Petrolio a 110 dollari: guerra Iran, effetti su benzina e bollette in Italia
Petrolio a 110 dollari: guerra Iran, effetti su benzina e bollette in Italia
Il conflitto in Iran ha fatto impennare il prezzo del petrolio a livelli che non si vedevano da anni. Il greggio resta intorno ai 110 dollari al barile tra escalation militare, rotte a rischio e segnali contrastanti dai negoziati, con il mercato dominato dalla volatilità. Per gli italiani, questo si traduce in aumenti già visibili al distributore e rischi concreti sulle bollette dei prossimi mesi.
Perché il petrolio è così alto
La causa diretta è la chiusura dello Stretto di Hormuz, la striscia di mare larga appena 33 chilometri attraverso cui transita circa il 20% di tutto il petrolio mondiale. Da quando l’Iran ha bloccato il passaggio in risposta agli attacchi statunitensi e israeliani del 28 febbraio, le rotte di approvvigionamento si sono complicate e i prezzi sono esplosi.
Nel solo mese di marzo, il prezzo del carburante per aerei è raddoppiato, e la dinamica si è estesa a tutto il settore energetico. Le raffinerie europee, già indebolite dalla progressiva chiusura di impianti negli ultimi anni, faticano a compensare con fonti alternative.
Quanto costa la benzina oggi in Italia
Il governo italiano ha adottato un decreto legge d’urgenza per tagliare le accise e contenere i rincari. Secondo le prime pagine dei quotidiani, il weekend di Pasqua ha comunque registrato una “stangata da 1,3 miliardi” di euro in due giorni di spesa per carburanti da parte degli italiani.Il taglio alle accise ha parzialmente contenuto il rincaro, ma non lo ha azzerato.
A livello pratico, chi fa il pieno al self service si trova oggi a pagare prezzi significativamente superiori alla media del 2025. Il diesel, che dipende ancora più del benzina dalle importazioni mediorientali, ha registrato gli aumenti più pesanti.
Il rischio gas: cosa succederà alle bollette
L’impatto maggiore a medio termine rischia di essere sulle bollette del gas. L’Iran è uno dei principali produttori mondiali di gas naturale liquefatto (GNL) e la chiusura di Hormuz blocca anche queste forniture. Il gas ha già registrato rialzi sui mercati europei, anche se l’Italia ha parzialmente diversificato le sue fonti dopo la crisi con la Russia del 2022.
Se il conflitto dovesse protrarsi fino all’estate, gli analisti stimano che la bolletta del gas degli italiani potrebbe subire aumenti significativi già a partire dall’aggiornamento trimestrale di luglio-settembre 2026.
Quando potrebbero scendere i prezzi
Lo scenario dipende interamente dall’esito dell’ultimatum di Trump, che scade questa sera. Se nelle prossime ore si raggiungesse un accordo e Hormuz venisse riaperto, i prezzi del petrolio potrebbero scendere rapidamente: i mercati hanno già prezzato uno scenario di guerra, e la pace avrebbe un effetto deflationary immediato. In caso contrario, con un’ulteriore escalation, il petrolio potrebbe avvicinarsi ai 130 dollari al barile, livelli che l’Italia non ha mai gestito senza conseguenze economiche significative per famiglie e imprese.
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