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Crosetto: “Oggi più che mai preservare lo spirito di difesa comune”

Settantasette anni fa nasceva ufficialmente la Nato. E a ricordare questo anniversario è il ministro della Difesa Guido Crosetto attraverso i suoi canali social ufficiali. Scrive l’esponente del governo Meloni: «Nel contesto di un mondo in rapido cambiamento, riflettere sui principi fondanti della Nato significa comprenderne non solo le origini, ma soprattutto la perdurante attualità. A 77 anni dalla sua nascita, il 4 aprile 1949, l’Alleanza continua a poggiare su un’idea semplice ma essenziale: la difesa collettiva. Un principio che non è soltanto militare, ma profondamente politico, fondato sui valori di libertà, democrazia, diritti umani e stato di diritto».

Minacce sempre più complesse

Attraverso la piattaforma social “X” il ministro della Difesa continua la sua riflessione, anche alla luce della situazione attuale che si presenta molto diversa dal contesto di quasi 80anni fa: «Oggi, di fronte a minacce sempre più complesse, che si affiancano a quelle tradizionali, dalla guerra ibrida alla disinformazione, preservare uno spirito di difesa comune è più che mai necessario. In questo quadro, il pilastro europeo della Nato assume un ruolo cruciale: rafforza la sicurezza collettiva, accresce la resilienza e consolida la capacità di risposta, contribuendo in modo determinante alla stabilità dell’Alleanza» conclude Guido Crosetto.

“La Cultura della Difesa non è cultura della Guerra”

E sul tema della Difesa il ministro Crosetto è intervenuto con una Lectio Magistralis pubblicata questa mattina integralmente dal Sole 24 ore. Titolo “La Cultura della Difesa non è cultura della Guerra”. Nel suo contributo Crosetto dice di aver provato a «sviluppare l’idea di cultura della difesa» partendo da «una frase apparentemente banale: la difesa è protezione. Protezione del territorio, della sovranità, dell’ordinamento democratico, della continuità istituzionale; protezione delle infrastrutture critiche, delle filiere industriali, della sicurezza energetica, della base tecnologica, della dimensione informativa e di quella cognitiva. In ultima istanza, la difesa è protezione delle condizioni che rendono possibile la libertà collettiva, linfa vitale di una nazione. Da questa prospettiva, la Difesa travalica la semplice funzione reattiva rispetto alle minacce e alla sicurezza fisica, assumendo il ruolo di elemento portante del sistema di protezione nazionale».

Concetto di difesa più complesso dell’idea del presidio

Per Crosetto «Si è spesso pensato, implicitamente, che la Difesa coincidesse prevalentemente con il presidio armato dello spazio sovrano e con la gestione delle crisi nei momenti di emergenza conclamata» ma «la capacità di difesa di una nazione può essere compromessa anche da dipendenze tecnologiche, fragilità industriali, disinformazione, vulnerabilità energetiche ed erosione della fiducia pubblica. Il sistema geopolitico attuale non è semplicemente più instabile: è strutturalmente più complesso. Lo è anzitutto per il ritorno alla competizione tra grandi potenze» e «per la crescente interdipendenza tra economia e sicurezza».

Innovazione e tecnologie centrali nella sicurezza

Poi il tema della «centralità della tecnologia: l’innovazione non è più una dimensione della sicurezza, ma ne è parte fondante e dirimente. Intelligenza artificiale, spazio, quantum, cyber, sistemi autonomi, infrastrutture digitali, sicurezza della ricerca e rapidità di transizione dall’innovazione all’adozione operativa incidono direttamente sul rapporto tra vulnerabilità e potenza. Infine, il sistema è più complesso per la diffusione delle minacce ibride, che agiscono sotto la soglia del conflitto aperto ma non per questo sono meno incisive». E «la Difesa non può essere pensata come semplice custodia del perimetro fisico di uno Stato: riguarda la tenuta complessiva della nazione, nella profondità dei suoi sistemi vitali».

Cultura della protezione consapevole

Secondo Crosetto «Se questa è la natura del nostro tempo, allora il concetto di Difesa deve essere elevato a una comprensione più ampia e aderente al reale. La cultura della difesa si configura come cultura della protezione consapevole, non come cultura della militarizzazione. Non restringe il proprio orizzonte all’uso della forza — pur riconoscendone la necessità — ma la colloca all’interno di un sistema più ampio, in cui convergono preparazione, innovazione, resilienza, capacità amministrativa, comunicazione strategica e coscienza civile».

La difesa è protezione

In conclusione Crosetto torna al principio: la difesa è protezione: «Protezione della terra, del mare, del cielo, dello spazio, della dimensione digitale e del patrimonio cognitivo. Protezione delle istituzioni e della continuità repubblicana. Protezione delle infrastrutture critiche e delle reti vitali del Paese. Protezione della base industriale e tecnologica, della memoria storica e dell’identità nazionale. Protezione della libertà collettiva. Parlare oggi di cultura della Difesa non significa promuovere una cultura della guerra, ma una cultura della custodia del patrimonio materiale e immateriale della nazione. Una nazione che sa proteggersi è una nazione che comprende il proprio tempo storico. E una nazione che comprende il proprio tempo è una nazione che sa prepararsi: più libera, più resiliente e più autorevole a livello internazionale».

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