavoro.

L’Opera Pia Moreno è oggi un ente riconosciuto di diritto privato di ispirazione religiosa, con una scuola paritaria equiparata a quella pubblica, gestita da laici nominati dal vescovo e dall’assemblea dei parroci benefattori.

«È una questione di sostenibilità finanziaria dovuta al calo della natalità – spiega Rossi –. Abbiamo svolto un’analisi approfondita: nel medio e lungo periodo questa attività non può reggere. Bisogna fare delle scelte e capire come impiegare le risorse per garantire un futuro all’istituzione». Nei prossimi giorni è attesa una comunicazione ufficiale che chiarirà anche il ruolo futuro dell’Opera Pia.

Comunicazione al ministero

A fine marzo, come previsto dalla normativa, è stata notificata al ministero dell’Istruzione la cessazione dell’attività. Sullo sfondo pesa anche un passivo legato ai lavori di messa a norma degli immobili di via Siccardi, che oggi ospitano circa 400 studenti del liceo Botta. I debiti vengono onorati, ma la gestione della scuola dell’infanzia resta fortemente in perdita. Il nuovo cda ha valutato la possibilità di un riequilibrio economico su un orizzonte di 3-4 anni, giudicandolo però irrealistico.

Nel nuovo consiglio di amministrazione siedono tra gli altri, oltre a Rossi, Maurizio Perinetti, Gianni Celleghin, Massimo Aronica (vicepresidente), don Silvio Faga (segretario), Gigi Buondonno, don Luca Cena ed Elena Ruffino.

La scelta ha acceso un acceso dibattito in città. Tra i primi a intervenire è stato il consigliere comunale e segretario del Pd eporediese Francesco Giglio, che critica duramente la decisione e le modalità con cui è stata assunta. Nel nuovo cda siedono storici esponenti dem come Rossi e Perinetti. E lo stesso ex Morezzi arriva da quell’area lì.

Giglio: «Scelta sbagliata»

«Il 2026 sarà ricordato come l’anno in cui chiude una delle più antiche istituzioni scolastiche della città – afferma Giglio –. È il segno di un’epoca in cui il profitto sembra guidare ogni scelta». Giglio sottolinea come la qualità del servizio offerto fosse riconosciuta e come l’Opera Pia Moreno avesse mantenuto una forte vocazione sociale, accogliendo anche bambini provenienti da famiglie in difficoltà.

Nel suo intervento richiama le radici storiche dell’istituto, fondato oltre 180 anni fa dal vescovo Luigi Moreno con l’aiuto di don Ferrante Aporti, con l’obiettivo di offrire istruzione alle fasce più deboli. Nel tempo il Moreno era arrivato a coprire l’intero percorso scolastico, dalla materna alle superiori, per poi ridurre progressivamente la propria offerta fino alle sole sezioni per l’infanzia.

«I superbi ragionieri»

«Ora la glacialità dell’analisi dei bilanci dei superbi ragionieri da poco insediati nel consiglio di amministrazione ci dice che anche il poco che resta dell’offerta scolastica va chiusa - aggiunge Giglio - Chiudere senza un confronto con la città e senza cercare soluzioni condivise è un errore grave». E ancora: «È come dire che, siccome l’istruzione costa, allora va eliminata. Ma è proprio attraverso l’educazione che si costruisce il futuro».

Parole che riportano al centro del dibattito non solo il destino dell’Opera Pia Moreno, ma anche il ruolo delle istituzioni educative in una fase storica segnata dal calo demografico e da crescenti difficoltà economiche. Tra esigenze di bilancio e valore sociale dell’istruzione, la chiusura della scuola dell’infanzia apre interrogativi destinati a pesare sul futuro della comunità.

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