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Viaggio al centro della palestra Audace, dove la boxe è storia: tra locandine di film e il ring dei Giochi di Roma 1960

Un gruppo di studenti, a Roma per passare il weekend, si scatta dei selfie davanti alla palestra Audace, così vicina al Colosseo che basta spostarsi di qualche metro per vederlo in tutta la sua magnificenza. Ragazzi, appassionati di pugilato, in visita al ginnasio più storico della capitale, qui dal lontano 1901? No, sono arrivati in via Frangipane per vedere con i propri occhi i luoghi della serie tv della Rai con Alessandro Gassman, “Un Professore”. L’Audace, che in pratica è rimasta uguale a com’era 125 anni fa, è da sempre location per cinema e tv. Sono stati girati film già nel dopoguerra, “Sotto il Sole di Roma” con Alberto Sordi, poi più avanti “I Mostri” con Ugo Tognazzi e negli anni Settanta un poliziottesco di Sergio Martino. Solo per citarne alcuni, perché la lista è lunga.

Recentemente l’Audace è apparsa anche nella serie Netflix “Playmen” con Carolina Crescentini. Quando c’è una produzione all’interno, la palestra rimane chiusa per le ore necessarie, poi i pugili tornano regolarmente sul ring. Si allenano all’Audace, oltre agli amatori, sette ragazzi che fanno i dilettanti e quattro professionisti. I Pro sono Salvatore Contino, già campione d’Italia dei Gallo che ha appena perso l’occasione di vincere il titolo Europeo Silver (potrebbe esserci a breve un’altra occasione), il pugile di origine camerunense Jonny Zeze, designato per la semifinale del titolo italiano, Booba Diouf e Stefano del Monte. Gli allenatori sono Gabriele Venturini, figlio di quel Cesare che per decenni è stato il presidente e memoria storica, e Raffaele Filippo, audaciano da dilettante e ora all’angolo dei pugili.

Cosa significa essere audaciani? “Dall’inizio del Novecento viene tramandata oltre la conoscenza del pugilato anche una certa mentalità. Questo è uno sport duro – racconta Filippo a ilfattoquotidiano.it – sul ring si va sempre per vincere perché il quadrato non perdona se non si è concentrati e allenati. Oggi nella vita tutto sembra facile, ma la vittoria va guadagnata con la fatica. Noi insegniamo la tecnica, ma vogliamo che i pugili professionisti sappiano ‘picchiare’ per potersela giocare dappertutto, anche in trasferta all’estero. Attenzione – continua il maestro – la difesa è fondamentale sia per i fighters che per i tecnici, si è bravi a non prenderle e infatti insegnamo a stare con le mani sempre alte, alla lunga, alla media e alla corta distanza. E a dimostrazione che il ring non perdona, contro Mauro Forte che ha un gancio sinistro straordinario, Totò Contino ha abbassato la sua mano destra, anche se avevamo studiato di stare attenti, ed è andato a terra per quella distrazione. La sua prima sconfitta in carriera. Ma Totò saprà riscattarsi, puntiamo a riprenderci quella cintura e poi all’Europeo vero”.

Contino è un piccolo gladiatore che si allena tutti i giorni dopo aver fatto il cameriere in un bar poco distante da palestra, Colosseo. A proposito del più imponente monumento dell’antica Roma, per fare la preparazione atletica capita di vedere i ragazzi uscire da via Frangipane di corsa per fare il giro dell’anfiteatro romano, ma questo succedeva più un tempo, perché in questi ultimi anni ci sono troppi turisti in giro per poter fare un esercizio corretto. L’Audace si sviluppa sottoterra, quando apri la porta che dà proprio sulla strada, c’è una scalinata che ti porta giù. Alle pareti ai lati si trovano già le prime foto a documentare una storia lunghissima. Di pionieri della boxe italiana, di ori olimpici e campioni: i fratelli Venturi, Leone Efrati, Proietti, Urbinati, Fiermonte, Bandinelli, Bianchini…

Qui sono passati per un allenamento, uno sparring o semplicemente un saluto grandissimi come Nino Benvenuti, Carlos Monzon, Marvin Hagler. Incorniciata una t-shirt biancorossa della Audace, con gli autografi di Benvenuti e Emile Griffith. In una vetrina ci sono tutti i trofei vinti negli anni, come la prima targa conquistata agli Assoluti del 1920. Mancano le medaglie date nel 1935 a Mussolini, il cosiddetto “Oro alla Patria”, quando l’Italia invase l’Etiopia e doveva sostenere i costi della guerra. La scritta “Sezione Boxe” introduce alla sala principale perchè l’Audace nasce come Polisportiva ed ha una storia importante anche nel calcio, tanto che da una sua costola nacque l’As Roma (si trova scritto nello statuto del club). Alle pareti locandine di incontri del passato e alcune create dalle varie produzioni per esigenze cinematografiche e che alla fine sono rimaste lì appese al muro.

Tra realtà e finzione. Poi c’è il ring e non è un ring come gli altri, è quello delle Olimpiadi di Roma del 1960, è stato Cesare Venturini a recuperarlo appena conclusi i Giochi. Dentro queste sedici corde sono diventati campioni sia Mohammad Ali, allora Cassius Clay, che Nino Benvenuti. Venturini, scomparso nel 2024 ha sempre assicurato che fosse proprio quello delle finalissime. Qualche anno fa grazie al crowdfunding è stato restaurato ed ora si trova in splendide condizioni. Una targa ricorda tutti i nomi dei benefattori. Quel ring è adesso usato da tutti, amatori, dilettanti e campioni. Per motivi di sicurezza non si possono organizzare riunioni aperte al pubblico all’interno dell’Audace, ma vedere due pugili fare i guanti in questo ring, quasi incastrato tra le tre pareti e il soffitto, è emozionante quanto e più di un film.

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