Lavoro povero, il governo pronto a un nuovo favore ai sindacati amici: via libera ai contratti al ribasso
Con l’avvicinarsi del Primo Maggio, il governo Meloni e in particolare la Lega sono pronti con un nuovo regalo ai sindacati “amici”, come l’Ugl e la Cisal. È in arrivo una norma che li aiuterà a far applicare i loro contratti collettivi, spesso con condizioni al ribasso, spezzando quello che il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon chiama “il monopolio di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil”. Il pretesto sarà la scadenza fissata dalla legge delega sul salario minimo, che casca pochi giorni prima della festa dei lavoratori. Con una serie di tecnicismi, arriverà il favore ai sindacati più allineati, quelli non “confederali”, tanto più ora che pure i rapporti con la Cisl sono più freddi.
Durigon lo ha confermato a Repubblica: il sottosegretario ha parlato di una norma per “la libertà sindacale”, che rompa l’attuale situazione in cui a farla da padrone sono i contratti firmati dalla Confindustria con le tre sigle principali. Già la legge delega approvata a settembre 2025 dal Parlamento pone le basi per un provvedimento che sorrida ai sindacati “minori”. Il testo, infatti, nega la volontà di introdurre un salario minimo per legge, e individua i contratti “maggiormente applicati” come riferimento per le retribuzioni. Quindi non si utilizza il criterio della rappresentanza, che premierebbe invece i contratti firmati dai sindacati con più iscritti e più delegati nelle aziende. Al contrario, assume il requisito della maggiore applicazione, che in alcuni settori può favorire anche i contrattini delle sigle minori, magari perché le aziende li trovano più convenienti. Un esempio è il contratto Cisal dei call center firmato a fine 2024: in pochi mesi diverse aziende lo hanno applicato, trovandolo più comodo di quello Tlc di Cgil, Cisl e Uil, tanto che i sindacati confederali hanno promosso e vinto cause in Tribunale.
Durigon ha pensato a un altro modo per aiutare i sindacati vicini al governo a diffondere i propri contratti. Un altro tecnicismo, preso in prestito dal Codice degli appalti: il concetto di equivalenza. Tradotto, i sindacati non rappresentativi potranno firmare contratti e farli applicare a patto che dimostrino che hanno tutele equivalenti a quelli delle sigle più rappresentative. Questo asseconda esattamente la strategia con cui Cisal e l’Ugl si stanno muovendo da tempo: approvano contratti e poi, se mai arrivano ricorsi in Tribunale contro chi li applica, tentano di dimostrare l’equivalenza. Il metodo è subdolo: spesso i loro contratti hanno paghe base simili a quelli più rappresentativi, ma penalizzano i lavoratori con altri strumenti. Esempio: meno permessi disponibili, indennità aggiuntive più difficili da ottenere poiché legate a condizioni più complicate da soddisfare.
L’Ugl ha provato a far passare il suo contratto della vigilanza firmato nel 2024, ha trovato imprese che lo hanno applicato e, quando la Cgil ha portato la questione in Tribunale, il sindacato di destra ha sostenuto l’equivalenza. Il Tribunale di Milano non ha condiviso e ha dichiarato illegittima l’applicazione di quell’accordo poiché ha stabilito che ha condizioni al ribasso. Simile storia per il contratto Cisal dei call center: la sigla vale solo lo 0,46% dei lavoratori del settore, eppure diverse aziende hanno applicato il suo contratto. A marzo, il Tribunale di Trani ha rigettato il tentativo di far passare quell’accordo addirittura come migliorativo rispetto a quello delle telecomunicazioni. Anche in questo caso è andata male, ma si tratta solo dei casi finiti in Tribunale, e resta evidente la strategia dei due sindacati di ottenere la certificazione tramite l’equivalenza, anche forzando l’interpretazione. Quindi starà tutto nella definizione di equivalenza, che per ora Durigon promette non si fermerà alle condizioni economiche.
Ricapitoliamo. Due anni fa, il governo Meloni ha respinto la proposta dell’opposizione di introdurre il salario minimo a 9 euro l’ora e prendere come riferimento i contratti firmati da sindacati più rappresentativi (cioè con più iscritti e delegati). La maggioranza ha poi approvato la legge delega adottando il concetto di contratti “maggiormente applicati”. Anche questa, però, è una circostanza non semplice da dimostrare per i sindacati che il centrodestra vuole favorire. Arriva quindi la mossa di passare al criterio dei contratti con tutele equivalenti, terreno su cui Cisal e Ugl si stanno muovendo da tempo. Lo stesso meccanismo è previsto dall’emendamento che il centrodestra tenta da mesi di inserire in ogni provvedimento: il salvacondotto per i datori che sottopagano i loro dipendenti con paghe sotto la soglia di povertà. Anche in quel caso, la moratoria sugli arretrati scatta se si applica un contratto rappresentativo o equivalente. La norma dovrebbe garantire a ogni lavoratore il giusto salario, il governo la sta sfruttando per rendere un po’ più facile l’applicazione di accordi al ribasso.
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