Nella “sua” Spagna Raul Brancaccio vince il Challenger di Minorca
Si sa che per Raul Brancaccio la Spagna è casa. Come molti ricordano, il tennista di Torre del Greco vi è cresciuto: prima trascorreva, assieme alla sorella Nuria, i tre mesi estivi presso i nonni materni; poi, una volta notato dai tecnici dell’Accademia di David Ferrer, vi si fermò in via definitiva.
Dopo un primo periodo entusiasmante arrivarono però anche i momenti duri, soprattutto quando i genitori si separarono e la nonna morì. I due fratelli si sostennero a vicenda, superando ogni difficoltà, e la Spagna è rimasta loro nel cuore.
Capita così che Raul vi torni a giocare appena possibile, raccogliendo spesso dividendi, come in questa settimana in cui al Challenger 100 di Minorca ha conquistato una vittoria meritatissima quanto insperata. Già l’esordio contro Sebastian Ofner, autore della recente doppietta marzolina di St. Brieuc e Thionville, non si prospettava semplice. Ma l’austriaco gli ha dato una mano ritirandosi mentre era sotto 6-3 1-0.
Sono poi arrivate le vittorie su Matteo Martineau, Sanchez Quilez e Dali Blanch, tutte in tre faticosissimi set. La finale contro Alex Martinez (n. 422 ATP), giocatore di categoria si sarebbe detto una volta, si presentava insidiosa ma certo non impossibile. E infatti il 6-1 6-4 finale, maturato in poco più di un’ora, racconta di una partita mai davvero in bilico.
Per il quasi 29enne Raul è il terzo successo a livello Challenger dopo San Benedetto del Tronto 2022 e Noumea 2023. Questo risultato gli permette di risalire alla posizione n. 255 ATP, sicuramente lontano dal suo best ranking (121, raggiunto nel febbraio 2023), ma comunque un buon segnale per un atleta cui non sono mai mancate le qualità, quanto semmai un po’ di continuità.
Barletta, un torneo che pesa…
Il Challenger di Barletta (categoria 75, terra battuta), che quest’anno festeggia la sua 26ª edizione, non è solo un torneo: è un pezzo importante della storia del tennis italiano. Nato nel 1997 sui campi del Circolo Tennis “Hugo Simmen” , con due anni di sosta nel 2013 e 2014 e un altro nel 2020 per il Covid, nel corso degli anni si è affermato come un vero trampolino di lancio per futuri campioni.
Basti ricordare che qui, nel 2003, si impose un giovanissimo Rafael Nadal, succedendo nell’albo d’oro a un certo Sergi Bruguera.
Quest’anno, purtroppo, il torneo è stato pesantemente penalizzato dal maltempo, che ha costretto gli organizzatori a fare i salti mortali per mettere in campo i giocatori, ricorrendo tra le altre cose al classico e micidiale doppio turno. Nella giornata di sabato si sono infatti disputati quarti di finale e semifinali, un vero tour de force da cui è uscito, a sorpresa, il nome di Michele Ribecai.
Prima ha regolato Mili Polijcak, ritiratosi mentre era sotto 6-1 3-0, poi ha concesso il bis contro l’ucraino Vitaliy Sachko con un doppio 7-5. Michele è nato 23 anni fa a Lucca e, con i suoi 173 cm, non ha certo il classico fisico da corazziere che contraddistingue tanti tennisti di oggi. Ma è pungente sia di fisico che di parola: non per niente è toscano.
La scalata di Ribecai
A inizio 2025 era ancora disperso nelle paludi degli ITF, con una classifica (n. 802 ATP) che non prometteva nulla di buono. Ha chiuso l’anno da numero 423, frutto di una stagione massacrante da 89 partite, di cui ben 60 vinte.
Erano soprattutto tornei ITF, nei quali ha collezionato due vittorie, a Wels in agosto e a Monastir in ottobre, oltre a svariati buoni piazzamenti. Risultati che lo hanno convinto della bontà della strada intrapresa tre anni fa quando, per dirla con le sue parole:
“La scintilla è scattata tre anni fa, perché mi ero stancato di giocare Open e tornei a livello nazionale. Mi mancavano degli stimoli e ho deciso con il mio maestro di iniziare questo percorso. Mi alleno al Circolo Tennis Lucca, ma vista la vicinanza mi appoggio al centro federale a Tirrenia e varie volte la settimana vado ad allenarmi anche lì. Il mio team è composto da Ivano Pieri e Cristiano Cervi, che sono i maestri del circolo e mi accompagnano ad alcuni tornei, per la preparazione atletica mi aiuta Michelangelo La Piccirella”.
Alla fine del 2025 assaggiò anche il livello Challenger, tra Biella, Olbia, Bergamo e Atene, con risultati in realtà modesti, a conferma di quanto sia complicato il salto di categoria. Ma, dopo un’ottima preparazione invernale, eccolo sbocciare a primavera con i quarti ottenuti a Napoli e l’incredibile finale conquistata qui a Barletta, sempre partendo dalle qualificazioni. E qui, peraltro, nelle qualificazioni aveva perso contro il 18enne indiano Manas Dhame, salvo poi essere ripescato come lucky loser.
Una favola interrotta sul più bello
Nella settimana delle favole, vedi Trungelliti, ci stava proprio bene anche quella di Michele, che nella sua prima finale Challenger ha trovato dall’altra parte della rete l’austriaco Lukas Neumayer (n. 224 ATP), uno dei migliori tra i giocatori di seconda fascia. Su di lui pesava curiosamente una specie di maledizione, con ben cinque finali Challenger perse nel corso degli ultimi tre anni: Salzburg, Cordenons, Tulln, Montemar e Vicenza.
Il match è partito molto bene per l’azzurro, che si è messo in tasca senza troppi problemi il primo set con un solido 6-2. Ma proprio in quel momento si è purtroppo spenta la luce al toscano, cui evidentemente la lunghissima settimana ha presentato il conto.
È finita così 2-6 6-3 6-3 per Neumayer in poco più di due ore di gioco. Peccato che il 23enne austriaco abbia scelto proprio questa occasione per infrangere il suo personalissimo tabù e mettere in bacheca il primo trofeo importante della carriera.
Siamo comunque convinti che per Michele l’appuntamento sia solo rimandato e che il ragazzo, continuando con il suo passo da formichina operosa, possa cominciare ben presto a togliersi belle soddisfazioni.