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ATP Marrakech: Jodar domina Trungelliti e conquista il primo titolo

Sul rosso di Marrakech Rafael Jodar supera Marco Trungelliti con un netto 6-3 6-2 in un’ora e sette minuti, conquistando il primo titolo ATP della carriera al termine di una partita dominata dall’inizio alla fine.

Ma il dato che rende questa sfida ancora più affascinante è quello anagrafico: tra i due ci sono 16 anni e 229 giorni di differenza, un divario che la colloca come la quinta finale più “distante” di sempre nell’Era Open. Un confronto che racconta molto più di una semplice partita, tra l’esperienza e la resilienza di Trungelliti e l’irruenza della nuova generazione incarnata da Jodar.

Primo set : Jodar impone il suo ritmo, un dominio senza crepe

L’impatto sulla finale è subito violento. Il primo game è una maratona da 20 punti, ma appena Rafael Jodar intravede una seconda di Marco Trungelliti, si prende il campo con decisione. È il segnale che indirizza subito il set: break in apertura e inerzia dalla sua parte.

Da lì in avanti, il copione è chiaro. Jodar tiene a zero e vola 2-0, mentre Trungelliti fatica a trovare profondità e soprattutto tempo. La palla dello spagnolo viaggia pesante e rapida, e negli scambi basta un’accelerazione per spostare completamente l’equilibrio. Il secondo turno di battuta dell’argentino sembra già decisivo: tra doppi falli e pressione continua arrivano tre palle break, il pubblico si agita e disturba, ma con orgoglio Trungelliti si aggrappa al servizio e le cancella tutte, conquistando un game che è più una boccata d’ossigeno che una vera svolta.

Perché Jodar non rallenta. Ancora un turno a zero, ancora nessuna crepa: servizio oltre i 200 km/h, dritto che sfonda e un controllo totale del ritmo. Dopo quattro game al servizio ha lasciato appena un 15, e il punteggio dice 4-2, ma la sensazione è di un dominio ben più netto.

Trungelliti, però, non si lascia travolgere: resta lì, si aggrappa alla partita, prova a rimettere ordine soprattutto con la prima. Ma quando la prima non entra, diventa subito vulnerabile, perché la risposta di Jodar è profonda, aggressiva, e lo scambio si trasforma in un assedio.

Il finale arriva quasi inevitabile. Tre set point per lo spagnolo, che chiude al terzo con un rovescio lungolinea fulminante (ne aveva appena giocati altri due). In 38 minuti il primo set è suo, e il messaggio è chiarissimo: il ritmo di Jodar, per ora, è fuori portata.

Secondo set: Jodar controllo totale e titolo in cassaforte

L’avvio del secondo set regala l’unico, piccolo episodio fuori copione. È Rafael Jodar a concedere una palla break, più per un passaggio a vuoto momentaneo che per reale pressione di Marco Trungelliti. Uno scambio appena più incerto, subito cancellato: due ace e servizio vincente e tutto torna immediatamente sotto controllo. Sarà, di fatto, l’unica lieve sbavatura della sua partita.

Da quel momento, il match riprende il suo binario naturale. Jodar torna a spingere con continuità e sul turno successivo dell’argentino costruisce tre palle break consecutive: una pressione costante, inevitabile, che si traduce nel break e nell’ennesimo 2-0 in suo favore.

Il resto del set è un assolo. Jodar tiene con facilità disarmante, spesso senza concedere punti, mentre Trungelliti prova a restare aggrappato più con il carattere che con reali armi per cambiare l’inerzia. La differenza di ritmo è evidente, ogni scambio sembra già scritto.

Sul 4-2 arriva l’allungo definitivo: turno di servizio a zero per il 5-2, l’ennesima dimostrazione di superiorità. I numeri sono eloquenti, ma è soprattutto la sensazione visiva a colpire: Jodar gioca sciolto, senza tensione, come se la finale fosse solo una formalità. Chiude 6-2, primo titolo ATP in carriera, conquistato con autorità assoluta e diventando anche il secondo giocatore nato nel 2006 (o più giovane) a riuscirci.

I numeri raccontano una superiorità schiacciante: appena cinque punti concessi al servizio in tutto il secondo set, tre dei quali concentrati proprio nel primo game.

Il successo lo proietta fino alla posizione n.57 del mondo. Dall’altra parte, resta una settimana straordinaria per Trungelliti: dalla qualificazioni alla finale, fino al ritorno tra i primi 100. A 36 anni, è il giocatore più “anziano” a riuscirci negli ultimi decenni, un percorso che va ben oltre il risultato finale.

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